Libertà d'informazione

Corte Europea. Ossigeno e altre Ong sostengono giornalisti ungheresi

Anche l’avvocato di Ossigeno nella task force legale di MLDI davanti alla Corte di Strasburgo contro il Parlamento di Budapest che ha chiuso le porte a 6 cronisti

Il responsabile legale di Ossigeno per l’Informazione, avv. Andrea Di Pietro, insieme a giuristi di altre ONG europee, sta sostenendo sei giornalisti ungheresi che hanno presentato ricorso alla Corte europea dei diritti umani di Strasburgo contro un trattamento discriminatorio da parte del Parlamento del loro Paese. L’intervento in questo processo è il primo da parte della squadra di avvocati di diversi Paesi formata per iniziativa di Media Legal Defence Initiative di Londra (MLDI), che ha coinvolto le principali organizzazioni europee impegnate sul fronte della difesa della libertà di informazione. Oltre a Ossigeno, della task force fanno parte Helsinki Foundation for Human Rights (HFHR), Media Development Center (MDC), e Mass Media Defence Centre (MMDC). La squadra di giuristi è nata a Londra nel marzo del 2017, e per Ossigeno vi fa parte, appunto, l’avvocato Andrea Di Pietro, coordinatore dell’Ufficio di Assistenza legale dell’Osservatorio.

La coalition formata da MLDI ha proposto il cosiddetto “intervento di terze parti” nella causa che oppone Ivan Szabolcs Mandli e altri giornalisti allo Stato ungherese. Il caso Mandli riguarda il diniego di accesso alle sedi del Parlamento ungherese per sei giornalisti ritenuti scomodi e quindi non graditi. Il divieto è stato imposto dallo stesso Parlamento e i giornalisti sono stati informati con una lettera inviata dal capo dell’ufficio stampa dell’istituzione il 25 aprile 2016. Nella lettera era scritto che la decisione era stata assunta perché i giornalisti si sarebbero rifiutati di abbandonare determinate aree all’interno del Parlamento, in violazione del regolamento della presidenza n. 9/2013. Il divieto di svolgere la professione di giornalisti parlamentari ha avuto termine il 12 settembre 2016.

Con l’intervento dinanzi alla Corte EDU, la coalizione di legali ha stigmatizzato l’operato delle istituzioni ungheresi, lamentando in primo luogo che il divieto di accesso contro i giornalisti ha determinato una grave e illegittima interferenza nella loro libertà di espressione. Inoltre, il diritto interno ungherese non ha fornito alcun effettivo rimedio contro questa grave violazione dei diritti sanciti e tutelati dalla Convenzione Europea dei Diritto dell’Uomo.

L’intervento di terze parti è espressamente previsto dalla procedura della Corte. Spetta ora a quest’ultima decidere se concedere l’intervento di soggetti terzi, anche in base alle osservazioni formulate e depositate dalla Coalition formata da importanti e riconosciute organizzazioni impegnate nella difesa del diritto all’informazione e della libertà di espressione.

Casi simili di restrizioni si sono già verificati in Polonia e in Macedonia. Per questa ragione il collegio di difesa ha deciso di intervenire nel caso Mandli, proprio per sollecitare la Corte Europea dei Diritti Umani a pronunciarsi una volta per tutte sulla legittimità di questi provvedimenti restrittivi contro determinati giornalisti non graditi e, soprattutto, per stabilire in quali casi e secondo quali circostanze questo tipo di provvedimento è adottabile.

GFM – ASP

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