Aggiornamento minaccia

Mafia. Paolo Borrometi testimonia nel processo contro Ventura

Il 26 settembre 2016 il giornalista ha ricostruito la vicenda delle intimidazioni davanti al presunto colpevole delle minacce che ha ricevuto. Presente in aula la Fnsi

Il 26 settembre 2016 il giornalista Paolo Borrometi, direttore del sito Laspia e collaboratore dell’agenzia di stampa Agi, ha testimoniato nell’aula del Tribunale di Ragusa al processo contro il presunto boss Gionbattista Ventura, accusato di aver minacciato il giornalista con l’aggravante del metodo mafioso. Sollecitato dalle domande del Pm Valentina Sincero, Borrometi ha ricostruito l’intera vicenda davanti al presunto colpevole delle minacce.

Secondo quanto riferisce l’agenzia Agi, “tutto sarebbe incominciato da una pubblica inchiesta che faceva riferimento al ritorno in libertà del signor Angelo Ventura, figlio dell’imputato e su un agenzia di pompe funebri che portava il nome Ventura” .

Borrometi ha raccontato che i primi messaggi di minaccia gli sono arrivati “dopo un articolo che parlava della presenza al mercato ortofrutticolo della criminalità organizzata, di pregiudicati e pluri-pregiudicati”. Poi una lunga e inquietante serie di minacce hanno costretto il giornalista a vivere sotto scorta. Nell’agosto del 2015 Ventura aveva platealmente minacciato il giornalista su Facebook e nei commenti agli articoli pubblicati su La Spia. “Ti scipperò la testa anche all’interno del Commissariato di Vittoria. Da ora in poi sarò il tuo incubo”.

Nell’aula del Tribunale di Ragusa, accanto a Borrometi, erano presenti la Federazione Nazionale della Stampa, con il presidente Beppe Giulietti, il segretario dell’Usigrai, Vittorio Di Trapani. Oltre alla Federazione Nazionale della Stampa (leggi) si sono costituiti parti civili nel procedimento anche l’Ordine nazionale dei Giornalisti, l’Ordine dei giornalisti della Sicilia e il Comune di Vittoria (Ragusa).

Nella prossima udienza, prevista per l’8 novembre 2016, ci sarà l’audizione di quattro testimoni di giustizia.

“In quell’aula a testimoniare – ha dichiarato Borrometi a Ossigeno – non c’ero soltanto io, ma tutti i giornalisti che cercano di fare il loro lavoro e che sperano di ricevere, insieme ai cittadini, la giustizia che si aspettano da chi ha il dovere di amministrarla”.

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