La dissolvenza dei fatti | Intervento Lucia Licciardi

Lucia Licciardi,
agenzia AGI

L’Italia spicca in varie classifiche sulla negazione della libertà d’informazione. Nonostante delle leggi che tutelano la libertà di stampa, da tempo è in atto una censura strisciante fino al punto da trasformarsi in situazioni come quelle della Campania, in cui c’è una fitta presenza di mass-media, di piccole emittenti, che praticano l’autocensura.

Io vorrei condividere l’ottimismo del mio collega dell’agenzia di stampa Nuovacina, che ci dice che da loro tutto sta cambiando e sta cambiando in meglio. Anche da noi tutto sta cambiando, ma in peggio. Al di là dei casi eclatanti, come quelli della Capacchione, di Saviano, ci sono tanti altri casi, come quello di Arnaldo Capezzuto ad esempio. Il suo tuttavia è un caso in qualche modo ‘fortunato’, perché è riuscito a fare rete, ha denunciato quello che gli è successo alle Forze dell’Ordine, rivolgendosi all’Ordine, alla Federazione della Stampa.

La censura e l’autocensura strisciante di cui vi parlo sono strettamente collegate al mercato e al ricatto economico. Pensiamo alle querele. Spesso si passa direttamente al giudizio civile, e quando il giornalista non è coperto da una testata solida, che ha la possibilità economica di far fronte a richieste risarcitorie anche ingiuste, è completamente scoperto e sotto ricatto.

L’associazione della Stampa territoriale può intervenire con un suo fondo, fatto appositamente per questi casi. Fino a cinque anni fa era abbastanza facile coprire le richieste risarcitorie, ora questo fondo, e non il caso solo della Campania, a metà anno è ampiamente esaurito.

Un altro meccanismo di ricatto economico, e che riguarda ad esempio le agenzie, è quello dell’abbonamento o della convenzione, ed è un metodo molto sfruttato dalla politica, istituzionale e non. Se le inchieste e le notizie pubblicate sono sgradite, arriva telefonate che chiedono: “Ma la dovete proprio mettere in rete?”.

Un sistema per combattere tutto questo allora è proprioo quello di fare rete, come fa Ossigeno, monitorando, raccontando quello che succede, chi viene coinvolto. Allora si può lanciare un’allarme all’opinione pubblica.

Ascolta l’audio originale

Torna indietro

CHIUDI
CLOSE