Minacce

Juve deferita a giustizia sportiva per infiltrazioni nella tifoseria

Il club aveva minacciato querela al Fatto che aveva parlato dell’inchiesta disciplinare su presunti rapporti fra i vertici e ambienti malavitosi negli ultrà

Il presidente della Juventus, Andrea Agnelli, è stato deferito alla giustizia sportiva per presunti contatti fra il club e ambienti malavitosi che avrebbero infiltrato la tifoseria bianconera.  Il procedimento disciplinare nasce da un’inchiesta della Procura di Torino sulle ramificazioni della criminalità organizzata. Dell’inchiesta avevano scritto il 26 gennaio 2017  sul Fatto Quotidiano i giornalisti Carlo Tecce e Andrea Gianbartolomei, minacciati di querela dalla società bianconera all’indomani della pubblicazione dell’articolo. Nel testo pubblicato dal Fatto Quotidiano, i due  giornalisti scrivevano  di un “presunto accordo tra la Juventus e i gruppi ultras per assicurare la quiete allo stadio” e riportavano stralci degli atti di indagine redatti dagli inquirenti.

Dalle indagini della Procura non era emerso nulla di rilevante dal punto di vista penale per la Juventus, ma era stata inviata una segnalazione ai giudici sportivi. Il legale della squadra era stato ascoltato, per lo stesso motivo, dalla Commissione Parlamentare Antimafia, che sta indagando a tutto campo sul rischio di infiltrazioni malavitose nelle tifoserie dei club calcistici.

I FATTI.  Il presidente della Juventus Andrea Agnelli  ha annunciato, il 18 marzo 2017, in una conferenza stampa, di essere stato deferito alla giustizia sportiva nel procedimento sui presunti rapporti tra  esponenti vicini della malavita organizzata e alcuni manager della società. Il provvedimento nasce sulla base di un’ampia inchiesta della Procura di Torino sulle infiltrazioni della ‘ndrangheta calabrese in Piemonte, compresi gli  ambienti del tifo calcistico. Dall’inchiesta non sono emersi elementi penalmente rilevanti, ma la Procura ha inviato una segnalazione alla Procura della giustizia sportiva che ha avviato, a sua volta, un procedimento davanti alla Commissione Disciplinare della Figc.

Con il presidente bianconero sono stati deferiti anche l’ex dirigente Francesco Calvo, il security manager Alessandro D’Angelo e il manager della biglietteria Stefano Merulla. Il presidente della Juve ha respinto tutte le accuse e ha parlato di un provvedimento “inaccettabile, frutto di una lettura parziale e preconcetta nei confronti della Juventus”.

Il 15 marzo la Commissione Parlamentare Antimafia aveva ascoltato  il legale della Juventus, Luigi Chiappero, che aveva risposto alle domande della presidente della Commissione, Rosy Bindi e del coordinatore della commissione Mafia e sport, Marco Di Lello. Parte dell’audizione è stata secretata. La vicenda riguarda presunti contatti fra alcuni dirigenti della squadra campione d’Italia e personaggi delle tifoserie considerati vicini ad ambienti malavitosi. L’ipotesi è di uno scambio fra biglietti di ingresso e “tranquillità” degli ultras.

Su questo argomento la società calcistica aveva minacciato querele nei confronti della stampa, in particolare dopo la pubblicazione dell’ articolo del Fatto quotidiano del 26 gennaio 2017.

La presidente della Commissione Antimafia Rosy Bindi, al termine dell’audizione del legale della Juventus, ha affermato di voler proseguire l’indagine estendendola anche ad altri club e ascoltando, se necessario, anche i presidenti delle squadre. Secondo la Bindi,  “il quadro che sta emergendo dal lavoro in corso sulle manifestazioni sportive è preoccupante, nessuno può ritenersi immune da tentativi di infiltrazione dei poteri criminali”.

GM

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Questo episodio rientra nelle statistiche delle intimidazioni agli operatori dell'informazione di Ossigeno per l'Informazione

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