GLI SPECIALI DI OSSIGENO | EMILIA-ROMAGNA: DANIELE PREDIERI

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FERRARA E LA MORTE DI FEDERICO ALDROVANDI

Daniele Predieri, cronista di giudiziaria per La Nuova Ferrara, ha ricevuto nel corso della sua carriera varie querele e richieste di risarcimento. Una delle vicende più recenti che lo riguardano ha a che fare con la morte di Federico Aldrovandi, un ragazzo di diciotto anni. Il giovane era morto una notte del 2005, in circostanze mai chiarite perfettamente, dopo essere stato fermato da una pattuglia della polizia. Vari processi hanno cercato di far luce sulla vicenda. Il primo di essi, racconta Predieri, “ha portato alla luce pasticci e negligenze nelle indagini. Inoltre la madre del ragazzo, Patrizia Moretti, ha sempre affermato che il pubblico ministero incaricato delle indagini, Mariaemanuela Guerra, non si era mai occupata veramente di scoprire come fosse morto il figlio”.

Per aver riportato le affermazioni della madre della vittima e per aver ricostruito le problematiche riguardanti le indagini e la cronistoria degli eventi, Predieri è stato querelato per diffamazione, insieme al collega Marco Zavagli e al direttore Paolo Boldrini. Il dibattimento è programmato per il prossimo marzo a Mantova (città dove viene stampato La Nuova Ferrara).

Una seconda citazione in giudizio (stavolta in sede civile) è arrivata al giornalista da parte dello stesso pm Guerra. “Avevo parlato nei miei articoli”, racconta Predieri, “di un procedimento interno del Consiglio superiore della Magistratura a carico della Guerra. Scrissi che la Guerra era stata ‘processata e assolta’ dal Csm. Mi è stato contestato il fatto che quello del Csm non fosse un procedimento disciplinare ma per incompatibilità ambientale. Il magistrato ritiene di essere vittima di una campagna stampa denigratoria e diffamatoria: la richiesta è di un milione e mezzo di euro di risarcimento a tre direttori, quattro giornalisti e a Finegil-Gruppo Espresso, il mio editore”, spiega.

Ma per Predieri i grattacapi non finiscono qui: Giovanni Donigaglia, imputato principale nel processo, attualmente in corso, sul fallimento della Coopcostruttori (e accusato di associazione a delinquere finalizzata alla bancarotta) contesta al giornalista 30 articoli pubblicati dal 2008 al 2011, “tutti redatti – spiega Predieri – sulla base di atti giudiziari della procura di Ferrara. Anche in questo caso si tratta di una causa civile: la richiesta di risarcimento è di 2 milioni di euro nei confronti di Predieri e dell’ex direttore della Nuova Ferrara Valentino Pesci.

“Il paradosso” racconta Predieri “è che non mi hanno denunciato per violazione del segreto istruttorio: io infatti ho pubblicato intercettazioni, atti, tratti dal fascicolo di accusa. Donigaglia mi ha denunciato perché ritiene che ci sia stata una campagna di stampa diffamatoria nei suoi confronti.

Predieri però ha la fortuna di lavorare per un grande gruppo editoriale, pronto ad assisterlo. “Il mio giornale mi è stato sempre vicino, nonostante siano cambiati i direttori. E poi quello che mi fa andare avanti sono tutte le attestazioni delle persone truffate che hanno perso tutti i loro risparmi e si sentono abbandonati da tutti”, dice.

Un’altra vicenda, che si è conclusa senza sviluppi, riguarda un interrogatorio a cui Predieri è stato sottoposto come persona informata dei fatti e nel quale ha dovuto opporre il segreto professionale. In questo caso non è stato l’unico giornalista coinvolto: ad essere interrogato – e a rivendicare il segreto professionale – è stato anche un cronista del Resto del Carlino. “Gli interrogatori” spiega Predieri “erano stati innescati dagli articoli scritti sulla vicenda di Rosario Minna, il procuratore capo di Ferrara accusato da una sua pm di aver avocato a sé, senza valide giustificazioni le indagini su una vicenda che vedeva indagati i vertici dei carabinieri di Ferrara”. La procura voleva conoscere le fonti dei giornalisti. Il tutto, all’interno di un palese conflitto di interessi. “Ma dopo l’interrogatorio” racconta, “non c’è stata più nessuna notizia sulla mia posizione”.