Commento

Minacce a Borrometi. Un dubbio su una sentenza importante

Per il segretario di Ossigeno suscita “perplessità la differenza notevole tra la richiesta della magistratura inquirente e la decisione di quella giudicante”

In relazione alla sentenza pronunciata  il 4 aprile 2017 dal Tribunale di Ragusa, che ha condannato G.Battista Ventura, detto Titta, a venti mesi per le minacce al giornalista Paolo Borrometi (leggi), il segretario di Ossigeno per l’Informazione, Giuseppe F. Mennella, commenta:

Le sentenze sono il punto di arrivo di un lungo (spesso troppo lungo) cammino giudiziario. Possono piacere o non piacere, ma sono sentenze. E dunque devono essere rispettate e si rispettano. Ciò detto, c’è qualcosa  in questa sentenza che può suscitare qualche perplessità. Riguarda la notevole differenza tra la pena richiesta dalla magistratura inquirente e quella, inferiore, inflitta dalla magistratura giudicante. Il Pm aveva chiesto sei anni e mezzo di reclusione, ritenendo le minacce aggravate dal metodo mafioso. Aveva individuato “una condotta idonea ad esercitare una particolare coartazione psicologica”, come dice la legge. Il giudice non ha inteso riconoscere questa aggravante e ha ridotto la pena a un anno e otto mesi. Di conseguenza ha ordinato la scarcerazione dell’imputato. Probabilmente l’iter processuale non si concluderà con questa sentenza di primo grado. Dunque, ci sarà modo e tempo per consentire ad altri giudici di considerare meglio o nuovamente questo aspetto della questione.

GFM

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