GLI SPECIALI DI OSSIGENO | I nodi da sciogliere


Cos’e l’Osservatorio | Come lavora, come classifica le minacce | Cosa propone Ossigeno | Le riforme piu urgenti sollecitate | Il lato che rimane in ombra | Scongiurare il rischio di assuefazione | Il declassamento dell’Italia | Riconoscere le intimidazioni e denunciarle | Le intimidazioni interrompono un servizio pubblico | Rischiano di piu i giornalisti corretti e scrupolosi | Chi corre piu rischi | I giornalisti locali sono i piu esposti | Il silenzio indebolisce, la visibilità protegge | Come si minimizza e si oscura | Le sollecitazioni internazionali | L’allarme dei giornalisti | Le cose da fare

L’Osservatorio

L’Osservatorio Ossigeno per l’Informazione è stato istituito nel 2008 dalla FNSI e dall’Ordine nazionale dei Giornalisti, con la partecipazione di Articolo 21, Liberainformazione, UNCI, per documentare e analizzare il crescendo di intimidazioni e minacce a giornalisti italiani, in particolare ai cronisti che nelle regioni del Mezzogiorno raccolgono le notizie più scomode e le verità più nascoste in materia di criminalità organizzata.
Ossigeno è un’istituzione morale che opera esclusivamente nell’interesse della libertà di stampa e di informazione, avvalendosi di prestazioni volontarie e gratuite di giornalisti e non-giornalisti. Nessun componente è retribuito per la sua attività.
L’Osservatorio svolge un monitoraggio continuo, approfondisce le vicende dei giornalisti minacciati, pubblica un RAPPORTO annuale, che nel 2011 è stato diffuso in italiano, inglese, tedesco, spagnolo e cinese. Inoltre Ossigeno promuove iniziative pubbliche in tutte le Regioni (sono state oltre venti nel 2011) allo scopo di rafforzare la visibilità dei minacciati, per rafforzare la solidarietà verso di loro e per diffondere fra i cittadini la consapevolezza del diritto di essere informati in modo completo, imparziale e tempestivo.
Ossigeno si popone inoltre di definire e formulare proposte per impedire che la violenza e alcuni gravi abusi ricorrenti possano impedire – come a volte avviene – la pubblicazione di inchieste e notizie. E’ necessario ed è possibile ridurre l’enorme quantità di intimidazioni nei confronti dei giornalisti italiani, un fenomeno drammatico che limita l’esercizio di diritti fondamentali. Un fenomeno per il quale l’Italia ha ottenuto un triste primato fra i paesi fondatori dell’Unione Europea.
Nel 2009 l’Italia è stata declassata da paese con informazione giornalistica “libera” in paese con informazione “parzialmente libera” dall’osservatorio statunitense Freedom House e da Reporters Sans Frontieres proprio a causa dell’alto numero di giornalisti minacciati e dei giornalisti sotto scorta (oltre che per il conflitto di interessi in materia radiotelevisiva).
Ossigeno è un acronimo significativo. Richiama un concetto elementare: ogni società libera e democratica ha bisogno vitale di libertà di informazione e di espressione come il corpo umano ha bisogno di ossigeno.   

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Come lavora l’Osservatorio e come classifica le minacce

L’Osservatorio Ossigeno per l’Informazione si avvale principalmente di segnalazioni provenienti dai diretti interessati, dal sindacato, dall’Ordine dei Giornalisti, da associazioni, enti, giornalisti e altre persone che collaborano all’attività di monitoraggio.
L’Osservatorio verifica i casi, scarta quelli la cui attendibilità non può essere dimostrata, rende pubblici gli episodi verificati quando ha il consenso delle vittime o quando i fatti sono già conosciuti pubblicamente.
Oltre alle minacce di morte, alle aggressioni fisiche, alle intrusioni nelle abitazioni e nei luoghi di lavoro, ai danneggiamenti alle cose – che sono le forme di minacce più gravi e si configurano come reati previsti dal Codice Penale – Ossigeno tiene conto di altre forme di intimidazione. Ad esempio, l’Osservatorio considera atti intimidatori:

  • le indagini investigative sui giornalisti svolte senza mandato giudiziario;
  • il sequestro di archivi, computer e altri strumenti di lavoro e di memorizzazione dei giornalisti;
  • le perquisizioni invasive, i fermi giudiziari, le incriminazioni di giornalisti ordinate dalla magistratura per scoprire le fonti confidenziali che i giornalisti intendono tenere riservate in base alle prerogative riconosciute ai giornalisti dalla legge istitutiva dell’Ordine e, in modo contraddittorio, dalla legge sulla stampa e dal Codice Penale;
  • i gravi insulti rivolti in pubblico a giornalisti da rappresentanti delle istituzioni, da pubblici amministratori, da chi ha incarichi politici o rappresenta un potere economico;
  • le querele per diffamazione fondate su presupposti palesemente pretestuosi;
  • le citazioni giudiziarie in sede civile per ottenere risarcimenti in denaro quando siano presentate in modo strumentale, con motivazioni pretestuose ed infondate, allo scopo di bloccare la pubblicazione di notizie ed inchieste;
  • le richieste di oscuramento di blog e siti web avanzate con intenti analoghi.

