Commento

Se dal rubinetto di casa non esce acqua ma qualcos’altro

L’altra notte ho avuto un incubo. Sognavo di essere in una situazione tragicomica e non sapevo come uscirne. Mi arrovellavo invano e provavo rabbia.

Quando la sveglia mi ha destato, sono rimasto per un bel po’ a letto a pensare e ripensare a quel sogno lucido, realistico, cercando di trovarci un senso. Ancora adesso, a distanza di giorni, lo sto cercando e forse l’ho trovato.
Nel sogno, mi trovavo a casa. Mi ero svegliato da poco ed ero andato in bagno per lavarmi. Ma non ci riuscivo. L’acqua che usciva dal rubinetto era di un allarmante colore giallastro. In cucina accadeva la stessa cosa. Facevo scorrere l’acqua. La situazione non cambiava. Era sorpreso, infastidito, indignato. Come accade nei sogni, vibravo di rabbia. “Com’è possibile?”, dicevo. Aprivo e chiudevo tutti i rubinetti. Poi notavo che l’acqua era colorata ma non torbida. Alla fine mi decidevo ad assaggiarla e, con grande meraviglia, scoprivo che era aranciata, per altro buonissima. Era sorprendente e, in un certo senso, rassicurante. La scoperta mi rendeva euforico. A me l’aranciata piace e ne avevo a volontà! Ma poi ricadevo nell’angoscia. Non potevo lavarmi con l’aranciata. Né preparare il the né il caffè. Né avrei potuto cucinare qualcosa… Non sapevo proprio come uscire da quell’impiccio dal quale alla fine mi aveva tratto il trillo della sveglia.
Non so cosa dire di questo sogno, se non che mi sembra una metafora, una buona metafora, di quel senso di fastidio e di impotenza che ci invade ogni volta che apriamo un giornale, che navighiamo in rete, che ascoltiamo i notiziari cercando di sapere che cosa accade intorno a noi ci troviamo assediati da opinioni, commenti, interpretazioni, alcune interessanti, altre suggestive, che non ci aiutano nel nostro scopo in assenza di un’esposizione elementare, nuda e cruda, dei fatti. Se non sappiamo cosa è accaduto, come facciamo a condividere o meno il commento di qualcuno su quei fatti? Come facciamo a orientarci liberamente? Perché dovremmo scegliere fra pensieri già pensati da altri, fra opzioni immotivate?
Questo ci porta al ruolo dei media. I giornali assolvono una funzione pubblica di grande utilità quando aiutano i loro lettori a conoscere i fatti corredandoli di dettagli, di interpretazioni critiche e di opinioni ben motivate. Se non raccontano i fatti e si limitano a riferire interpretazioni ed opinioni, escono dal loro ruolo, passano dall’informazione alla propaganda, diventano proprio come l’acquedotto pazzo che ho sognato, che dovrebbe erogare acqua potabile, com’è necessario a noi utenti, e invece distribuisce un particolare derivato dell’acqua, costringendoci a usarlo al posto dell’acqua, a farne un uso impossibile e condizionante.
Per fortuna era soltanto un brutto sogno. A casa mia l’acquedotto pubblico eroga veramente acqua, ho appena controllato, svolge abbastanza correttamente la sua funzione di servizio pubblico. Se non lo facesse avrei protestato, avremmo protestato tutti, in massa. Avremmo costretto i gestori a ripristinare il servizio.
Perché non abbiamo la stessa pretesa di fronte ai giornali che sono preposti a un servizio pubblico non meno importante, che sono pubblicati nell’interesse pubblico, che dovrebbero fare conoscere ai cittadini i fatti di pubblico interesse e consentire loro di formarsi liberamente un’opinione, ma non lo fanno?
Non riflettiamo abbastanza su queste cose. Ma dovremmo farlo prima, che la realtà si trasformi in un brutto sogno. Dobbiamo farlo se crediamo che la qualità della democrazia e la moralità dei governanti siano una cosa importante e dipendano molto, come io credo, dalla partecipazione consapevole di cittadini ben informati dei fatti.

ASP

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Una risposta a Se dal rubinetto di casa non esce acqua ma qualcos’altro

  1. Maria Laura Franciosi scrive:

    La metafora e’ bellissima! Se vogliamo essere capiti, bisogna parlare in modo chiaro e semplice. E soprattutto comprensibile.

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