Volevano sparare a Tizian, chiesto il giudizio per loro e altri 32

In seguito alla scoperta di quel piano, dal 2011 il giornalista vive sotto scorta

In una conversazione telefonica intercettata dalla Guardia di Finanza alla fine del 2011, parlavano della possibilità di “sparare in bocca” al giornalista Giovanni Tizian, all’epoca alla Gazzetta di Modena, se non avesse smesso di scrivere quegli articoli che disturbavano i loro affari. Ora il presunto boss della ‘ndrangheta, Nicola Femia e il faccendiere piemontese Guido Torello, che fecero quella telefonata, sono tra le 34 persone per le quali il pm della Dda di Bologna, Francesco Caleca, il 30 novembre ha chiesto il rinvio a giudizio.

Tizian, dopo quell’intercettazione, venne messo sotto protezione. Attualmente lavora per il Gruppo Espresso.

Le richieste sono state notificate nell’ambito dell’indagine “Black Monkey” delle Fiamme Gialle sul gioco online illegale e su un giro di slot manomesse  che si avvia così verso il processo, con l’associazione a delinquere di stampo mafioso contestata a 24 posizioni e altre accuse che vanno dall’estorsione, alla violazione di leggi sul gioco, all’intestazione fittizia di beni e ad altri reati. A gennaio scorso erano state 29 le ordinanze di custodia cautelare. Femia, ritenuto il leader dell’organizzazione, è ancora in carcere.

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