Libertà d'informazione

Salviamo la faccia. Si gira cortometraggio anti violenza con le detenute

Si gira al carcere di Rebibbia. L’iniziativa è prevista dal progetto che Ossigeno sta realizzando all’interno della Casa circondariale femminile

Questo articolo dal titolo “Da Rebibbia un “corto” antiviolenza al femminile, è stato pubblicato dal quotidiano «Il Messaggero», il 25 luglio 2017

Ultimi giorni di riprese all’interno del carcere di Rebibbia nella Casa Circondariale femminile per il cortometraggio “Salviamo la faccia” realizzato dalla film-maker e docente di scuola carceraria, Giulia Merenda. La pellicola ha per protagoniste donne diverse per età e provenienza geografica, tutte “marchiate” da violenze subite. E sono loro stesse a raccontare come in passato non si sono “salvate la faccia” subendo soprusi e di come invece “se la salvano oggi – dice la regista – conquistando consapevolezza, solidarietà e forza”.
Le donne sono riprese all’interno e all’esterno del loro laboratorio di erboristeria; qui lavorano e curano le proprie ferite proprio attraverso la passione per le piante ed i fiori. In alcuni “frame” le vediamo fissare la macchina da presa in silenzio, i loro volti coperti da maschere di colore prima che inizino a farci partecipi delle loro storie.

Sono donne che vengono dall’Africa, dall’Europa dell’Est, dall’America Latina ma ance da Ostia “e parlano di una vita vissuta duramente per risvegliare le donne normali, che stanno fuori: lo fanno come se fossero in una fiaba, con le mani in pasta a mescolare intrugli colorati per creare maschere di bellezza, riparandosi dal sole sotto cappelloni di carta di giornale, vicino ad uno stagno dove galleggiano fiori di loto”.

Le protagoniste del “corto” di Giulia Merenda (le riprese sono di Giovanni Piperno, il montaggio di Simona Paggi, le musiche a cura di Alessandra Castellano) hanno seguito per alcuni mesi un progetto sostenuto dal dipartimento per le Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio; sono partite dal riconoscimento del loro problema fino alla comprensione della “spirale della violenza” attraverso il lavoro combinato delle docenti del Cpia 1 di Roma con le formatrici di “Ossigeno per l’informazione”, operatrici esperte di antiviolenza coadiuvate da un sociologo del lavoro.

Stesso iter anche per le transessuali recluse in una sezione speciale con le quali il fotografo Carlo Gianferro sta realizzando una campagna contro la violenza. Gli appuntamenti con i due lavori, cortometraggio e campagna fotografica, sono per la prossima Festa del Cinema di Roma dove si potrà assistere anche a due letture e ad una messinscena in streaming dalla nuova sala del cinema allestita nella Casa Circondariale.

Per il cortometraggio di Giulia Merenda è stato anche inciso un brano di Wilheim Friedmann Bach che verrà eseguito dal vivo da due flautisti sia all’interno del carcere che alla Festa del Cinema. Le detenute, ferite dai loro vissuti degradati, deviati e per la loro pena che devono affrontare, parlano alle donne libere, più fortunate dal punto di vista socio-economico, eppure anche loro ad alto rischio di violenze e di femminicidio.

“Può sembrare paradossale – continua la regista – ma queste donne hanno conquistato da “dentro”, in carcere, la forza e la consapevolezza collettiva per entrare in empatia e scuotere un mondo femminile che sta fuori, sempre più martoriato e mortificato”.

(L. Jatt)

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