A cosa serve il lavoro di Ossigeno

“Meno male che c’è Ossigeno”, ci dicono

di Alberto Spampinato

10 Marzo 2011 – Ci sono idee che faticano ad emergere, ma quando entrano in circolo si propagano in modo inarrestabile. E’ stato così per l’idea che in Italia i giornalisti, per fare un’attività sindacale efficace e credibile, devono occuparsi di più dei  cronisti minacciati, intimiditi, vittime di abusi giudiziari, e devono ricordare ad ogni passo la memoria dei giornalisti italiani uccisi e la lezione che si ricava dalle loro storie. La FNSI ci ha messo anni per riconoscerlo pienamente e  scriverlo nel suo DNA. Ha fatto il grande passo nel 2007, al Congresso di Castellaneta, aperto dalle nobili parole di Sergio Zavoli: “Le nostre vittime sono l’onore del giornalismo italiano”. A Castellaneta si parlò di Roberto Saviano, costretto a vivere sotto scorta. Ospite d’onore fu Lirio Abbate, costretto a fare la stessa vita blindata. Da quella tribuna, insieme a Lirio e a Roberto Natale, con il sostegno di Franco Siddi, dopo averne discusso con i vertici dell’Ordine (erano Lorenzo Del Boca ed Enzo Iacopino), lanciai la proposta di creare un osservatorio permanente sui cronisti minacciati e sulle notizie oscurate con la violenza, soprattutto mafiosa, ma non solo. Dissi: occorre un organismo comune FNSI-Ordine dei Giornalisti, perché l’aspetto deontologico fa tutt’uno con profili sindacali, organizzativi, politici e legislativi, e perché l’autocensura, vero cancro del giornalismo dei giorni nostri, è l’altro dente della tenaglia. Sembrava un’utopia. Ma nel 2008 il sogno si realizzò. Nacque “Ossigeno per l’informazione”. L’osservatorio non aveva mezzi, ma aveva il sostegno del gruppo dirigente della Federazione e dell’Ordine, aveva l’apporto volontario di numerosi volontari,  giornalisti e non-giornalisti, era forte della tenacia e della testardaggine dei fondatori, fra i quali ricordo in particolare Angelo Agostini e Roberto Rossi. E inoltre c’era l’amichevole e convinto supporto di Roberto Morrione e di Giuseppe Giulietti. Ossigeno è nato così e dal 2008 a oggi ha fatto il giro d’Italia per diffondere la consapevolezza del problema: Palermo, Trapani, Ragusa, Modica, Bari, Foggia, Benevento, Roma, Perugia, Fiuggi, Napoli, Caserta, Casal di Principe, Milano, Genova, Cuneo, Reggio Emilia, Imola, Piacenza, Ferrara, Modena, Forlì, Firenze, Urbino, Schio, Bologna, sono solo le principali tappe. Ne mancano ancora tante. Manca, ad esempio, la Calabria, dove il bubbone è purulento. Ma ci andremo. Vogliamo esplorare l’intero universo in cui i mafiosi ed i prepotenti d’altra risma – a volte con gli stessi metodi con cui esigono il pizzo dai commercianti, altre volte con metodi più subdoli – impongono il silenzio ai cronisti. Ossigeno ha pubblicato due Rapporti annuali. Si possono leggere sui siti FNSI e OdG. L’ultimo sarà presto  disponibile anche in inglese, tedesco, spagnolo, cinese. Inquadra il 2009-2010, offre analisi e proposte, indica vuoti legislativi. Elenca con nomi e cognomi i 55 cronisti minacciati individualmente e le 23 minacce collettive alla libertà di stampa che hanno coinvolto almeno 400 giornalisti. Per la statistica, sono il doppio del triennio precedente.

Meno male che c’è Ossigeno, ci hanno detto giornalisti, rappresentati di istituzioni, università, centri di ricerca italiani ed esteri. Anche noi diciamo lo stesso di fronte alla crescita esponenziale del fenomeno che fa dell’Italia un caso allarmante unico in Europa.

Noi siamo in cammino. Ci aspetta una strada lunga. Siamo fiduciosi perché strada facendo abbiamo conquistato l’apprezzamento dei minacciati, abbiamo vinto diffidenze, abbiamo trovato sostenitori importanti e autorevoli: l’UNESCO, il presidente Giorgio Napolitano, la rivista Problemi dell’Informazione, Libera, Libera Informazione, Articolo 21, l’Unione Cronisti, l’Università di Bologna e Forlì, il Centro Studi Pio La Torre, l’ Associazioni Ilaria Alpi, la Fondazione Giancarlo Siani, il Premio Mario Francese, la Fondazione Corrado Alvaro,  Information Safety and Freedom, altre fondazioni e associazioni, numerose organizzazioni territoriali della categoria, istituzioni culturali di altri paesi, quali in Goethe Institut e l’Istituto Cervantes di Roma. Con tutto ciò abbiamo appena intaccato il muro dell’indifferenza. Ce ne rendiamo conto. Dateci tempo.

Alberto Spampinato

direttore di Ossigeno per l’Informazione

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