Commento

Riforma processo penale. Che cosa cambia per l’informazione

L’esperto legale di Ossigeno spiega novità e conseguenze per diritto di cronaca, pubblicazione di atti coperti da segreto, intercettazioni e querele

Il 14 giugno 2017 la Camera ha approvato in via definitiva la riforma del codice penale e del codice di procedura penale. Sono previste modifiche importanti in tema di prescrizione, estinzione dei reati procedibili a querela e inasprimento delle pene per taluni reati. Inoltre sono contenute deleghe al governo per la modifica del codice penale e di procedura, e dell’ordinamento penitenziario.

La legge contiene norme immediatamente operative, destinate a incidere anche sulla libertà di stampa. Ad esempio, la nuova disciplina sull’estinzione dei reati procedibili a querela di parte, in presenza di condotte riparatorie, pone interrogativi su come si regoleranno i tribunali per decidere che una rettifica adeguata, spontanea e tempestiva integri una “condotta riparatoria”. Se così fosse, saremmo in presenza di un rimedio alle richieste esorbitanti di risarcimento del danno asseritamente causato dalla diffamazione.

Accanto alle norme operative già con l’entrata in vigore della legge, troviamo le deleghe sulle quali non resta che attendere l’adempimento da parte del governo.

Qualche riflessione, tuttavia, è già possibile.

Sarà oggetto di prossima approvazione una nuova incriminazione che potrebbe essere contestata, a determinate condizioni, anche ai giornalisti. Si tratterà di un delitto punito fino a quattro anni di reclusione che riguarderà le condotte di diffusione, al solo fine di arrecare danno alla reputazione o all’immagine altrui, di contenuti di riprese audiovisive o registrazioni di conversazioni telefoniche captate fraudolentemente. Vero è che la punibilità sarà esclusa se l’utilizzazione delle riprese e delle registrazioni avverrà nell’ambito dell’esercizio del diritto di cronaca.

Tra le deleghe, si distingue, per l’incidenza diretta sul diritto di cronaca giudiziaria, quella relativa alle intercettazioni.

Verranno introdotte norme che limiteranno l’utilizzazione cautelare delle captazioni, con particolare riguardo alla tutela della riservatezza delle comunicazioni e delle conversazioni occasionalmente coinvolte nel procedimento e delle comunicazioni comunque non rilevanti ai fini penali.

In questi casi il pubblico ministero dovrà assicurare la riservatezza delle captazioni irrilevanti e le dovrà custodire in archivi riservati, con facoltà di ascolto ma non di copia da parte dei difensori. Questa novità limiterà in maniera significativa la circolazione e la pubblicazione a mezzo stampa di intercettazioni che avrebbero un interesse pubblico, anche se prive di rilevanza penale, in quanto il problema verrà risolto alla radice, non permettendo il rilascio di copia, neppure ai difensori, fino al momento della desecretazione.

I materiali irrilevanti dovranno essere distrutti, previo stralcio. Ciò determinerà una ulteriore limitazione alla circolazione di intercettazioni prive di rilevanza penale, ma che potrebbero avere uno spiccato interesse per l’opinione pubblica. È prevista la possibilità per il giudice di autorizzare in via eccezionale il rilascio di copia di atti che documentano captazioni ritenute irrilevanti, ma soltanto dopo la conclusione delle indagini preliminari. Questo consentirebbe di affermare che forse resta uno spiraglio affinché siano divulgate intercettazioni penalmente irrilevanti, ma di interesse pubblico.

Le nuove norme stabiliscono l’impossibilità di effettuare trascrizioni sommarie delle intercettazioni ritenute penalmente irrilevanti. L’interrogativo che si dovrà porre l’interprete nel momento in cui si accingerà a comprendere la concreta operatività della nuova disciplina è: se la polizia giudiziaria, materialmente all’ascolto, non potrà effettuare trascrizioni sommarie delle intercettazioni manifestamente irrilevanti, chi deciderà se una intercettazione è rilevante o no?

La risposta che si ricava dalla lettura delle norme deleganti conduce alla figura del pubblico ministero, il quale per primo si porrà all’ascolto del materiale segnalatogli come non rilevante e solo lui potrà decidere se autorizzare o no la trascrizione. È evidente che anche questo passaggio è destinato a incidere in maniera determinante sulla circolazione pubblica di questi atti considerati riservati, in quanto il numero delle persone che entreranno in contatto diretto con la fonte della captazione si ridurrà da “molte” a “uno solo”: il pubblico ministero, il quale in questo nuovo scenario diventerebbe l’unico indiziato di aver “passato” gli atti ai giornalisti.

L’avvocato Adrea di Pietro, autore di questo articolo, è il coordinatore dell’Ufficio di Assistenza Legale di Ossigeno per l’Informazione vedi

ADP

Leggi La scheda sulle novità introdotte dalla legge delega

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