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Diffamazione. Come una causa per danni può cambiarti la vita

La vicenda esemplare del settimanale Il Caffè dei Castelli : vince in giudizio ma paga le spese legali e il cronista cambia mestiere

Intimidito da una richiesta di risarcimento di cinquantamila euro, un cronista ha cambiato mestiere. Il giudice ha dato ragione anche all’editore e al direttore: hanno vinto la causa ma devono pagare le spese legali. Il sindaco, che aveva promosso la causa, ha perso ma non è stato sanzionato per lite temeraria. Questa vicenda giudiziaria esemplifica con quanta facilità e senza subire conseguenze si può abusare delle querele per diffamazione e delle cause per danni ingiusti per intimidire i giornalisti e aggravare le spese dei giornali.

La storia riguarda un articolo del settimanale laziale Il Caffè dei Castelli (leggi i dettagli) e rappresenta la summa dei problemi che le istituzioni europee e internazionali suggeriscono ai singoli paesi di risolvere, superando inadempienze e riformando le leggi penali e civili in materia di diritto all’informazione. E anche la summa di ciò che Ossigeno e altre organizzazioni non si stancano di ripetere: in Italia occorre un cambiamento radicale delle norme in materia di querele e liti pretestuose e infondate, occorre scoraggiare e punire chi ricorre alla giurisdizione non per avere giustizia ma per intimidire giornalisti e testate. Con le norme attuali può riuscirci al punto di indurli a non scrivere più articoli su qualcuno o su una determinata vicenda o da indurre a cambiare mestiere.

Si tratta di abusi del diritto che non si dovrebbero lasciar correre. Oggi è facile fermare la pubblicazione di notizie e commenti sgraditi. Basta chiedere un risarcimento per danni all’immagine e alla reputazione, per danni patrimoniali e non patrimoniali, indicando soggettivamente un importo che può essere di centinaia di migliaia di euro e l’obiettivo è raggiunto. E poiché la legge impone alla società editoriale di iscrivere in bilancio il dieci per cento di questi esosi importi, appena vengono richiesti e prima che un giudice esamini la domanda, ecco che il chilling effect (effetto raggelante) è conseguito. Società editoriali piccole e medie possono chiudere i battenti difronte a richieste di risarcimento. Al mensile la Voce delle Voci è accaduto proprio questo.

Per fortuna, accade spesso che editori, direttori e giornalisti vincano le cause penali e civili. Ma spesso anche in questo caso subiscono un danno poiché di solito i giudici archiviano o pronunciano sentenze di assoluzione con formule ampie (il fatto non costituisce reato; per non aver commesso il fatto) facendo prevalere il diritto di cronaca e il diritto di critica. Ma senza sanzionare chi ha promosso la causa, per comportamento temerario e pretestuoso e, in molti casi, neppure a pagare le spese legali sostenute dall’accusato (leggi l’intervento dell’avvocato Andrea Di Pietro). Ancora più grave che chi muove accuse documentalmente false non sia perseguito per il reato di calunnia.

Tutto ciò era già accaduto e ora si è ripetuto per il Caffè dei Castelli. Che cosa aspetta il Parlamento?

GFM

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