Per ogni episodio che rientra in questa casistica, l’Osservatorio registra i nomi dei giornalisti direttamente minacciati e conteggia il numero di quelli coinvolti indirettamente, con una stima per difetto della consistenza della redazione o del gruppo di lavoro.
Ossigeno non si occupa solo degli iscritti all’Albo dei Giornalisti, ma di tutti coloro che subiscono minacce e ritorsioni mentre svolgono concretamente mansioni di tipo giornalistico, attività collegate strettamente al lavoro di cronaca, all’acquisizione e alla diffusione di informazioni di valenza giornalistica. Dunque nelle statistiche di Ossigeno entrano i blogger, i fotoreporter, i cameraman, i programmisti e registi televisivi impegnati nei servizi di cronaca.
Attraverso il notiziario web “Ultime Notizie”, e la sua edizione in inglese, Ossigeno racconta con cadenza settimanale e a volte pluri-settimanale, le storie personali dei giornalisti minacciati, le loro vicissitudini che hanno spesso risvolti drammatici e angosciosi e rivelano i problemi ricorrenti. Queste storie fanno comprendere che qualsiasi giornalista, anche il più accorto e prudente, può subire intimidazioni e incontrare difficoltà a far comprendere la sua buona fede. Le storie parlano di percosse, spari, intrusioni, auto bruciate, paura, trepidazione per i propri familiari, emarginazione, isolamento, denigrazione, debiti, perdita di risparmi accumulati faticosamente. Sono storie di coraggio e di resistenza civile che a volte si concludono con vittorie esaltanti, altre volte con sconfitte umilianti, vergognose, con i prepotenti e i criminali che prevalgono a danno della verità, della libertà e della giustizia.
Ossigeno racconta queste storie perche aiutano a capire come vanno le cose, come abusi, violenze, emarginazione si ripercuotono sulla vita di persone normali. Le storie aiutano a capire e ad identificarsi con le vittime.
Le storie dei giornalisti minacciati, per ciò che rappresentano, per i diritti colpiti, certamente riguardano in primo luogo i giornalisti, ma non solo loro. Riguardano davvero tutti i cittadini. Nei paesi democratici quando si minaccia un giornalista, si intacca la libertà di stampa e si riduce la libertà di tutti.
Nei paesi democratici impedire a un giornalista di fare il suo lavoro equivale a interrompere un servizio di pubblica utilità. In ogni società democratica l’informazione giornalistica è una infrastruttura sociale, è un’attività di interesse collettivo.
Permettere ai cittadini di essere informati facendo circolare le notizie è importante quanto fare circolare i treni o distribuire acqua potabile. I cittadini hanno diritto di muoversi liberamente e hanno anche il diritto di essere informati. Questo diritto è tutelato dall’articolo 21 della Costituzione, dall’articolo 19 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo e dall’articolo 11 della Carta Europea dei Diritti Fondamentali. Essere informati correttamente, tempestivamente, senza omissioni, senza parzialità e senza censura è il presupposto necessario per prendere decisioni consapevoli, per fare scelte basate sulla conoscenza dei fatti. E’ importante, ad esempio, al momento delle elezioni sapere chi ha avuto comportamenti negativi per scegliere in modo oculato i rappresentanti nelle istituzioni. Occorre conoscere per deliberare, come diceva Luigi Einaudi. Essere istruiti, conoscere è ciò che trasforma in cittadino un suddito, aggiungeva Piero Calamandrei.
Non a caso quando i regimi autoritari usano le minacce, le intimidazioni, la censura e altre forme di bavaglio per reprimere la libertà di stampa, di cronaca e di espressione, noi italiani protestiamo. Protestiamo perchè violano diritti umani universali che gli italiani dotati di spirito democratico e di senso umanitario chiedono di concedere a tutti.
Perchè non pretendere piu attivamente che in Italia quegli stessi diritti siano piu ampiamente rispettati?

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Cosa propone Ossigeno

Pubblicare notizie approfondite sull’attività della mafia aiuta a sviluppare la lotta contro la mafia. Apre gli occhi ai cittadini onesti e li aiuta a difendersi. L’informazione giornalistica è un’attività di pubblico interesse, ma pubblicare notizie sfavorevoli ai criminali, dannose per le loro attività illegali, e un’attività rischiosa. Molto rischiosa. In Italia fra il 1960 e il 1993 sono stati uccisi nove giornalisti che hanno pubblicato questo genere di notizie: Cosimo Cristina (1945-1960), Mauro De Mauro (1921-1970), Giovanni Spampinato (1946-1972), Giuseppe Impastato (1948-1978), Mario Francese (1925-1979), Giuseppe Fava (1925-1984), Giancarlo Siani (1959-1985), Mauro Rostagno (1942-1988), Giuseppe Alfano (1945-1993).
Dopo Beppe Alfano, ucciso in Sicilia, la mafia non ha ucciso altri giornalisti, ma non ha rinunciato a minacciarli e pianificare l’assassinio dei più irriducibili. Non ci sono stati altri omicidi per due principali ragioni: perchè i mafiosi riescono a condizionare o bloccare le notizie scomode con mezzi più subdoli; perchè, per fortuna, nel frattempo, gli inquirenti hanno sviluppato strumenti di indagine più raffinati, e ciò ha permesso di sventare numerosi attentati. Una diecina di giornalisti italiani e costretto a vivere sotto scorta come, da ultimo Giovanni Tizian. I giornalisti minacciati sono centinaia, come ha documentato l’osservatorio Ossigeno per l’Informazione che nel corso del 2011 ha enumerato 95 episodi con 324 giornalisti coinvolti.
Tutto ciò dice quanto sia necessario rendere più sicura l’attività di cronaca e impedire e rimuovere le cause che in Italia consentono di oscurare informazioni sulle attività mafiose e sull’attività di contrasto delle forze dell’ordine e della magistratura con la violenza e attraverso gravi abusi del diritto consentiti da norme lacunose della legislazione.
Le minacce ai giornalisti compromettono fondamentali diritti umani: il diritto di cronaca, la libertà di espressione e, allo stesso tempo, il diritto dei cittadini di essere correttamente informati, un diritto codificato dalla Carta di San Francisco e dalla Carta Fondamentale dei Diritti dell’Unione Europea, un diritto fondamentale, ma poco conosciuto e di conseguenza poco rivendicato.
E’ dunque opportuna che la Commissione Parlamentare Antimafia approfondisca la questione attraverso audizioni e acquisizioni, possibilmente con una indagine conoscitiva, che potrebbe utilmente esplicarsi con le seguenti modalità:

  • approfondire il tema dei giornalisti che subiscono intimidazioni e gravi abusi del diritto in merito a informazioni sulle mafie e a vicende di malaffare con conseguente oscuramento di notizie di rilevante interesse,
  • contribuire alla sicurezza dei giornalisti definendo modalità più sicure di organizzazione del lavoro giornalistico,
  • fare conoscere le notizie che vengono oscurate con violenze e abusi in modo da vanificare lo scopo stesso delle minacce, che consiste sempre nel tentativo di oscurare determinate notizie; l’Antimafia potrebbe contribuire con l’acquisizione degli articoli e di altre pubblicazioni, e con audizioni dei giornalisti minacciati, dei giornalisti sotto scorta, dei direttori dei giornali delle regioni più esposte, dei responsabili regionali delle Associazioni della stampa, degli Ordini dei giornalisti, dei rappresentati dei giornalisti free lance e precari, dei Procuratori della Repubblica,
  • audizioni dei Provveditori agli studi e dei Rettori per verificare come promuovere nelle scuole l’importanza dell’informazione giornalistica e della legalità e insieme il diritto dei cittadini di essere informati. Quest’ultimo, a giudizio di Ossigeno, è l’elemento su cui fare leva,
  • verificare quali innovazioni legislative possono rendere più libera l’informazione giornalistica,
  • verificare lo stato dell’ accertamento della verità sul piano giudiziario e investigativo in merito all’assassinio dei nove giornalisti e agli altri più gravi episodi di violenza subiti da giornalisti italiani, poichè il meccanismo delle intimidazioni e delle ritorsioni è ricorrente e dalle vicende di anni fa si possono ricavare elementi utili per affrontare la situazione attuale.

