Memoria | Guido Puletti

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Biografia

pulettiLa vita di Guido Puletti è contraddistinta dall’impegno politico, nel suo caso a sinistra, che lo vedrà imprigionato e torturato nel 1977 nell’Argentina del dopo golpe e nel 1990 iscritto in Italia a Democrazia Proletaria e quindi al Partito della Rifondazione comunista con il quale si candida e viene eletto nel consiglio comunale di Brescia, sua città d’adozione. Puletti nasce a Buenos Aires nel 1953: il padre è originario della provincia di Perugia, la madre ha ascendenti spagnoli e inglesi. Da studente delle superiori si avvicina ai gruppi peronisti per poi negli anni Settanta, da impiegato statale, essere un attivista sindacale, militando dal ’73 al 76 nell’organizzazione trotzkista Politica Obrera. Il 20 settembre 1977 viene sequestrato da un commando militare, chiuso in un campo di concentramento e torturato. Liberato grazie all’intervento dell’ambasciata italiana si rifugia in Italia, trasferendosi a Brescia nel dicembre dello stesso anno con tutta la famiglia.
Nel 1981 comincia a scrivere per la pagina culturale del quotidiano Bresciaoggi. Ma i temi a lui cari sono la politica e l’economia internazionale interpretati alla luce della contrapposizione fra un Nord sempre più ricco e un Sud sempre più povero. Dalla metà degli anni Ottanta, in qualità di autorevole specialista, avvierà su tali questioni numerose collaborazioni con agenzie di stampa, riviste, periodici: Ansa, Mondo Economico, Il Mondo, Epoca, Panorama, Geodes, Rinascita. Nel 1991 scoppia il conflitto nella ex Jugoslavia: in luglio Puletti, attivo anche nei movimenti di opposizione alla Guerra del Golfo, partecipa alla marcia di Sarajevo organizzata dai Beati Costruttori di Pace di don Albino Bizzotto. Una volta rientrato scriverà: “Il conflitto ha degradato e imbarbarito i rapporti sociali, politici culturali… È come se una divinità impazzita avesse trasportato con un’infernale macchina del tempo l’intera zona nel Medio Evo più buio”. Gli sconvolgimenti che stanno mettendo a ferro e fuoco i territori martoriati al di là dell’Adriatico diventano centrali non solo nel suo lavoro di giornalista, ma anche nella sua analisi politica e nel suo fervore umanitario. Nei primi mesi del 1993, Puletti intensifica i viaggi in Bosnia. Quello finalizzato a un progetto di solidarietà destinato alle città di Vitez e di Zvidovici gli sarà fatale: il 29 maggio il suo convoglio viene assalito vicino a Gornji Vakuf dai “Berretti Verdi” del comandante “Paraga”, al secolo Hanefija Prijc. Puletti viene fatto scendere insieme ad altri quattro volontari e scortato a una vicina radura per essere fucilato. Con lui muoiono Sergio Lana, studente di 21 anni di Gussago, e Fabio Moreni imprenditore cremonese di 40 anni. Nel settembre del 1998 il ministero di Grazia e Giustizia italiano riconosce l’eccidio come “delitto politico”. Il 28 giugno 2001 Paraga viene condannato dal tribunale di Travnik a 15 anni di reclusione, ridotti a 13 nell’aprile dell’anno seguente dalla Corte di Cassazione di Sarajevo. Al riguardo l’associazione “Guido Puletti” rileva che manca ancora l’identificazione degli esecutori materiali – i due soldati bosniaci che hanno premuto il grilletto – e dei mandanti della strage.  (da Giornata della Memoria dei Giornalisti uccisi da mafie e terrorismo)

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– UNCI, Giornata della memoria dei giornalisti uccisi da mafie e terrorismo, Roma, 2008.

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