Libertà d'informazione

Diffamazione e querele temerarie. In Senato un nuovo disegno di legge

Creato dalla Commissione Giustizia per contrastarle, vincendo una corsa contro il tempo nel finale della legislatura

Nelle scorse settimane, dopo una stasi che durava da settembre 2015, la Commissione Giustizia del Senato ha ripreso l’esame del disegno di legge Costa (S 1119-B) in materia di diffamazione a mezzo stampa, presentato nel 2013, attualmente in quarta lettura, che prevede, quale misura principale, l’abolizione della pena detentiva per lasciare in vigore la multa quale pena esclusiva.

Martedì 16 maggio 2017, con un voto, la Commissione ha preso un’importante decisione: ha diviso il provvedimento in due, stralciando le norme sulle querele pretestuose e le liti temerarie, e anche quelle che estendono ai pubblicisti la facoltà di opporre il segreto professionale dei giornalisti di fronte alle richieste del giudice di rivelare l’identità delle fonti fiduciarie. Questa parte stralciata diventa così un nuovo provvedimento, autonomo da quello originario.

La Commissione, ha spiegato a Ossigeno la relatrice, senatrice Rosanna Filippin (PD) (vedi), ha assunto questa decisione con l’obiettivo di approvare il nuovo provvedimento in tempi rapidi, in considerazione della necessità di intervenire con urgenza a fronte della pioggia di notizie e dati che confermano il perdurante uso strumentale, pretestuoso, intimidatorio, sempre più frequente e incontrastato, delle querele pretestuose. Lo stralcio è stato deciso a maggioranza, su proposta della relatrice. Contro hanno votato i senatori di Forza Italia e Cinque Stelle, che avrebbero preferito proseguire l’esame del disegno di legge in forma integrale, sostenendo l’opportunità di affrontare la riforma della materia con una visione unitaria.

Le norme non comprese nello stralcio restano nel provvedimento originario: riguardano, tra l’altro, l’abolizione delle pene detentive per la diffamazione e le norme che propongono di configurare come causa di non punibilità la pubblicazione della rettifica senza repliche e senza commento.

Gli articoli stralciati – che formeranno il nuovo disegno di legge – prevedono la facoltà del giudice che assolve con formula piena un giornalista accusato di diffamazione, considerando la querela pretestuosa, di punire il querelante condannandolo a versare alla Cassa delle ammende una somma compresa fra un minimo di mille e un massimo di diecimila euro. Un altro articolo stralciato si occupa di frenare le liti temerarie, cioè le cause civili promosse senza fondamento reale per chiedere un risarcimento in denaro. La norma prevede che il giudice possa condannare chi ha promosso una tale causa e ha perso in giudizio a versare al denunciato una somma da determinare “in via equitativa”, cioè secondo l’autonoma valutazione del giudice. Un altro articolo confluito nel provvedimento stralcio riguarda i pubblicisti: anche loro potranno invocare, come i professionisti, il segreto professionale per tutelare l’anonimato delle fonti fiduciarie.

Su queste norme (che nel disegno di legge originario erano inserite negli  articoli 3, 4 e 5) nei mesi scorsi erano già stati presentati alcuni emendamenti con l’obiettivo di rafforzare le misure di contrasto alle cause pretestuose e intimidatorie nei confronti dei giornalisti. In particolare, il senatore Felice Casson (Articolo 1-MDP) ha proposto che l’assoluzione del giornalista con formula piena comporti la condanna del querelante a pagare una somma che può arrivare fino a un decimo dell’importo richiesto come risarcimento. Il senatore Corradino Mineo (Misto-Sinistra Italiana) ha proposto che il versamento da mille a diecimila euro per querela temeraria alimenti un Fondo a sostegno delle spese legali sostenute dai giornalisti, da istituire presso la Federazione della Stampa. Lo stesso senatore è primo firmatario di un altro emendamento che consentirebbe al giudice di condannare il querelante a pagare un risarcimento al giornalista quantificandolo tenendo conto della capacità reddittuale e patrimoniale del querelante stesso.

Sul versante civile, l’operazione di freno delle azioni giudiziarie promosse per ostacolare l’informazione segue lo stesso schema del penale. Casson, infatti, ha proposto che le liti promosse in malafede contro i giornalisti vengano sanzionate obbligando il promotore (l’attore) a risarcire il giornalista con una somma pari nel suo massimo al dieci per cento della somma richiesta a titolo di risarcimento danno per diffamazione.

La Commissione Giustizia esaminerà queste norme e gli emendamenti nelle prossime settimane. Poi toccherà all’Aula: i senatori dovranno prima di tutto pronunciarsi con un voto sulla proposta di stralcio. Se la accoglieranno, procederanno esaminando il nuovo disegno di legge articolo per articolo, emendamento per emendamento. Se, invece, l’Assemblea dovesse respingere la proposta di stralcio, la Commissione Giustizia dovrebbe riprendere l’esame del disegno di legge originario nella sua interezza.

GFM

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