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Le riforme piu urgenti sollecitate da Ossigeno

La maggior parte delle minacce e intimidazioni sono rese possibili dai seguenti fattori:
– l’impunità di chi intimidisce i giornalisti;
– l’isolamento e l’oscuramento dei minacciati;
– l’uso strumentale della legge sulla diffamazione;
– i processi civili per richieste illimitate di danni;
– il riconoscimento solo a metà del segreto professionale;
– la mancata copertura delle spese legali per molti giornalisti, e in particolare per coloro che svolgono un lavoro precario.
Per affrontare questi problemi sono necessarie, fra l’altro, riforme legislative di cui si discute da molti anni. Riforme a costo zero che si potrebbero approvare prima del termine della presente legislatura.

Depenalizzare la diffamazione a mezzo stampa
In Italia, a differenza dei principali paesi occidentali e a dispetto delle raccomandazioni del Comitato dei diritti umani dell’ONU, del relatore speciale delle Nazioni Unite per la promozione e la protezione della libertà di opinione e di espressione e delle direttive europee, la diffamazione a mezzo stampa è ancora un reato penale, ed è punita con la detenzione da uno a tre anni. La qualificazione penale di queste violazioni e la loro sanzione con il carcere ormai sono previste solo nei paesi autoritari.
L’eventualità che in Italia un giornalista subisca una pena detentiva non è remota, anche perchè a volte la condanna viene inflitta senza concedere la sospensione condizionale della sua applicazione. E’ avvenuto diverse volte. I casi più noti sono le recenti condanne di Stefano Surace nel 2001, Lino Iannuzzi nel 2002, di Massimiliano Melilli nel 2004 e di Walter Nerone e Claudio Lattanzio nel 2011.
La condanna di Melilli suscitò la reazione della FNSI e di organismi internazionali quali l’OSCE e Reporters Sans Frontieres, che rivolse un appello al ministro della Giustizia affermando: “se la parte che si ritiene diffamata ha evidentemente diritto di ottenere un risarcimento, è impensabile che un giornalista possa essere messo in carcere per avere scritto un articolo in uno dei paesi fondatori dell’Unione europea”, ha dichiarato l’organizzazione internazionale per la difesa della libertà di stampa.
Nel 2011, dopo la condanna di Nerone e Lattanzio, “Article 19”, autorevole O.N.G. londinese, ha fatto notare ai presidenti della Camera e del Senato che la presenza nei codici italiani di sanzioni penali per la diffamazione “è incompatibile con gli ideali democratici basilari e con le norme internazionali per la libertà di informazione, le quali dicono che la reputazione delle persone deve essere difesa da ogni torto, ma i torti non possono essere compensati mettendo i giornalisti in prigione”.

Fermare le querele strumentali
Attualmente le leggi italiane permettono a chiunque di querelare per diffamazione o di citare in giudizio per danni il giornalista e il suo giornale, anche in assenza di presupposti di fatto. Chi ne approfitta strumentalmente se la cava a buon mercato, anche se – dopo anni – il giudice stabilisce che ha agito con imprudenza o in malafede .
Dovrebbero essere previste sanzioni per chi cita in giudizio un giornalista con richieste di danni che il giudice ritiene immotivate, infondate, basate su presupposti falsi. Non basta che il giudice condanni al pagamento delle spese di giudizio chi abusa del suo buon diritto. Occorre rendere sistematicamente applicabile l’articolo 96 del Codice di Procedura Civile che prevede un equo risarcimento a favore di chi è stato citato in giudizio senza ragione. In questo articolo è stato recentemente inserito un comma che apre questa prospettiva, ma è ancora di difficile applicazione.

Copertura delle spese legali
Bisogna aggiungere la copertura legale per i giornalisti fra gli impegni che l’editore assume formalmente quando chiede i contributi pubblici fra le clausole del contratto collettivo di lavoro.
In attesa che la riforma sia introdotta formalmente, editori, sindacati, organizzazioni sociali devono trovare subito il modo di fornire l’assistenza legale e la copertura delle spese di giudizio ai giornalisti che vengono colpiti da querele pretestuose o da immotivate citazioni per danni. Se si vuole difendere la libera informazione bisogna trovare gli strumenti, le modalità e le risorse necessarie per fornire questa assistenza legale in modo piu ampio ed esteso di quanto avviene adesso.

Rettifica e limitazione dei risarcimenti
Un’altra materia da regolamentare, riformando la legge sulla diffamazione, riguarda il diritto di rettifica e i risarcimenti in denaro. Oggi in Italia chiunque si sente danneggiato da una notizia può citare in giudizio un giornalista per diffamazione o per danni senza aver neppure chiesto la pubblicazione di una rettifica o di una soddisfacente precisazione. Oggi un cittadino che si ritiene danneggiato da un articolo può citare in giudizio un giornale o un giornalista chiedendo un risarcimento dei danni materiali e immateriali che ritiene di aver subito fissandone l’importo a proprio piacimento. Senza che il giudice faccia alcuna valutazione sulla fondatezza e sull’importo della richiesta, essa produce un processo civile che può durare da tre a dieci anni. Questo esercizio indiscriminato del diritto e diventata la fonte principale di numerosi abusi compiuti per mettere a tacere i giornalisti scomodi. A questi abusi fanno ricorso soprattutto uomini politici, pubblici amministratori, facoltosi imprenditori che – grazie all’attuale normativa – con la semplice presentazione della richiesta di danni possono condizionare pesantemente per molti anni la vita di un giornale e di un giornalista. Il giornale citato in giudizio ha l’obbligo di iscrivere subito a bilancio come passività un decimo della somma richiesta. Le richieste esose e la lungaggine del processo mettono in ginocchio i giornali più deboli. I giornalisti citati in giudizio pretestuosamente devono sostenere per molti anni spese legali consistenti, spesso al di sopra delle loro possibilità. Solo ad alcuni di loro, come gia accennato, l’editore garantisce la copertura delle spese legali. I tentativi di coprire queste spese stipulando una assicurazione di responsabilità civile saranno vani finchè non saranno fissati dei limiti all’importo dei danni causabili da un giornale e da un giornalista e finché non saranno definiti criteri oggettivi per calcolarli di volta in volta.
E’ evidente l’uso strumentale che si può fare di questi processi per zittire i giornalisti scomodi. L’accesso al procedimento giudiziario dovrebbe essere subordinato alla mancata pubblicazione della rettifica e ad una valutazione preliminare della fondatezza della richiesta. Ogni richiesta giudiziaria strumentale e pretestuosa dovrebbe essere preclusa di fronte alla pubblicazione di una immediata rettifica alla notizia contestata.

Rafforzare il segreto professionale.
Un altro tallone d’Achille del giornalismo italiano è la controversa normativa sul Segreto Professionale disciplinato dall’art. 200 del Codice di Procedura Penale.

