Mehari al Parlamento Europeo accolta da Martin Schulz e Rosy Bindi

L’auto di Siani che ricorda le vittime della mafia e i giornalisti uccisi accolta quale simbolo dell’impegno europeo contro la criminalità organizzata

BRUXELLES – Partita da Napoli, passata da Roma, l’auto di Giancarlo Siani – il giornalista ucciso dalla camorra nel 1985 – è arrivata ieri al Parlamento europeo dove è stata accolta dal presidente Martin Schulz. L’auto e il suo corredo espositivo restano a Bruxelles per due giorni. Giovedì 5 dicembre 2013 alle 19 la missione europea si conclude con un convegno all’istituto italiano di cultura.

“Grazie di aver portato la Mehari da Napoli a qui”, ha detto Schulz nel suo intervento all’inaugurazione dell’esposizione (a cui sono stati presenti, tra gli altri, la presidente della commissione antimafia Rosy Bindi e uno dei tre candidati alla segreteria del Partito democratico Giuseppe Civati).

“Questa macchina”, ha continuato Schulz, “è il simbolo della lotta alla criminalità, che è un ostacolo alla coesione sociale, e dunque la lotta alla criminalità coinvolge tutta l’Europa. L’eredità spirituale e intellettuale che ci ha lasciato Giancarlo Siani è quella di opporsi ai soprusi e di difendere la dignità umana. La battaglia contro le organizzazioni criminali, come mafia, camorra, Sacra corona unita, è sostenuta al cento per cento dalle istituzioni europee. Contate su di noi, come noi contiamo su di voi. Non siete soli”.

Schulz si è seduto al volante della Mehari e si è fatto fotografare con una maglietta con la scritta “Facciamo un pacco alla camorra”. Ha parlato di Siani con commozione, ricordando che aveva appena compiuto 26 anni il giorno in cui fu ucciso. “Ho un figlio della stessa età – ha detto – e capisco, ammiro e onoro il coraggio che ha avuto questo giovane uomo. Allo stesso tempo sento una forte tristezza per la sua morte, comprendendo che era ancora un ragazzo. La sua eredità spirituale e intellettuale ci insegna a combattere contro i soprusi e a difendere i valori delle forze vive delal nostra società”.

Francesca Ratti, segretario generale aggiunto del Parlamento europeo, in linea con le parole di Schulz, ha sottolineato la forte valenza politica che incarna la vettura e l’accresciuta sensibilità europea, negli ultimi anni, a combattere la criminalità. A suo parere, l’esercizio del giornalismo investigativo è essenziale per sostenere i principi di legalità e libertà contribuendo così a dar vita a una società più giusta.

Geppino Fiorenza, di Libera, ha ripercorso la storia del recupero dell’auto di Siani, dal suo ritrovamento in un agriturismo di Filicudi, in Sicilia, passando per l’utilizzo nel film Fortapàsc di Marco Risi, fino all’essere diventata simbolo di un giornalismo in prima linea nella lotta alla criminalità e per un’informazione corretta e trasparente. Sulla Mehari, in questo viaggio sono salite simbolicamente tutte le vittime della criminalità, organizzata e comune, oltre ai giornalisti italiani uccisi dai poteri occulti e dalle guerre, i cui ventisei nomi sono stati letti nel corso della cerimonia.

Andrea Cozzolino, collega e amico di Siani e ora parlamentare europeo, ha ricordato gli anni ottanta insanguinati dalle decine di uccisioni in Campania e come l’omicidio di Giancarlo sia stato il catalizzatore per la nascita dell’organizzazione degli “studenti anticamorra” a Torre Annunziata, la prima risposta di un’intera generazione alla violenza delle mafie.

“La Mehari, da simbolo di tragedia a momento di riscossa di quello che si può e si deve ancora fare”: è quanto ha sottolineato l’ambasciatore italiano a Bruxelles, Alfredo Bastianelli. “È una lotta di cui l’Italia è promotrice ma che deve condividere con l’Europa e con il mondo intero”, ha aggiunto.

Alfredo Avella, presidente del comitato campano delle vittime della criminalità, ha lanciato un appello alle istituzioni europee, chiedendo che ci si prenda cura e non si dimentichino i familiari delle vittime, spesso costretti a convivere da soli con il dolore. “Se vogliamo una vera giustizia dobbiamo preoccuparci di chi resta. Se ciò non viene fatto, questo viaggio non ha molto senso”, ha ammonito.

Paolo Siani, fratello di Giancarlo, ha affermato che “questa macchina porta con sé dolori, sofferenze e sconfitte, ma dopo questo viaggio vuole tornare a Napoli carica dell’impegno per la legalità, un impegno che abbiamo richiesto, in Italia e in Europa, a chi ci governa. Se questo accadrà la morte di mio fratello sarà stata meno inutile”.

Siani ha poi ricordato che “la Mehari porta anche le buone pratiche fatte in questi anni in Campania: in questi anni stiamo facendo una buona, seria, moderna antimafia sociale, stiamo costruendo un tessuto connettivo dove la legalità la fa da padrone”, ha aggiunto, consegnando una t-shirt con la scritta “La camorra non vale niente” ai parlamentari europei presenti.

A chiusura della cerimonia sono stati distribuiti alcuni “pacchi alla camorra”, contenenti prodotti alimentari biologici coltivati sui terreni confiscati alle mafie.

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