Libertà d'informazione

Diffamazione. Comitato Diritti Umani ONU ricorda ritardi Italia

Problemi irrisolti e anni di ritardo per il VI Rapporto periodico sul rispetto del Patto internazionale sui diritti civili e politici

Il Comitato dei Diritti Umani dell’ONU ha invitato nuovamente l’Italia ad affrontare i problemi derivanti dalla legislazione penale per punire la diffamazione, che consente gravi abusi e intimidazioni a danno degli operatori dell’informazione. I richiami sono contenuti nella relazione del 28 marzo 2017, che prende in esame le risposte che l’Italia, come ogni Paese firmatario del Patto internazionale sui diritti civili e politici del 1966 vedi, deve fornire periodicamente per presentare le misure adottate per realizzare i diritti contenuti in tale documento.

La relazione del comitato si concentra sulle lacune e sulle criticità relative alla tutela dei diritti fondamentali nel nostro Paese, sulle quali grava, in generale, la perdurante assenza di un organismo parlamentare nazionale dedicato alla tutela dei diritti umani, e in particolare inadempienze in materia di tortura, aborto, condizione dei migranti, discriminazione delle minoranze, libertà dei media, ecc.

Relativamente alla libertà di espressione, come ha ricordato in una nota la Federazione Nazionale della Stampa (leggi), il Comitato ha criticato il fatto che l’Italia non abbia ancora modificato il codice penale e la legge sulla stampa, che prevedono la pena del carcere per i colpevoli di diffamazione. L’abolizione di tale pena e la depenalizzazione della diffamazione sono obiettivi primari posti dal Comitato, che sottolinea il fatto che nel 2015 (come illustrato di recente da Ossigeno) i giornalisti condannati per tale reato siano stati 475.

A nome del governo italiano, il Sottosegretario di Stato per gli Affari esteri e la cooperazione internazionale, Benedetto Della Vedova, ha fornito assicurazioni al comitato ONU circa la volontà dell’Italia di affrontare e risolvere i vari punti critici, ma in materia di diffamazione non sono stati fornite risposta chiara.

Fra l’altro, il 9 e 10 marzo 2017, durante l’audizione dei rappresentati del governo italiano, è stato ricordato il ritardo con cui l’Italia ha fornito le sue risposte al Comitato: il VI Rapporto periodico che il nostro paese avrebbe dovuto inviare all’ONU nel 2009, è stato consegnato soltanto nel 2015.

MF

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