L’art. 200 recita: “Il segreto professionale costituisce un dovere fondamentale, di carattere sia giuridico che deontologico, per coloro che esercitano determinate professioni. L’obbligo del segreto professionale, per la precisione, impone a questi soggetti di non rivelare assolutamente a terzi ciò di cui vengono a conoscenza nell’esercizio della professione. Il legislatore sanziona penalmente la violazione del segreto professionale (v. c.p. 622):
1. Non possono essere obbligati a deporre su quanto hanno conosciuto per ragione del proprio ministero, ufficio o professione, salvi i casi in cui hanno l’obbligo di riferirne all’autorità giudiziaria:
a) i ministri di confessioni religiose, i cui statuti non contrastino con l’ordinamento giuridico italiano;
b) gli avvocati, i procuratori legali, i consulenti tecnici e i notai;
c) i medici e i chirurghi, i farmacisti, le ostetriche e ogni altro esercente una professione sanitaria;
d) gli esercenti altri uffici o professioni ai quali la legge riconosce la facoltà di astenersi dal deporre determinata dal segreto professionale
2. Il giudice, se ha motivo di dubitare che la dichiarazione resa da tali persone per esimersi dal deporre sia infondata, provvede agli accertamenti necessari. Se risulta infondata, ordina che il testimone deponga.
3. Le disposizioni previste dai commi 1 e 2 si applicano ai giornalisti professionisti iscritti nell’albo professionale, relativamente ai nomi delle persone dalle quali i medesimi hanno avuto notizie di carattere fiduciario nell’esercizio della loro professione. Tuttavia se le notizie sono indispensabili ai fini della prova del reato per cui si procede e la loro veridicità può essere accertata solo attraverso l’identificazione della fonte della notizia, il giudice ordina al giornalista di indicare la fonte delle sue informazioni.

Il quale, in talune circostanze, riconosce al giudice la facoltà di imporre al giornalista di rivelare le proprie fonti per evitare l’accusa di favoreggiamento o di altri più gravi reati. E’ necessario inoltre estendere il segreto professionale ai giornalisti pubblicisti, che attualmente ne sono esclusi, inserendo questa modifica nel progetto di riforma dell’Ordine dei Giornalisti e collegandolo al percorso di accesso alla professione.

Aggravanti e reati non previsti
In Italia non c’e ancora piena consapevolezza del diritto universale dei cittadini di essere informati senza omissioni e senza indebite interferenze e perciò la mobilitazione civica contro le frequenti e molteplici violazioni di questo diritto è bassa, molto bassa.
Il diritto di essere informati è pressochè sconosciuto, e perciò è rarissimo che sia invocato ed esercitato. Perciò si tende sempre a considerare le minacce ai giornalisti come una questione che riguarda solo i giornalisti.
Numerose intimidazioni contro i giornalisti non sono identificabili come reati specifici. Ci sono atti intimidatori difficilmente dimostrabili. Ci sono abusi realizzati in modo ambiguo. Si impongono censure e bavagli con astute forzature di leggi e procedure… Tutto ciò è possibile ed è difficile da contrastare perchè molti di questi abusi compiuti per oscurare l’informazione, per mettere a tacere un giornale e i suoi giornalisti contravvengono principi universalmente riconosciuti, ma non tutelati attivamente da leggi e quindi chi trasgredisce quei principi non incorre in nessuna sanzione.

In particolare: L’Articolo 21 della Costituzione Italiana recita:
“Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure”.
L’Art. 19 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani afferma:
“Ogni individuo ha diritto alla libertà di opinione e di espressione incluso il diritto di non essere molestato per la propria opinione e quello di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e senza riguardo a frontiere”.
L’Art. 11 della Carta Europea dei Diritti Fondamentali stabilisce:
1. Ogni individuo ha diritto alla libertà di espressione. Tale diritto include la libertà di opinione e la libertà di ricevere o di comunicare informazioni o idee senza che vi possa essere ingerenza da parte delle autorità pubbliche e senza limiti di frontiera.
2. La libertà dei media e il loro pluralismo sono rispettati.

Non c’è una legge che dica “chi ostacola la libertà di stampa e di informazione incorre in questa sanzione”. Se ci fosse, se fossero previste sanzioni contro gli abusi del diritto, se ci fosse una aggravante per i reati penali commessi allo scopo specifico di ostacolare la pubblica informazione, molte gravi prevaricazioni nei confronti della libera attività giornalistica potrebbero essere prevenuti, frenati, perseguiti e puniti con la dovuta severità, e la stampa sarebbe più libera. Sarebbe un importante deterrente. E’ necessario che il legislatore colmi il vuoto normativo che consente una così estesa violazione di diritti umani fondamentali.

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Alcuni estratti dal Rapporto Ossigeno 2011-2012

sui giornalisti minacciati

Quanti sono. Chi sono. Chi deve proteggerli.

Il Rapporto è pubblicato da “Problemi dell’Informazione”.

La rivista del Mulino ha già ospitato il Rapporto 2006-2008 e il Rapporto 2009-2010)

C’è un lato che rimane in ombra

….l’intimidazione violenta contro un giornalista per costringerlo a tacere una notizia somiglia molto all’imposizione del ‘pizzo’ a un commerciante. In entrambi i casi i violenti impongono un comportamento alla vittima e fra l’altro lo minacciano di ritorsioni se denuncerà il sopruso. E’ evidente che queste minacce inducono la maggior parte dei ricattati a tenere segreta la vicenda di cui è vittima. E’ difficile disobbedire a un violento che maneggia un’arma, che può dare fuoco a un negozio o a una redazione, che può prendersela con i familiari del minacciato. E’ difficile rompere il silenzio in queste condizioni, ma è possibile. E’ possibile, come vedremo, a condizione che si osservino certe cautele, che si costruisca una rete di solidarietà. Sarà sempre piu possibile se si dimostrerà che chi denuncia i violenti ottiene giustizia, ottiene la punizione dei ricattatori.
E’ difficile disobbedire a qualcuno che dice “zitto o sparo!”, ma i giornalisti di cui si occupa questo Rapporto sono riusciti a denunciare le intimidazioni e in alcuni casi hanno ottenuto giustizia.
Ancora i giornalisti che riescono a rompere il silenzio fanno parte di una esigua minoranza. Secondo le stime di Ossigeno, per ognuno che ci riesce, che vince la paura, almeno altri dieci subiscono l’imposizione del silenzio.

Il lato che rimane in ombra e dunque molto esteso

Perciò bisogna leggere con attenzione i dati di Ossigeno. Bisogna leggerli immaginando cos’altro c’è dietro a ciò che riusciamo a vedere con i nostri occhi, oltre le cifre che riusciamo ad elencare…
… Le intimidazioni oscurano notizie importanti, compromettono il diritto dei cittadini di essere informati e di fare scelte consapevoli. Questo Rapporto da conto della preoccupante evoluzione del fenomeno nel 2011 e indica i possibili rimedi, fra cui alcune riforme legislative che si possono realizzare a costo zero e con alto profitto per la libertà e la democrazia.

