Minacce

Lugo Romagna. Due magistrati chiedono 120mila euro di danni

Per un articolo che critica le loro inchieste, hanno citato in giudizio i giornalisti Alessandro Bongarzone e Nevio Ronconi e l’editore Tuttifrutti 

Il Procuratore della Repubblica di Ravenna, Alessandro Mancini, e la sostituta procuratore Angela Scorza hanno citato in giudizio per diffamazione due giornalisti e un editore chiedendo un risarcimento complessivo di 120mila euro (50mila euro di risarcimento danni e 10mila euro come riparazione pecuniaria a ciascuno dei danneggiati) per le critiche alle loro inchieste volte ad accertare le responsabilità per le morti sospette all’Ospedale di Lugo di Romagna

Nel mirino ci sono il giornalista Alessandro Bongarzone, il direttore di Ravennanotizie.it Nevio Ronconi e la società editrice Tuttifrutti. I due magistrati si ritengono diffamati dall’articolo di Bongarzone dal titolo “Morti sospette a Lugo, a processo il primario e la caposala”, pubblicato il 20 gennaio 2017 su Ravennanotizie.it, su Lugonotizie.it e Romagnanotizie.net, tutti dello stesso editore.

La vicenda è quella delle morti sospette all’Ospedale di Lugo. Per la morte della paziente Rosa Calderoni, l’infermiera Daniela Poggiali è stata condannata in primo grado all’ergastolo per omicidio, ma il 7 luglio 2017, in appello, l’accusa è caduta e l’imputata è stata scagionata.

L’articolo di Bongarzone critica apertamente le indagini disposte dai due magistrati per dimostrare la colpevolezza di altri due imputati, Giuseppe Re e Cinzia Castellani, primario e caposala dello stesso reparto di medicina dell’ospedale di Lugo, in cui lavorava Daniela Poggiali.

Il giornalista ha spiegato a Ossigeno di aver criticato l’iniziativa giudiziaria nei confronti del primario e della caposala, che sono “accusati di omicidio volontario per aver omesso di rimuovere la Poggiali”, per l’inconsistenza della tesi accusatoria e per “la mancanza di qualsiasi prova scientifica della colpevolezza della Poggiali” e dunque anche dei suoi superiori.

I querelanti, invece, sostengono che il giornalista, sarebbe condizionato dal fatto che la moglie è l’avvocato difensore dei due sanitari e ha attribuito loro “un’accusa specifica assolutamente gratuita e cioè di aver promosso l’azione penale per dare colpevoli in pasto alla folla”, cioè di aver attribuito ai magistrati “una condotta ipocrita e a dir poco inappropriata”.

Il 17 giugno è fallito il tentativo di mediazione alla Camera di Conciliazione del Tribunale di Ancona, competente per le contese che coinvolgono i magistrati di Ravenna. Il processo è atteso a novembre. Dopo la pubblicazione dell’articolo la collaborazione di Bongarzone non la società editrice Tuttifrutti si è interrotta. L’editore non sostiene le spese legali del giornalista.

ASP-MF

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