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A San Procopio non fu un vero inchino. Prosciolto sindaco che negava la sosta

Il primo cittadino smentì i fatti accusando di falso il giornalista Michele Inserra ma senza sapere come si erano svolti. Ossigeno: una vicenda pirandelliana

A tre anni dalle clamorose polemiche per la notizia di “inchino” reverenziale della statua del santo patrono del comune calabrese di San Procopio (RC) in omaggio a un boss, il giudice per le indagini preliminari di Reggio Calabria Domenico Santoro ha archiviato il procedimento per calunnia aggravata a carico del sindaco Eduardo Lamberti Castronovo, del vicesindaco Antonio Cutrì e del parroco Domenico Zurzolo. Il procedimento era stato aperto dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria. Inoltre  il giornalista Michele Inserra del Quotidiano del Sud, ritenendosi calunniato aveva presentato una querela. Il GIP ha ora archiviata anche l’accusa di falso ideologico al maresciallo dei carabinieri Marcello Salsano, che aveva negato che la statua avesse fatto una sosta nei pressi della casa del boss.

Il giornalista Michele Inserra ha commentato la decisione dicendo: “Per me è importante che si sappia che ho fatto correttamente il mio lavoro: le mie denunce sono confluite in un’indagine autonoma della Dda, che comunque non è stata aperta a seguito del mio servizio”.

Il 12 luglio 2014, quattro giorni dopo la processione del santo patrono, come raccontò Ossigeno (leggi) il giornalista aveva scritto in un articolo che durante quella processione la statua aveva fatto una sosta in segno di omaggio di fronte alla casa di un boss ‘ndranghetista, Nicola Alvaro, e che la moglie di questi si era avvicinata e aveva offerto un obolo. La notizia aveva fatto sensazione perché poche settimane prima un episodio simile si era verificato nel vicino comune di Oppido Mamertina.

Ma a San Procopio il sindaco aveva reagito negando che ciò fosse avvenuto e inoltre chiedendo all’autore dell’articolo di smentire, se non voleva essere querelato. Il giornalista  non aveva smentito e anzi aveva denunciato il sindaco per calunnia aggravata. La querela del sindaco fu effettivamente presentata e fu archiviata. Il primo cittadino inoltre riunì il consiglio comunale in seduta straordinaria e approvò un ordine del giorno con il quale si chiedeva al cronista di smentire pubblicamente il contenuto di un articolo e di porgere le scuse a tutti i cittadini.

Cosa rimane di quei fatti, dopo l’archiviazione della calunnia? Il pm di Reggio Calabria Luca Miceli ritiene che il giornalista abbia agito correttamente, raccontando un fatto vero, e il sindaco abbia  “aspramente criticato il giornalista” accusandolo di aver scritto una notizia falsa, (ma) non per questo lo ha calunniato, poiché tale reato è configurabile solo nel caso in cui si diano insieme la “sicura conoscenza della non colpevolezza dell’accusato” e la “intenzionalità dell’incolpazione”. In altre parole, sindaco, vicesindaco e parroco, quando hanno criticato Inserra, “non potevano sapere che, in realtà, i fatti riferiti dal giornalista fossero veri”, mentre il maresciallo Salsano non ha “dolosamente omesso di riportare specificamente la fermata (della processione, ndr) in prossimità della casa del boss Alvaro allo scopo di nascondere l’evento”, come attestato dalle riprese video della processione che il militare ha consegnato alla procura.

In sostanza, tutti e quattro gli indagati “secondo la loro percezione diretta dei fatti e la propria elaborazione critica degli stessi” ritenevano “che durante la processione di San Procopio non si fossero verificati fatti analoghi rispetto a quelli verificatisi ad Oppido Mamertina qualche giorno prima, almeno nei termini poi riportati dall’Inserra”.

IL COMMENTO DI OSSIGENO – Il direttore di Ossigeno per l’Informazione, Alberto Spampinato, ha così commentato l’archiviazione del procedimento per calunnia nei confronti del sindaco di San Procopio per le accuse di falsità rivolte nel 2014 al giornalista Michele Inserra: “Mi fa piacere che il sindaco di San Procopio sia uscito indenne da questa vicenda pirandelliana che dice molto bene (anche a lui) con quanta approssimazione i testimoni riferiscono i fatti in certi paesi della Calabria. Al sindaco auguro di trovare, in futuro, fra i suoi concittadini, osservatori che gli riferiscano le cose con la stessa impassibile oggettività delle telecamere piazzate a San Procopio dalla magistratura. Rivolgo un ringraziamento anche a quelle telecamere: grazie, senza di voi oggi non potremmo dire che quella statua e i suoi portatori effettivamente sostarono davanti a quella casa. Mi chiedo: quante telecamere ci vorrebbero in Calabria per raccontare i fatti senza rischiare smentite improprie?”.

MF-DB-ASP

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Una risposta a A San Procopio non fu un vero inchino. Prosciolto sindaco che negava la sosta

  1. paolo scrive:

    Purtroppo certe persone non si smentiscono nemmeno davanti a filmati registrati e chiaramente veri (Magistratura).
    Adorabile Sud, svegliati, ripudia questa vergognosa accettazione di “benestare apparente”, lascia ai tuoi giovani la possibilità di essere cittadini del Mondo a casa loro, nel rispetto delle regole di civile coabitazione e che sbaglia paghi le sue colpe, non con la pistola ma con la pena adeguata.

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