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Scongiurare il rischio di assuefazione

Intimidire un giornalista per impedirgli di fare il suo lavoro è un fatto grave, anche quando l’intimidazione si manifesta in una forma che non richiama immediatamente implicazioni gravi. Perciò è importante conoscere come si sviluppano i condizionamenti indebiti.
Certamente le minacce di morte, gli attentati, le aggressioni personali sono fra le forme di intimidazione più allarmanti, e richiedono la massima mobilitazione. Ma non si devono sottovalutare le pressioni indebite, gli insulti di uomini potenti, le misteriose intrusioni di ladri che non rubano niente, le querele pretestuose, le citazioni per danni infondate, gli abusi di potere degli amministratori pubblici, le indagini invasive e a volte arbitrarie di investigatori ed inquirenti… Anche questi sono tentativi di imbavagliare i giornalisti.

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I richiami internazionali e il declassamento dell’Italia

(Sono necessarie riforme anche sul piano legislativo) … le istituzioni europee ed internazionali, hanno rivolto alle autorità italiane richiami e appelli fino ad oggi inascoltati e pressochè ignoti all’opinione pubblica. Queste preoccupazioni – sommate a quelle del conflitto d’interessi e della concentrazione delle testate televisive e della raccolta pubblicitaria – già da qualche anno hanno indotto i più autorevoli osservatori internazionali a declassare l’Italia, a escluderla dalla serie A in cui si trovano i paesi in cui l’informazione è libera e ad inserirla nella serie B dei paesi in cui l’informazione è solo “parzialmente” libera. Questo declassamento non è meno grave dell’abbassamento del rating sull’affidabilità dei titoli di Stato italiani…

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Riconoscere le intimidazioni e denunciarle

La minaccia è un reato, e una grave violazione delle regole della pacifica convivenza civile, è il tentativo di far prevalere la propria tesi incutendo il timore di una rappresaglia. E’ un delitto previsto dall’art. 612 del Codice Penale, che dice: “Chiunque minaccia ad altri un ingiusto danno è punito, a querela della persona offesa, con la multa fino a euro 51,00. Se la minaccia è grave, o è fatta in uno dei modi indicati nell’art. 339 Codice Penale, la pena è della reclusione fino a un anno e si procede d’ufficio”. Assai spesso, la minaccia al giornalista è aggravata, anche dal punto di vista tecnico-giuridico, dalle modalità tipicamente mafiose che la connotano, ai sensi e per gli effetti di cui all’art. 7 della legge antimafia 31maggio 1965, n. 575, così come integrata e modificata nel corso degli anni. L’intimidazione, di sovente, è lo strumento attraverso il quale si riesce a coartare il lavoro di un giornalista, ponendo in essere reati ancor piu gravi della minaccia fine a se stessa, come ad esempio la violenza privata (art. 610 del Codice Penale) riconoscibile nella condotta di chi “con violenza o minaccia, costringe altri a fare, tollerare od omettere qualche cosa”.
E’ importante che un giornalista denunci le minacce che riceve. Per denunciarle deve superare la soggezione e la paura di ritorsioni che rendono questa scelta difficile. Denunciare è l’unico modo di difendersi senza scendere a compromessi. Denunciare è una scelta di solito pagante…
… Bisogna riconoscere e contrastare le intimidazioni, in qualunque forma si presentino, sapendo che spesso si presentano con un aspetto diverso da quello classico che conosciamo, sapendo che a volte hanno un aspetto vago e sfuggente, sembrano un’altra cosa, qualcosa di meno grave. Non bisogna farsi ingannare. In certi casi, proprio per andare a segno, le intimidazioni si devono sforzare di sembrare un’altra cosa, devono cercare di non farsi riconoscere. Devono sembrare buoni consigli, inezie, atti dovuti, perfino rivendicazioni di un sacrosanto diritto, anche quando sono solo abusi. Bisogna sapere che alcune intimidazioni si mimetizzano con mezzi sofisticati, come i virus, che sfuggono agli anticorpi mutando il dna senza attenuare il potenziale offensivo.
Sono tantissime le intimidazioni compiute contro i giornalisti che cercano di sembrare qualcos’altro…

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Le intimidazioni interrompono un servizio pubblico

…Chi intimidisce un giornalista causa un danno personale e insieme un danno sociale. Questo aspetto sociale non deve essere mai trascurato. E’ ciò che motiva la necessità di norme specifiche di tutela.
L’informazione giornalistica è una infrastruttura essenziale della società democratica. Senza informazione libera e indipendente non c’è trasparenza e non può esserci consapevole partecipazione dei cittadini alla vita pubblica. Chi minaccia un giornalista per condizionare ciò che scrive si comporta come un dirottatore che sale su autobus di linea e costringe il pilota a cambiare percorso….

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Rischiano di piu i giornalisti corretti e scrupolosi

…A finire nei guai, ad essere minacciato è quasi sempre chi si sforza di fare un giornalismo corretto, equilibrato e imparziale, chi sceglie con vera autonomia la versione dei fatti veritiera: proprio chi lavora così provoca reazioni fuori misura di personaggi potenti ed aggressivi che chiedono ai giornalisti di chiudere un occhio sulle informazioni a loro sgradite.
In quanto testimone della realtà un giornalista deve dire ciò che vede, ciò che gli risulta e non ciò che gli suggeriscono. Non c’è ragione al mondo che possa giustificare il comportamento di un giornalista che dice consapevolmente il falso o pubblica notizie omettendo deliberatamente elementi essenziali dell’informazione…
… Le minacce non sono incidenti riservati a giornalisti incauti, imprudenti, avventurosi.
Le minacce possono colpire ogni buon giornalista. Le minacce sono gli incidenti sul lavoro dei giornalisti. Sono dovute, per la maggior parte dei casi, a norme di sicurezza inadeguate. Si possono in gran parte prevenire, ma non con l’auto-censura. Con regole, norme, organizzazione diversa. La cautela personale è necessaria, ma non basta, perchè questi incidenti dipendono solo in minima parte dalla condotta del giornalista. Dipendono quasi esclusivamente dalla scorrettezza di altri soggetti e dall’impunità quasi assoluta concessa a chi usa la violenza…

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Chi corre piu rischi

…Tutti i giornalisti sono a rischio di minaccia. Ma alcuni giornalisti sono piu a rischio di altri, a causa delle mansioni che svolgono. I più a rischio sono sempre stati gli inviati in guerra e i cronisti di mafia. Da qualche tempo a loro si sono aggiunti i cronisti locali. In tutto il mondo, sempre più spesso e più numerosi i nomi dei cronisti locali appaiono nelle liste dei giornalisti uccisi o minacciati. Il loro lavoro sembra diventato più rischioso che mai, perchè il giornalismo locale si spinge sempre più avanti, racconta vicende di malaffare che prima erano oscurate dalla censura e dall’auto-censura.
Anche in Italia raccontare con onestà ciò che accade in una delle mille periferie è rischioso. Questo Rapporto conferma con l’evidenza dei nomi, dei luoghi e delle statistiche quanto ciò sia vero…

