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Carcere per diffamazione. Le quattro condanne di Gabriele Carchidi

In dettaglio le quattro sentenze del tribunale di Cosenza che hanno comminato pene detentive senza sospensione condizionale

Sono quattro le condanne per diffamazione a mezzo stampa che il tribunale di Cosenza ha pronunciato negli ultimi otto mesi nei confronti del giornalista Gabriele Carchidi, direttore della testata online www.iacchite.com, infliggendogli ogni volta – oltre alla  multa – una pena detentiva e negando il beneficio della sospensione condizionale della pena, comminando in totale due anni e mezzo di reclusione a fronte dei quali l’arresto non viene eseguito soltanto perché il condannato ha fatto ricorso e si attende che si pronunci la Corte di Appello.

La prima delle quattro condanne alla reclusione inflitte a Carchidi è stata emessa il 29 settembre 2016 dal giudice monocratico Francesca De Vuono, che ha accolto la richiesta del pm Fascino a comminare otto mesi di carcere. Il processo è nato dalla querela di quattro ufficiali dei Carabinieri in relazione a quattro articoli pubblicati nel 2012 sul periodico Cosenza Sport, in cui si riferiva la vicenda di sette carabinieri che, essendo stati trasferiti mentre indagavano sulla morte del calciatore Bergamini, avvenuta nel 1989, e impegnati nella ricerca di un latitante della ‘ndrangheta, avevano denunciato i loro comandanti per abuso d’ufficio. Il Tribunale ha stabilito che il giornalista ha rispettato soltanto in parte il requisito della continenza espressiva. Carchidi ha dichiarato a Ossigeno di essersi basato sulle informazioni ottenute dai sette carabinieri e dagli stessi confermate durante il processo.

La seconda condanna, a sette mesi di reclusione, è stata emessa il 29 marzo 2017 dal giudice Francesca De Vuono. Il processo è nato da una querela del sindaco di Cosenza.

La terza condanna, pronunciata il 31 marzo 2017, a nove mesi di reclusione, è stata firmata dal giudice Enrico Di Dedda. Il processo è nato dalla querela di un magistrato di Cosenza, criticato da Carchidi per il ruolo avuto nel processo che portò alla condanna del religioso Padre Fedele Bisceglia, accusato di violenza sessuale, e prosciolto dieci anni dopo in seguito all’annullamento con rinvio deciso dalla Cassazione.

La quarta condanna, a sei mesi di reclusione, e stata pronunciata il 10 maggio 2017 dal giudice Enrico Di Dedda, su querela del sindaco Occhiuto per le espressioni diffamatorie con le quali era stato definito su Facebook.

Carchidi deve sostenere almeno altri 64 processi per diffamazione. Le querele  stanno facendo il loro corso e presto arriveranno a sentenza, e rischiano di aggravare ulteriormente i carichi penali di questo giornalista.

Fra questi processi, c’è quello promosso oltre due anni fa dal sindaco di Cosenza che, sommando all’accusa di diffamazione quella di stalking mediatico, chiese e ottenne l’oscuramento cautelativo del sito web,  per una serie di articoli che criticavano il suo operato. Il sito è tuttora oscurato e da allora Carchidi ha proseguito l’attività informativa creando un giornale online su un sito web parallelo.

Il caso Carchidi è stato segnalato a livello nazionale dal quotidiano Il Manifesto (leggi), che lo ha proposto come riprova del quadro tracciato da Ossigeno per l’Informazione, sulla base di dati ufficiali forniti dal Ministero della Giustizia, nel dossier “Taci o ti querelo!” delle querele usate a scopo intimidatorio e dell’applicazione in modo non sporadico delle condanne a pene detentive. Il Manifesto ha così descritto il quadro delle accuse per diffamazione a carico del direttore di Iacchite’: 68 querele di cui 17 da imprenditori, sei da avvocati, 14 da politici (sottosegretari, consiglieri regionali, esponenti di estrema destra), sette da carabinieri e polizia, 15 da magistrati, cinque da dirigenti pubblici, quattro da editori e giornalisti.

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