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Klaus Davi, figli di boss mi scrivono: “anch’io sono omosessuale”

Intervistato da Ossigeno, ha parlato di come i suoi orientamenti sessuali – dichiarati in pubblico – influiscano sul lavoro in Calabria, con esiti sorprendenti

Il fatto di essere omosessuale ha creato problemi al tuo lavoro di inchiesta in Calabria?
“Con la Calabria e con i calabresi non ho avuto nessun problema. Invece ne ho avuto parecchi con gli ambienti di mafia, che sono dichiaratamente omofobi. Ma la mia presenza ha messo in luce sia l’omofobia sia l’altra faccia della medaglia. Ho ricevuto lettere bellissime da figli di boss importanti, lettere firmate in un paio di casi, di ragazzi che hanno ammesso la loro omosessualità, che sono stati costretti a sposarsi e ad avere figli per salvare le apparenze. Con queste confidenze queste persone hanno messo la loro vita nelle mie mani. Quindi la mia trasparenza ha pagato, anche nell’ambiente mafioso. Oggi posso dire che ogni ‘ndrina ha all’interno uno o due omosessuali. Ci sono anche le lesbiche, ma la donna lesbica è più controllabile, disturba meno l’ordine delle cose. Una volta i gay venivano fatti sparire con la lupara bianca. Le cose sono cambiate. La ‘ndrangheta si è contentata di separare alcune coppie gay. Agli inquirenti queste informazioni interessano poco, non sono funzionali al loro lavoro. Ma da un punto di vista giornalistico, antropologico, sociologico, è interessante scoprire questo mondo sommerso. Emerge una realtà complesse: quello è un mondo chiuso nel quale succede di tutto”.

Comunque hanno fatto riferimento al tuo orientamento sessuale per denigrarti, per intimidirti…
“Hanno cavalcato il mio orientamento sessuale per svalutare il mio lavoro agli occhi degli altri. La ‘ndrangheta non fa queste cose per colpire la persona che minaccia ma per dare un messaggio al proprio interno e all’esterno. Quando si fa una minaccia, un insulto di tipo sessuale, omofobica verso qualcuno, si vuole dire: costui vale meno di zero. Per loro, in ordine di importanza, prima viene l’uomo, poi la donna e, al terzo posto, dopo la donna, l’omosessuale. La donna in certi momenti svolge un ruolo importante all’interno del clan, ad esempio quando i maschi sono in galera. Ma la donna non deve svolgere ruoli dirigenziali. La ‘ndrangheta ha una struttura maschile nella quale l’omosessuale occupa il gradino più basso della scala”.

RDM

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