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I giornalisti locali sono i piu esposti

… La cronaca locale è la frontiera più esposta del giornalismo italiano. Il maggior numero di minacciati si conta proprio fra i cronisti, i redattori e i collaboratori dei giornali di provincia, fra i corrispondenti che passano le notizie alle redazioni centrali. Mediamente questi giornalisti subiscono piu condizionamenti di quelli che lavorano nelle grandi città…

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Il silenzio stampa indebolisce, la visibilità protegge

…Le armi di difesa più efficaci di cui può disporre un giornalista minacciato sono tre: visibilità, solidarietà e attenzione pubblica. E’ difficile negarlo ed è ancora più difficile capire come qualcuno possa ancora sostenere il contrario. Possa dire, ad esempio, che è meglio non dare pubblicità ai singoli casi, non farli conoscere, non dare notizie delle minacce sui giornali perchè ciò esporrebbe i minacciati a maggior pericolo. Ciò è vero solo in qualche caso speciale e solo in una certa fase della vicenda: quando lo chiede l’interessato, quando indagini ed accertamenti in corso per scoprire gli autori delle minacce rischiano di essere compromessi; ma al di là di questi casi non è vero. Appena vincono la paura, sono le vittime stesse che chiedono di far sapere cosa stanno passando. Lo chiedono per non restare isolate.
E’ difficile capire come qualcuno possa ancora indicare la ricetta del silenzio stampa senza essere pubblicamente contraddetto. Chi ragiona cosi sbaglia. Ossigeno per l’Informazione considera la visibilità dei giornalisti minacciati lo scudo più efficace per proteggerli…

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Eppure si minimizza e si oscura

(Si nega visibilità alle vittime innanzitutto minimizzando la portata dei fatti)
… Si minimizza, ad esempio, facendo apparire che le minacce sono sporadiche, facendo credere che la questione non abbia rilevanza generale, che i minacciati siano un po’ colpevoli dei guai che passano… Ciò equivale a fornire coordinate false che non permetteranno di trovare il punto sulle mappe…
… Ma la più grande forma di minimizzazione consiste nell’oscuramento che si manifesta quando un giornalista viene minacciato, aggredito, condannato ingiustamente e nessuno ne parla. A volte si fa di tutto per non farlo sapere e – bisogna ammetterlo – ciò avviene soprattutto per colpa dei giornalisti, dei colleghi del minacciato. Questo è uno dei problemi da affrontare…
… Un’altra tecnica ampiamente usata per ridurre l’impatto di una notizia consiste nel farla circolare in un ambito ristretto. Viene usata anche questa tecnica per tenere sottotono lo stillicidio di intimidazioni…

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Le sollecitazioni delle istituzioni internazionali

OSCE, Committee to Protect Journalist (CPJ) di New York, International Press Institut di Vienna, Article 19 (Londra).
…A scuotere l’Italia, a costringere il paese ad affrontare il caso dei giornalisti minacciati sarà probabilmente la crescente attenzione degli osservatori internazionali, che ha già prodotto numerosi richiami e sollecitazioni.
Non ci si può offendere per tanta attenzione. E’ un’attenzione giustificata, e non c’è modo di distoglierla. Bisogna farsene una ragione. Del resto, anche nella vita personale, sono spesso gli altri che scoprono i nostri difetti, che ci costringono a prenderne atto, che ci segnalano problemi che non vorremmo avere e ci spingono ad affrontarli. Nelle prossime pagine ricapitoleremo in questo spirito i principali e piu recenti richiami internazionali alla triste realtà italiana dei giornalisti italiani minacciati…

