La dissolvenza dei fatti | Intervento Arnaldo Capezzuto

Arnaldo Capezzuto,
giornalista, collaboratre di Ossigeno per l’Informazione

Arnaldo ha fatto una cosa incredibile a Napoli e molti non lo sanno. Arnaldo è il giornalista che ha fatto tutte le rivelazioni sull’omicidio di Annalisa Durante a Forcella. Le sue rivelazioni, la sua raccolta di testimonianze nel quartiere hanno contribuito a capire cosa era successo. Cosa era successo lo ha poi detto il processo. Processo in cui è stato condannato il figlio del boss Giuliano e durante l’inizio di quel processo Arnaldo è stato minacciato personalmente dal boss. Una situazione complicata. Arnaldo con il sostegno dell’ordine dei giornalisti e della federazione della stampa ha denunciato questo signore che lo aveva minacciato. L’ordine si è costituito parte civile, l’ordine degli avvocati ha dato il patrocinio legale, c’è stata una sentenza e il boss che aveva minacciato è stato condannato. Noi ci aspettavamo che ne avessero parlato i telegiornali e i giornali nazionali, invece mi pare che Napoli se ne sia quasi vergognata. Siamo tutti vittime di pregiudizi: non ci si può ribellare alle minacce e quindi quando succede e si ha ragione e si vince si quasi paura di farlo sapere.

Ringrazio Alberto che ogni volta è così gentile e ripropone questa vicenda che mi è accaduta e che può accadere a tanti giornalisti che fanno questo lavoro. L’episodio che mi è accaduto mi ha fatto conoscere Alberto che muoveva i primi passi con l’Osservatorio e abbiamo iniziato una collaborazione. Ricordo ancora la telefonata di Alberto che sottolineava con grande meraviglia il fatto che non si parlasse di una vicenda in cui un giornalista per la prima volta non veniva ammazzato ma denunciava, come è normale che sia, e faceva condannare coloro i quali avevano impedito la libertà di stampa pensando che potesse far accendere i riflettori su questa professione che a volte è davvero difficile, soprattutto in alcune zone, in alcuni quartieri, in alcune città e Napoli ne è una testimonianza.

Annalisa Durante fu ammazzata il 26 marzo 2004 in un agguato di camorra a Forcella, noto rione dove accado spesso e di frequenti questi episodi, ci sono stati altri due casi di vittime innocenti sparate in un conflitto a fuoco fra clan della camorra. Purtroppo gli episodi della storia si ripetono ma non insegnano niente: c’è tutto il clamore dei primi giorni e poi questa città assorbe e normalizza tutto.

Poco tempo fa a Forcella sono avvenute le stesse cose, con le stesse modalità e ci poteva essere un’altra Annalisa Durante. Importante la sentenza e il passaggio dell’intimidazione, il fatto che il giornalista non poteva stare in quella zona, denunciare e raccontare con attenzione quello che in quella zona accadeva è importante per i colleghi; dovrebbe cambiare il modo di fare cronaca, il modo di rappresentare le notizie in città: c’è l’evento negativo, l’omicidio, facciamo la cronaca minuziosa i primi 4-5 giorni e poi passando il tempo la cosa va nel dimenticatoio.

Se i giornali, i caporedattori, gli editori stimolassero l’inchiesta giornalistica per avere un giornalista staccato dalle agenzie di stampa, dalla normale gestione dell’informazione sarebbe una cosa buona. Al di là del mio caso. C’è la storia di Giovanni Taranto e di Metropolis e Metropolis TV che è un network di informazione importante soprattutto nell’hinterland napoletano riesce a fare la cronaca come si dovrebbe fare: i giornalisti non stanno in redazione, stanno per strada e prendono le notizie. Tante piccoli grandi notizie.

In questi ultimi mesi Metropolis è stata purtroppo più volte protagonista di aggressioni. L’ultimo caso quando Metropolis scrive di un camorrista che si sposa in carcere e che diventa collaboratore di giustizia. I clan sanno che Metropolis fa la rassegna stampa la mattina e fanno di tutto per bloccare l’uscita di questa notizia e la sua diffusione. Questa storia adesso c’è la racconta Giovanni Taranto, direttore di Metropolis TV.

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