Aggiornamento minaccia

Trapani. Un’altra sentenza conferma segreto professionale pubblicisti

Il Tribunale ha processato Marco Bova per reticenza e lo ha assolto “perché il fatto non costituisce reato”.  Applicata giurisprudenza europea

Dopo quella di Caltanissetta, un’altra Corte siciliana, quella di Trapani, riconosce con una sentenza che anche i giornalisti pubblicisti (e non solo i professionisti) hanno il diritto di avvalersi del segreto professionale di fronte alla richiesta del giudice di rivelare l’identità delle fonti fiduciarie di cui si è avviso per pubblicare delle notizie. Il caso è quello del giornalista pubblicista Marco Bova, rinviato a giudizio per falsa testimonianza con l’accusa di reticenza (leggi), processato e assolto il 27 aprile del 2017 dal Tribunale di Trapani (giudice Piero Grillo) perché “il fatto non costituisce reato”. Il Pm ne aveva chiesto l’assoluzione perché “il fatto non sussiste”.

La Procura di Trapani aveva convocato Bova (leggi) per conoscere l’identità della fonte dei fatti raccontati il 30 settembre del 2015, in un articolo pubblicato sul Fatto Quotidiano dal titolo: “Sicilia, negli armadi dell’ex senatore Papania (PD) i verbali della sua inchiesta”.

Papania era inquisito per voto di scambio. Durante una perquisizione, la polizia giudiziaria aveva trovato atti giudiziari che lo stesso non avrebbe dovuto possedere. Come ha fatto a saperlo?, ha chiesto il pm. Chi glielo ha detto? Il giornalista aveva taciuto, opponendo il segreto professionale. Il pm ha contestato questo diritto in quanto Bova è pubblicista e l’articolo 200 del codice di procedura penale tutela esplicitamente soltanto i professionisti.

Bova era rappresentato dagli avvocati Nino Caleca, Roberto Mangano e Maurizio Miceli. Il giudice Grillo nella sentenza ha richiamato la Risoluzione del Parlamento europeo del 1994 e la Raccomandazione del 2000 del Consiglio dei ministri sulla segretezza delle fonti di informazione dei giornalisti. Proteggere la fonte, si legge nella sentenza, “fornisce un contenuto sostanziale al fondamentale diritto alla libertà di espressione definito dall’art. 10 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti umani e delle libertà fondamentali”. Inoltre, il giudice ha applicato la norma dell’articolo 200 del codice di procedura penale a tutela dei professionisti estendendola per analogia (in bonam partem) ai pubblicisti.

Soddisfazione è stata espressa dall’Ordine siciliano dei giornalisti, il cui presidente – Riccardo Arena – compariva fra i testi a difesa di Marco Bova.

Il 25 ottobre del 2016 era stata la Corte d’Appello di Caltanissetta a mandare assolti due (all’epoca dei fatti) pubblicisti che avevano rifiutato di rivelare le fonti delle notizie.

GFM

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