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L’allarme dei giornalisti

“Il numero dei giornalisti minacciati in questi ultimi anni in Italia, è incredibilmente aumentato”, ha detto il presidente dell’Ordine dei Giornalisti, Enzo Iacopino, il 21gennaio 2011 alla Giornata dell’Informazione che si è svolta al Quirinale alla presenza del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.
“Questa consapevolezza – ha aggiunto Iacopino – trova conferma nel lavoro di Ossigeno per l’Informazione, l’osservatorio sui cronisti minacciati voluto dall’Ordine dei Giornalisti e dalla FNSI. I giornalisti minacciati sono tantissimi. La realtà dei giornalisti minacciati ci impone di conoscere la fotografia dell’Italia reale. I giornalisti testimoni di verità sono sempre scomodi, in quanto nemici del crimine e del malaffare. I tentativi di condizionare la libertà dei giornalisti sono molti e ripetuti. Oltre quelle contenute in ipotesi legislative analoghe a norme assunte recentemente in Ungheria e immediatamente contestate dall’Unione Europea, ce ne sono altre. Il piu sottile dei tentativi è il precariato”.
Iacopino ha sollevato nuovamente la questione il 29 dicembre 2011 durante la conferenza stampa di fine anno del presidente del Consiglio Mario Monti, al quale, elencando i dati dell’osservatorio Ossigeno, ha chiesto l’attenzione del governo sui giornalisti minacciati.
Il 22 giugno 2011, di fronte all’escalation di intimidazioni, il Consiglio nazionale della FNSI, prendendo spunto dalle gravi, ripetute minacce di morte al giornalista Michele Mignogna di Larino (Campobasso), ha espresso “preoccupazione” per i troppi giornalisti minacciati in Italia. Con un ordine del giorno approvato all’unanimità, il sindacato unitario dei giornalisti ha sollecitato il Ministro dell’Interno ad adottare per ognuno di loro misure di protezione adeguate; ha chiesto al governo e al parlamento di adottare “norme più adeguate ad una situazione in cui il diritto di cronaca, sempre più spesso, viene ostacolato con la violenza e con abusi della legislazione attuati con querele pretestuose e richieste di risarcimento immotivate”. Il nome di Michele Mignogna, afferma il documento della FNSI, “è l’ultimo di una lunghissima lista di cronisti minacciati o gravemente intimiditi in Italia; lista alla quale, secondo le rilevazioni dell’osservatorio Ossigeno per l’Informazione, dal 1 gennaio 2011 si sono aggiunti altri 23 episodi. Mignogna è stato più volte minacciato dopo aver pubblicato, in esclusiva, documentate denunce di specifici episodi di infiltrazione camorristica, di malaffare politico, di sperpero pubblico; articoli che hanno dato spunto ad inchieste giudiziarie”.
Due giorni dopo questo appello è stata minacciata la cronista del “Corriere di Caserta” Tina Palomba. Il segretario della FNSI Franco Siddi, interpretando il mandato del Consiglio nazionale, ha sollevato la questione. “I crimini contro i giornalisti, soprattutto nel Sud, restano – ha detto – oggetto di permanente iniziativa sociale e sindacale, anche attraverso prossime campagne straordinarie”. Inoltre il segretario della FNSI ha sollevato la questione presso il Ministero dell’Interno e l’ufficio del Direttore Generale della Pubblica Sicurezza.
“Le gravi minacce subite da Tina Palomba – ha dichiarato Siddi – sono un grave attentato alla libertà individuale e alla libertà di tutti coloro che credono nel valore dell’informazione puntuale e corretta come bene pubblico. La bomba incendiaria che l’altra notte ha distrutto la sua auto, a Caserta, è l’ultimo episodio di una serie di intimidazioni salite paurosamente di intensità. Le misure sin qui assunte, con un programma di protezione attenuato, non bastano più. Seminare il terrore tra i giornalisti è un tentativo pesante e intollerabile di rendere debole e precaria l’informazione. Ai clan e alla delinquenza organizzata la Federazione Nazionale della Stampa manda un messaggio chiaro e forte: “Non ce la farete! Siete destinati a soccombere anche nel giorno in cui portate a compimento, come avete fatto, un attentato odioso quanto pericoloso. Il sindacato è pronto a mettere la sua firma per far comunque circolare le notizie del malaffare e della malavita che va stroncata con ogni mezzo. A Caserta, come in altre aree del Sud, c’è una spirale di violenza e illegalità che va stroncata. Nessuno va lasciato solo. Non è questione solo di una di azione di Polizia, ma anche di attività profonda sul piano culturale. Il libero circuito dell’informazione è essenziale”.
Purtroppo finora i drammatici appelli dell’OSCE, del CPJ, di Article 19, dell’IPI, della FNSI, dell’Ordine dei Giornalisti e i continui richiami di Ossigeno per l’Informazione sembrano caduti nel vuoto. Le autorità italiane li hanno semplicemente ignorati. A livello politico, parlamentare e istituzionale non ci sono stati riscontri. E molti giornali italiani hanno continuato ad ignorare sia gli appelli sia lo stillicidio di minacce, intimidazioni ed abusi. Questa disattenzione, purtroppo, non è nuova, e fa parte del problema.
E’ evidente che la disattenzione, addirittura la negazione del problema, finora sono state giustificate dalla mancanza di dati, dalla condizione di soggezione delle vittime e, più in generale, dal fatto che la questione dei giornalisti minacciati in Italia rappresenta un tabù. E’ difficile parlare del loro dramma come fino a poco tempo fa è stato difficile parlare della tragedia dell’aborto clandestino, degli stupri, dell’usura.
Ma qualcosa si muove. La disattenzione non è piu quella di prima. Lo dimostra lo spazio crescente dato al fenomeno da giornali e notiziari televisivi. La disattenzione è destinata a cadere del tutto in tempi brevi, perchè la situazione è allarmante ed ormai è difficile negare che il ricorso alle minacce e alle intimidazioni sia uno dei problemi principali dell’informazione in Italia, un problema che varca i confini di quella “riserva indiana” in cui vivono i cronisti di mafia: è uno dei problemi quotidiani con cui tutti gli operatori dell’informazione fanno i conti quando devono trattare una notizia scomoda; è uno dei problemi che impedisce ai cittadini di aprire un giornale e sapere tutto ciò che è effettivamente accaduto e può riguardarli.
Ossigeno rivendica il merito di questo mutato atteggiamento. Con il suo lavoro, l’osservatorio ha fornito il quadro oggettivo di riferimento, ha misurato l’estensione del fenomeno, ha fatto conoscerne la natura e le implicazioni delle intimidazioni, ha fatto sapere chi è stato effettivamente colpito e perchè. Ha impedito che si potesse negare del tutto il problema. Questo non è più possibile, e i primi effetti cominciano a vedersi. L’attenzione è cresciuta e forse arriveranno presto anche le risposte che, su questa e altre questione, sono mancate. A renderlo probabile è anche la fine di una lunga stagione politica auto-referenziale. Le nostre domande, ne siamo convinti, troveranno presto una risposta.
Ossigeno continuerà a fare la sua parte, a dare voce ai giornalisti che non hanno voce, a rendere visibili i cronisti minacciati che i prepotenti e i violenti vorrebbero rendere muti e invisibili. Continuerà a dare volto, voce e cittadinanza a un dramma che coinvolge ogni anno centinaia di giornalisti e decine di testate. Ossigeno continuerà a dire che cosa impedisce ai cittadini di conoscere notizie di rilevante interesse pubblico.
Ma Ossigeno intende anche fare un passo avanti. Conclusa, con questo Rapporto e con i due precedenti, la prima parte della sua missione che consisteva nel dimostrare che in Italia “il problema che non c’è” esiste ed ha dimensioni, natura e caratteristiche ben definite, l’Osservatorio sollecita più attivamente i soggetti competenti a fare ciò che è necessario per affrontare il problema.

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Le cose da fare

Come ha chiesto l’OSCE, è necessario rompere la spirale che produce da anni una progressiva intensificazione dell’uso della violenza e del ricorso agli abusi per condizionare l’attività giornalistica e impedire la pubblicazione di notizie sgradite.
E’ necessario interrompere il diffuso clima di intolleranza per il giornalismo di cronaca e per ogni forma di informazione critica. Un clima sempre più condizionante per chi osserva i fatti, raccoglie informazioni, per chi non si ferma alle versioni parziali, alle ‘veline’, ai comunicati ufficiali.
Per rompere questa spirale, bisogna soccorrere e rafforzare le vittime di questa intolleranza, che sono soprattutto cronisti locali, giornalisti, fotoreporter, operatori televisivi di piccole testate locali, free lance e blogger che raccontano – spesso in esclusiva – ciò che accade di storto nei piccoli comuni e nelle terre di mafia; i giornalisti che stanno in mezzo ai fatti, quelli che sono più attenti ai risvolti degli avvenimenti, quelli che si documentano direttamente, quelli che si spingono più avanti. Occorre sostenerli, premiarli, incoraggiarli, indicarli ad esempio. E’ necessario per dare ossigeno all’intero sistema dell’informazione, per respingere una concezione rinunciataria, burocratica, accomodante del giornalismo, al limite della propaganda e della pubblicità, due forme di comunicazione unilaterali nelle quali il lettore non è il dominus ma il bersaglio da colpire per convincerlo di una tesi prestabilita.
Sono molti i soggetti chiamati a fare la propria parte per rendere il giornalismo praticabile in Italia con la stessa libertà che gli è riconosciuta in altri paesi a cui facciamo riferimento: giornalisti, editori, istituzioni, parlamento, forze dell’ordine, magistratura, formatori, associazioni…
Le misure necessarie per rendere più sicuro il lavoro dei giornalisti italiani sono note da tempo. Alcune sono state illustrate nei precedenti Rapporti di Ossigeno. Qui ne facciamo una elencazione più ampia, indicando a parte, nel capitolo successivo, le riforme legislative che si sottopongono all’attenzione del Parlamento.

