Libertà d'informazione

Inchiesta Qn con false confessioni. Dure reazioni di Cei e Odg

In un reportage una giornalista ha finto di doversi confessare e ha raccontato a diversi preti situazioni particolari con l’obiettivo di capire la posizione della Chiesa nel confessionale

“Le nostre regole deontologiche non consentono di nascondere la propria identità e di agire sotto mentite spoglie, se non quando la vita del giornalista è in pericolo. Oppure quando il dichiarare l’identità renderebbe impossibile il servizio, ma per scoprire che cosa la Chiesa preveda sui divorziati o sul Battesimo non occorre certo guardare dal buco della serratura”. Così il presidente dell’Ordine dei Giornalisti Enzo Iacopino, in un’intervista rilasciata al quotidiano l’Avvenire, ha commentato un’inchiesta del Quotidiano Nazionale sulla confessione nella Chiesa Cattolica. L’autrice dell’inchiesta, Laura Alari, ha infatti finto, di volta in volta, di essere un’altra persona e ha sottoposto la sua situazione ad alcuni preti durante la confessione, raccogliendone le risposte.

L’intervento di Iacopino arriva dopo le dure reazioni del segretario generale della Cei, monsignor Nunzio Galantino, che ha dichiarato: “Mi meraviglio che una certa stampa che si batte per il rispetto della libertà non rispetta quella degli altri: aver messo in atto una falsità, un imbroglio, è una mancanza di rispetto nei confronti degli altri”. Il segretario della Cei ha definito il servizio “aberrante” dal punto di vista deontologico e ha aggiunto: “Non è nemmeno una novità perché in passato già sono state fatte schifezze di questo tipo”.

Sul caso è intervenuto anche il presidente della Cei Emilia Romagna Carlo Caffarra, che aveva definito questo tipo di servizi “una grave offesa alla verità di un Sacramento della fede cristiana”.

Intervistata da Avvenire, Laura Alari ha detto che, nonostante l’iniziale perplessità, ha deciso di calarsi nella parte perché “fingere in confessionale era l’unico modo per capire senza filtri cosa succede oggi nella Chiesa”. Inoltre, spiega, “le situazioni che raccontavo non erano inventate, appartenevano a persone che conosco. E che mi hanno ringraziato. Questo mi ha ripagato di tutta la sofferenza: in realtà mi sentivo male mentre lo facevo perché ho incontrato preti splendidi, che mi hanno dedicato ore”. Il direttore del Qn, Andrea Cangini, si legge ancora su Avvenire, ritiene la reazione del presidente della Cei Emilia Romagna “un atto dovuto, che mi aspettavo e che rispetto. Ma – aggiunge – quando un giornalista è d’inchiesta quasi sempre viola la deontologia, fa parte del nostro lavoro. I documenti che abbiamo pubblicato hanno un valore oggettivo e non c’era altra strada per averli”.

FD

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