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Perquisizioni. Procuratore Torino chiede scusa ma è polemica

Spataro ha ammesso l’errore della magistratura e ha restituito a Gianluca Paolucci il materiale sequestrato. Il Foglio chiede: cosa accade a pm che sbaglia?

Il procuratore della Repubblica di Torino, Armando Spataro, ha chiesto pubblicamente scusa al direttore de La Stampa, Maurizio Molinari e al giornalista Gianluca Paolucci per avere ordinato alla Guardia di Finanza di perquisire, il 21 luglio 2017, sia l’abitazione del cronista sia la redazione del quotidiano torinese. A Paolucci è stato restituito il materiale che gli era stato sequestrato, eccetto i documenti che egli aveva ottenuto in seguito a un errore commesso dalla Procura nella trasmissione di alcuni atti ai difensori. (leggi).

Spataro ha ammesso che la magistratura si era mossa sul presupposto sbagliato di una grave violazione del segreto di indagine da parte del cronista. Egli era effettivamente venuto in possesso di informazioni che dovevano essere protette da segreto, ma ciò era avvenuto per un errore compiuto da un sostituto procuratore. Questi aveva risposto alla formale richiesta di accesso agli atti ricevuta da un difensore trasmettendogli, per sbaglio, anche verbali di intercettazioni che era ancora coperti da segreto o erano considerati non utilizzabili. Quindi il giornalista non aveva commesso alcun reato. Ma era stato indagato in concorso con ignoti per violazione del segreto d’ufficio dopo la pubblicazione di due articoli – il 13 e il 14 luglio 2017 (leggi) – che contenevano le intercettazioni delle pressioni che, tra fine 2013 e l’inizio del 2014, Unipol avrebbe esercitato su alcuni politici per bloccare una riforma legislativa riguardante l’assicurazione obbligatoria degli autoveicoli (RC auto).

LA RICOSTRUZIONE – L’intera  vicenda è stata ricostruita da La Stampa il 3 agosto 2017 a pagina 9 con vari articoli: uno di Gianluca Paolucci intitolato “Storia di una notizia che andava pubblicata. Perquisizioni al giornale per un reato che nessuno ha commesso“; accanto c’è un commento del direttore, Maurizio Molinari che scrive: “l’errore investigativo (…) ha minacciato di innescare un pericoloso corto circuito tra carta stampata e giustizia. (…) Ma la conclusione della vicenda è di tenore opposto: premia il lavoro tanto dei reporter che difendono il diritto di cronaca quanto dei magistrati che hanno saputo correggere l’errore” (leggi); c’è infine la lettera del Procuratore Spataro che si dichiara “disponibile a un confronto pubblico” sul tema della possibilità di concedere ai giornalisti “l’accesso autonomo ad atti processuali di pubblico interesse” (leggi).

IL FOGLIO – “Solo ai magistrati, a quanto pare, è consentito cavarsela con delle buone scuse. Proprio loro che spesso si scandalizzano per l’ impunità, naturalmente degli altri”, ha commentato il Foglio, il 4 agosto 2017, in un editoriale, sottolinenando il fatto .

ZAGREBELSKI SULLA STAMPA – “L’occasione permette di ricordare che la libertà della stampa di informare sui fatti d’interesse per la pubblica opinione è essenziale alle democrazie – scrive il 4 agosto 2017 su La Stampa, Valdimiro Zagrebelsky, giudice della Corte europea dei diritti dell’uomo dal 2001 al 2010 – Vi sono certo limiti quando siano in gioco importanti ragioni di segreto. Ma è necessario che notizie utili a formare l’opinione pubblica in una società democratica possano divenir note”. Il giudice Zagreblesky sottolinea che la condizione essenziale del lavoro del giornalista è la protezione delle fonti, che “non è un privilegio del giornalista, ma un dovere professionale. La Corte europea dei diritti umani ha quasi sempre ritenuto sproporzionati perquisizioni e sequestri di materiali (specie informatici) dei giornalisti che permettono alle autorità pubbliche di conoscere tutta la rete dei rapporti del giornalista”. L’azione giudiziaria nei confronti del giornalista è giustificata soltanto nel caso in cui la scoperta della sua fonte è indispensabile per indagini inerenti casi gravissimi, come il terrorismo. “Gli organismi europei competenti in materia di democrazia e libertà di stampa si preoccupano del cosiddetto chilling effect, l’effetto di inibizione che si genera su tutta la professione giornalistica e sulle fonti da cui essa raccoglie notizie”, definendosi sollevato per il fatto che “non si è cercato di entrare nella rete di rapporti, contatti e fonti dei giornalisti”.

FNSI – Giuseppe Giulietti e Raffaele Lorusso, presidente e segretario della Fnsi, e il segretario dell’Assostampa Subalpina, Stefano Tallia, hanno apprezzato le scuse del procuratore, ma hanno ricordato – in una nota – che resta aperto “il problema della tutela delle fonti di un giornalista”.

RDM

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