Rapporto 2006/2009

Rapporto 2006/2009. Un dossier per un Osservatorio

L’intervento di Angelo Agostini – Rapporto Ossigeno 2006/2009

Nel 2008, anno terribile, l’anno della strage di Duisburg, l’anno della rivolta di Assindustria Sicilia, questa rivista decise di dedicare un numero monografico al tema della copertura giornalistica dei fatti di mafia in Italia (e conseguentemente) anche in Europa. Ho conosciuto allora Alberto Spampinato. Mi era noto, ovviamente, per la vicenda di suo fratello Giovanni. Sapevo che con un pugno di altri colleghi era memoria storica del giornalismo impegnato contro le mafie. Ancora, però, non avevo avuto a che fare con la sua caparbia volontà di lottare, di battersi prima di tutto perché la memoria di questo dramma nazionale non andasse dispersa e, più ancora, perché la lotta alla criminalità organizzata, ai suoi rapporti con la politica, con l’imprenditoria e con la «società civile» tornasse ad essere una priorità nell’agenda della politica, nell’agenda delle Istituzioni.

Alberto è una forza della natura. Non aveva ancora finito di consegnare il suo contributo a quel dossier, che già mi chiedeva di aiutarlo a costruire un Osservatorio nazionale sulle notizie oscurate e sui giornalisti minacciati dalle mafie. Voleva coinvolgere la Federazione nazionale della Stampa (di cui è consigliere nazionale), il Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti e le associazioni regionali e i consigli regionali degli organismi di categoria.

Voleva fortemente collaborazione e supporto, perché soltanto così l’iniziativa che aveva in mente avrebbe trovato il peso e la risonanza istituzionale che lui riteneva (giustamente) necessaria. Per mia indole preferisco le iniziative che muovono dalla forza attiva anche di poche persone, che però si danno da fare sul serio, senza cercare necessariamente riconoscimenti o stellette. E poi, gli dicevo, c’è già «Libera Informazione», l’associazione creata da Roberto Morrione insieme ad altri, come costola di «Libera» di Don Ciotti.

Ha vinto Spampinato. Non solo s’è stabilito un ottimo rapporto con «Libera Informazione», come testimonia l’editoriale d’apertura di questo numero. Ma tanto la FNSI, come l’Ordine, hanno garantito il loro supporto. Da questo lavoro, una volta all’anno, uscirà un rapporto sui giornalisti minacciati, sulle situazioni di pericolo, sulle realtà dove le notizie di mafia stentano a uscire o non escono affatto, quando non ne vengano fuori di segno diametralmente opposto.
Al disegno, fortemente voluto da Spampinato, la rivista ha voluto offrire il contributo che vedete in questo doppio numero monografico. È soltanto la seconda volta, in oltre trent’anni, che «Problemi dell’informazione» esce con un numero doppio.

Questa volta ne valeva davvero la pena. C’erano tanti materiali pubblicati negli anni passati che andavano raccolti in una unica sede (le rassegne annuali curate da Roberto S. Rossi). C’erano i materiali preparatori per l’Osservatorio, curati dallo stesso Spampinato, che è bene vengano diffusi il più ampiamente possibile. C’è l’essenza stessa dell’Osservatorio: il repertorio cronologico delle minacce, degli attentati, delle intimidazioni subite dai giornalisti. Ci sono molti materiali originali: gli editoriali di Roberto Morrione e Lirio Abbate; i primi tre approfondimenti su casi regionali (Caserta, Calabria e Sicilia) affidati a tre giornalisti: Agostini, Rossi e Mirone. C’è infine l’intero repertorio di tutti i materiali sulle mafie pubblicati negli anni su queste pagine.

Una rivista è ovviamente una rivista. Non ha l’ufficialità di un’istituzione. Può scordare qualche cosa, può incorrere in
qualche errore (lieve, speriamo), e sarà pronta a correggerlo. Il senso di questo lavoro, che sarà presentato in anteprima al Festival internazionale del giornalismo di Perugia ai primi di aprile, non è quindi istituzionale, ma culturale. Il suo obiettivo è contribuire a fare crescere nei giornalisti e nei cittadini il senso dell’urgenza drammatica del peso che attanaglia il Paese sotto gli interessi della criminalità organizzata e il sentimento di solidarietà, di vicinanza, di colleganza ai tanti cronisti che continuano da soli la loro battaglia perché tutti noi si possa essere un poco
più liberi.

Oltre agli autori, che hanno tutti contribuito volontariamente a questo dossier, un ringraziamento particolare va all’Università Iulm di Milano che ha permesso di utilizzare i fondi di ricerca della cattedra di Teoria e tecniche del linguaggio giornalistico per la realizzazione delle inchieste in Campania e Calabria.

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