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Cosa ha visto Ossigeno questa settimana – 29 giugno-7 luglio 2017

Perquisiti giornalisti e redazioni per scoprire fonti di notizie su indagini – Pagherà 27mila euro di spese l’imprenditore che voleva 27 milioni di danni

Le perquisizioni giudiziarie di questa settimana sono la prova del nove di uno dei tanti paradossi italiani in materia di libertà di informazione: i giornalisti che pubblicano notizie di interesse pubblico su casi di corruzione vengono sottoposti spesso a perquisizione invasive e al sequestro di telefoni, computer ed altri strumenti di lavoro, mentre di solito si evita di riservare questo trattamento ai funzionari pubblici che possono essere sospettati di avere violato il segreto di indagine a cui sono tenuti, né gli accusati di corruzione.

In Germania, per evitare questi abusi, ha ricordato Ossigeno, il Bundestag ha cambiato il codice penale. In Italia invece il Parlamento lascia correre, non riesce a fermare le querele temerarie né a introdurre un reato di tortura corrispondente ai protocolli internazionali.

L’abuso delle perquisizioni questa settimana ha investito la redazione del Fatto Quotidiano, uno dei quotidiani più letti, il suo redattore Marco Lillo, i suoi familiari e perfino un art director della testata (leggi). Fatti come questo hanno l’effetto di squalificare il lavoro dei cronisti, minacciarne l’indipendenza e danneggiare la libertà di informazione e il diritto dei cittadini di essere informati (leggi). Ad Ossigeno preme ricordarlo, come hanno fatto anche altri (Ordine dei Giornalisti, Federazione Nazionale della Stampa, esponenti del Movimento 5 Stelle). Sono fatti come questo che alla fine arrivano a produrre il quadro desolante degli attacchi agli operatori dell’informazione in Italia: finora nel 2017 ne è stato minacciato, in media, uno al giorno (leggi).

Ossigeno ha osservato con preoccupazione anche per la perquisizione (il 30 giugno) alla redazione di Iacchite’ e all’abitazione del suo direttore, Gabriele Carchidi, un giornalista che da anni denuncia episodi di corruzione e malaffari e nel corso dell’ultimo anno ha riportato quattro condanne a pene detentive per diffamazione e rischia finire in carcere. La casa e la redazione di questo giornalista ora sono state perquisite nell’ambito di una indagine per detenzione e spaccio di marijuana e hashish. La perquisizione, a quanto si apprende, non ha fatto scoprire stupefacenti ma ha consentito di sequestrare dei computer che per un giornalista sono degli strumenti di lavoro e il loro sequestro  mette a rischio la segretezza delle sue fonti e il suo diritto alla riservatezza in pericolo (leggi).

Fra gli altri casi di intimidazione raccontati dall’Osservatorio questa settimana, segnaliamo: gli insulti subiti dal giornalista del Fatto Quotidiano Ferruccio Sansa a Genova dai membri di un comitato elettorale (leggi); le minacce ricevute dalla redazione di Zoom24 a Vibo Valentia, nella cui sede tre donne si sono introdotte ed hanno intimato di cancellare un articolo della giornalista Gabriella Passariello (leggi); l”avvertimento’ minaccioso indirizzato a Silvia Fabbi e Fabio Paparella a Ladispoli (Roma) (leggi).

Da segnalare anche due  notizie positive: la giornalista Annalisa Chirico non dovrà risarcire il magistrato Henry John Woodcock, che le chiedeva 260mila euro di danni; verranno invece risarciti Fabrizio Gatti e l’Espresso: riceveranno 27mila euro da un imprenditore che li aveva querelati – chiedendo loro 27 milioni di euro – e che è sotto processo per aver sequestrato, per qualche ora, il giornalista (leggi).

Fra le iniziative cui l’Osservatorio ha partecipato, c’è la conferenza del 29 giugno a Ginevra di UNESCO e OHCHR (Organizzazione dell’ONU per i Diritti Umani), in cui sono state prodotte 78 raccomandazioni per implementare la sicurezza e la tutela dei giornalisti in Europa (leggi).

MF

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