Scorte di polizia
Ai giornalisti più esposti al pericolo occorre fornire scorte ed altre misure di protezione, commisurate alle esigenze effettive, trovando formule in grado di soddisfare l’accresciuta esigenza di protezione con risparmio di personale e mezzi di pubblica sicurezza. Le forze dell’ordine, la magistratura, i Comitati provinciali per l’ordine e la sicurezza pubblica attivi nelle prefetture si mostrano sempre più sensibili a questo problema. In numerosi casi dalle attività di indagine sono emerse informazioni tempestive che hanno permesso di prevenire attentati o di punire chi li ha commessi e di disporre adeguati servizi di protezione per i minacciati. Occorre essere grati a questi organi dello Stato e allo stesso tempo sollecitare una attività più sistematica in questo campo, per dare coraggio ai giornalisti che resistono alle prevaricazioni e scoraggiare chi punta sulla disattenzione e sull’impunità.

Scorta mediatica
Il mondo dell’informazione sta finalmente prendendo in maggiore considerazione la gravità del problema. Ma deve mobilitarsi in modo più continuativo. Deve realizzare forme di solidarietà concreta ed efficace. In particolare deve attivare ogni volta la “scorta mediatica” formata da giornali e giornalisti che si schierano a fianco della vittima di turno per dimostrare che il giornalista preso di mira non è stato lasciato solo, per dimostrare che è vano e controproducente tentare di oscurare le notizie scomode minacciando il giornale e il giornalista che le ha pubblicate per primo: occorre dimostrarlo riproponendo quelle stesse notizie su varie testate, facendole proprie.

Comunicati di solidarietà
La solidarietà attiva impedisce l’isolamento delle vittime. E’ una protezione piu efficace di una corazza. La solidarietà è ciò che rende forti i deboli e li fa vincere. Perciò i comunicati di solidarietà sono necessari e ce ne vorrebbero di più.
Occorre sollecitare giornalisti, Comitati di redazione, fiduciari, organizzazioni di categoria, personaggi pubblici ed istituzioni a emetterli di volta in volta. Ma devono essere prese di posizione chiare. Devono essere vere attestazioni di solidarietò. Bisogna leggere bene i comunicati di solidarietà che vengono diffusi, perchè a volte attestano il contrario. Bisogna vedere cosa affermano, al di là della retorica e della ritualità. Occorre reagire a quelli freddi, generici, che di fatto attestano l’isolamento.
Occorre stigmatizzare la posizione di chi nega esplicitamente la solidarietà, perchè la solidarietà a un giornalista minacciato, a qualsiasi persona minacciata e sempre dovuta in quanto vittima, a prescindere da ciò che quella persona pensa o scrive. Bisogna leggere e analizzare le motivazioni di chi nega pubblicamente la solidarietà e con ciò alimenta l’isolamento.

Lavoro di squadra
Dopo una minaccia, e anche prima, a scopo preventivo, le redazioni devono studiare ed adottare misure idonee a rafforzare la sicurezza personale dei giornalisti più esposti in quanto trattano le notizie più impegnative. Lo strumento piu semplice, in uso in varie testate, è il lavoro di squadra: è utile ed efficace perche spersonalizza il rischio. Di fronte a una notizia vera per la quale un giornalista subisce intimidazioni, il suo giornale deve schierarsi in modo visibile con lui. Alla sua firma se ne devono aggiungere altre, per continuare a trattare lo stesso argomento. Il direttore e le “firme” del giornale devono mostrare chiaramente ai lettori che il giornalista minacciato non è solo, e devono costruire la solidarietà fuori dal giornale. Tutto ciò noto, è necessario, ma non sempre avviene.

Impegno personale
I giornalisti più sensibili devono impegnarsi affinche nel loro giornale si faccia di volta in volta ciò che è giusto e necessario. Oltre che necessario è doveroso impegnarsi personalmente, aiutare gli altri a superare momenti di esitazione.
L’impegno individuale conta molto. Tocca a ciascuno di noi mobilitare gli altri e impedire che l’ingranaggio dell’isolamento si metta in moto in modo inarrestabile. Cosa si può fare, concretamente? Alcune cose sono ovvie, scontate, e bisogna solo farle. Altre possono essere necessarie in determinati casi e perciò insieme all’impegno occorre fantasia.

Difendere le persone, difendere la libertà
In generale, ogni volta che si difende un giornalista intimidito bisogna dichiarare l’obiettivo di difendere con ciò, allo stesso tempo, in modo attivo, la libertà di cronaca e di espressione e la sua effettiva praticabilità. E’ importante perchè questo obiettivo chiama in campo un fronte ben più ampio del mondo giornalistico, un fronte che comprende la società civile, il mondo politico, le istituzioni. Bisogna associare nell’impresa ciascuno di questi soggetti, suggerendo iniziative comuni e sollecitando ognuno a trovare forme, strumenti, iniziative efficaci per difendere insieme alla libertà di espressione dei giornalisti il diritto di ogni cittadino di essere informato. Questo obiettivo non può essere tacciato di spirito corporativo o di parte e può consentire una più ampia mobilitazione.
Ancora non ci siamo, la solidarietà è spesso stiracchiata, la mobilitazione è deludente. Molti giornalisti se la devono cavare da soli, alcuni si rifugiano nell’avvilimento dell’autocensura…

Fare circolare le notizie
Nel 2010, soprattutto per effetto dell’attività di monitoraggio e di promozione dell’Osservatorio Ossigeno, la visibilità mediatica delle vicende dei giornalisti minacciati è molto aumentata ma la questione non ha ancora tutta l’attenzione che merita. E’ importante che le notizie sui giornalisti minacciati siano pubblicate man mano che emergono, che siano diffuse al di là dell’ambito locale e non solo dal giornale per cui lavora il giornalista colpito. E’ importante che ogni notizia su un giornalista minacciato sia contestualizzata ricordando i precedenti e la dimensione del fenomeno, in base ai dati del Contatore di Ossigeno, costantemente aggiornati e disponibili on line sul sito notiziario.ossigeno.info .
Fare circolare queste notizie, dare visibilità alle vittime, contribuisce a rompere il loro isolamento e a rafforzare la loro sicurezza. Far comprendere che le minacce non sono sporadiche contribuisce a sollevare il problema presso i soggetti istituzionali. Tocca ad ogni giornalista, qualunque sia il ruolo che ha nell’organico di una redazione, sollecitare l’attenzione su questo argomento. Chi è toccato dalla vicenda di un giornalista minacciato deve sentire la responsabilità di sollevare il problema che altri non vedono.
(Altri materiali sull’argomento sono consultabili sul sito notiziario.ossigeno.info )

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