Minacce

Torino. Un’altra perquisizione invasiva a un cronista e in redazione

Sequestrati archivi e cellulari a casa del giornalista Gianluca Paolucci e al quotidiano La Stampa per scoprire le sue fonti su manovre dell’Unipol in politica

A Torino, alle 8 del mattino del 21 luglio 2017,  la Guardia di Finanza ha perquisito su mandato della Procura della Repubblica l’abitazione del giornalista  Gianluca Paolucci e poi la redazione de La Stampa, il giornale per il quale lavora. Al cronista sono stati sequestrati strumenti di lavoro, archivi di memoria e materiale privato. Sequestrati anche due cellulari della sua compagna.

Il 13 e il 14 luglio il giornalista aveva pubblicato due articoli (leggi) inerenti pressioni che – tra fine 2013 e l’inizio del 2014 – Unipol avrebbe esercitato su alcuni politici per bloccare una riforma legislativa riguardante l’assicurazione obbligatoria degli autoveicoli (RC auto). La Procura indaga contro ignoti per il reato di rivelazione del segreto d’indagine. Il giornalista è indagato in concorso in questo reato previsto dall’articolo 326 del codice penale. La denuncia è partita dall’amministratore delegato del gruppo Unipol, Matteo Cimbri.

Solidarietà al giornalista è stata espressa dai comitati di redazione de La Stampa e del Secolo XIX, mentre la Fnsi ha definito “intollerabile” il sequestro (leggi).

OSSIGENO esprime solidarietà al giornalista Gianluca Paolucci e ai suoi colleghi del quotidiano La Stampa. “Ancora una volta – ha dichiarato Alberto Spampinato, direttore di Ossigeno – assistiamo a una perquisizione invasiva ingiustificabile che ha un evidente effetto intimidatorio nei confronti di cronisti che lavorano nell’interesse dei cittadini e nel rispetto dei doveri deontologici. I giornalisti meritano più rispetto, meritano che siano applicati i criteri e la giurisprudenza della Corte Europea di Strasburgo che non giustifica indagini così invasive e così poco rispettose delle esigenze di tutela della riservatezza personale e professionale e delle fonti fiduciarie dei giornalisti. Invece di perquisire i pubblici funzionari, che sono tenuti a rispettare il segreto d’indagine e individuare chi di loro abbia violato la consegna del segreto, si perquisiscono le redazioni e le abitazioni dei giornalisti i quali, al contrario dei pubblici funzionari, hanno il dovere di rendere pubblica ogni notizia di interesse generale. Questa è una scorciatoia pericolosa. Danneggia il lavoro dei cronisti e la ricerca della verità. Come abbiamo detto a proposto delle perquisizioni a Marco Lillo, il fine non giustifica i mezzi (leggi)”.

IL SEQUESTRO – A Paolucci sono stati sequestrati i telefoni cellulari, il computer che usa al giornale, un iPad, numerose chiavette usb e schede di memoria. Dopo aver frugato anche tra i giocattoli dei bambini, nel baule della Vespa e in garage, le forze dell’ordine hanno sequestrato anche un vecchio iPad non più funzionante e due telefoni della sua compagna, non più in uso. A La Stampa sono stati sequestrati materiali, archivio, documenti del giornalista. “Dopo averne clonato il contenuto, al collega sono stati restituiti i telefoni che ha in uso (ma non quelli della compagna) e il suo iPad”, si legge nella nota del comitato di redazione. “Nei telefoni ci sono chat e contatti con le sue fonti, molte delle quali non hanno nessuna attinenza con la cronaca giudiziaria ma con il cuore della sua attività giornalistica, la cronaca economica e finanziaria. Venerdì scorso la procura aveva già acquisito una parte delle intercettazioni, peraltro ancora disponibili online. Da allora, il collega ha continuato a lavorare e ha trovato altra documentazione”.

RDM

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Questo episodio rientra nelle statistiche delle intimidazioni agli operatori dell'informazione di Ossigeno per l'Informazione

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