La dissolvenza dei fatti e delle opinioni | Risposte al pubblico

Alberto Spampinato: “Noi non vogliamo fare di tutta l’erba un fascio. La Cina è la Cina: è un Paese non democratico, dove c’è il Partito unico. Però la Cina è un Paese che dieci anni fa è entrato nel mercato internazionale, che ha iniziato un certo percorso, liberalizzando molte regole del mercato. In realtà il sistema è rimasto autoritario, il controllo dell’informazione avviene perché ci sono delle leggi autoritarie, proibitive. C’è la legge sul segreto di Stato. In Italia invece noi abbiamo una legislazione liberale, dove c’è l’articolo 21 della Costituzione che è qualcosa di simile al primo emendamento della Costituzione americana, anche se non è la stessa cosa, che sancisce la libertà di espressione. Poi ci sono anche delle leggi che dicono “però”, specificando: una di queste è la legge sulla diffamazione, un’altra è quella che riconosce ai giornalisti il diritto a mantenere la segretezza delle fonti, anche se poi il codice penale, anche qui, dice “però”: perché se il giudice insiste e il giornalista non rivela la fonte, il giornalista può anche essere arrestato. Così le cose funzionano in Italia. Io credo in realtà che da questo punto di vista ci siano più ‘Italie’: quella delle grandi città, dove ci sono i grandi giornali, tanti giornalisti; poi c’è la periferia, e poi ci sono le province, i paesi, i posti dove c’è un solo giornale, dove c’è un corrispondente in un paesino di mille abitanti, dove tutti lo conoscono, e dove, se si da una notizia negativa, si può rischiare… Allora c’è una parte dell’Italia dove c’è meno informazione giornalistica, dove i giornalisti sono più deboli e c’è, all’interno di questa periferia, una parte dell’Italia in cui l’informazione funziona esattamente come dei sistemi autoritari, dove il potere autoritario è in mano alla criminalità organizzata in particolare. Tra le zone in cui la criminalità organizzata è tanto forte da impedire la vendita di un giornale in un’intera città, e quello che succede a Shanghai o Pechino, io non ci vedo molta differenza.”

Ottavio Lucarelli: “L’Italia viene da un periodo difficile, quello degli ultimi vent’anni. Siamo un Paese sull’orlo dell’abisso, ora si sta cercando di ripartire. Per fortuna abbiamo una Costituzione solida, forte.”

Alberto Spampinato: “I diritti devono essere riconosciuti formalmente, ma devono anche essere sentiti nella coscienza dei cittadini. Il diritto di essere correttamente informati ora non è vissuto in questo senso nelle coscienze dei cittadini: ora se ci propinano informazione adulterata noi lo accettiamo. Ma man mano che la coscienza crescerà le cose cambieranno. Secondo me è un processo inevitabile. L’unica vera incognita è: quanto tempo ci vorrà?”

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