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Italia. Le notizie più pericolose di Ossigeno. Settembre 2017

Questa rassegna mensile delle intimidazioni in Italia è realizzata da Ossigeno per l’Informazione per il Centro Europeo per la Libertà di Informazione e di Stampa di Lipsia (ECPMF), con il sostegno dell’Unione Europea

Minacce, intimidazioni, attacchi: i casi più gravi

Catania. “Ti spacco il fegato!” Telefonate minatorie a giornalista attivista
“Sei convinto che non riusciremo a raggiungerti? Sono io quello che ti spaccherà il fegato”: così un anonimo,  dall’accento catanese, la sera del 20 luglio ha minacciato al telefono Orazio Vasta, giornalista freelance, precario, sindacalista USB e militante antifascista di Catania.

Calabria. “Sei un uomo morto”, scrivono a giornalista di Strongoli
Il 19 settembre a Strongoli (Crotone) il giornalista Giovanni Le Rose, collaboratore del giornale online locale Il Crotonese, ha trovato nella cassetta della posta della sua abitazione una lettera anonima di minacce: “Giornalista di merda sei un uomo morto finirai in una discarica tu e il tuo comitato”. Accanto alla scritta la foto di una bara portata in spalla.

Rho. Milano. Intrusione e danni al settimanale Settegiorni
Nella notte tra sabato 2 e domenica 3 settembre, forzando una porta sul retro dell’edificio, qualcuno si è introdotto nella sede del settimanale Settegiorni di Rho, in provincia di Milano, in pieno centro, devastando gli uffici e coprendo con scritte ingiuriose le pareti e i vetri delle finestre. È il terzo episodio di questo genere in pochi mesi. Non risulta che sia stato rubato qualcosa.

Palermo. Aggredita troupe, Stefania Petyx colpita con un bastone
A Palermo il 21 settembre la giornalista Stefania Petyx, inviata di Striscia La Notizia, il suo cameraman e un’autrice del programma sono stati aggrediti dagli occupanti abusivi di uno stabile di proprietà dell’ospedale Civico della città. Nella struttura, dichiarata inagibile, vivono da un anno quattro famiglie.

Borrometi. Ancora minacce al giornalista sotto scorta. Il suo nome inserito sulla “Piattaforma per promuovere la protezione del giornalismo e della sicurezza dei giornalisti”
Il 15 settembre la Polizia e i Carabinieri di Ragusa hanno eseguito 15 arresti a Vittoria (Ragusa), sequestrando un’azienda riconducibile al clan Ventura che, con alcuni suoi esponenti, aveva minacciato il giornalista Paolo Borrometi per alcuni articoli dedicati ai loro affari illeciti, costringendolo a chiedere la protezione delle forze dell’ordine (leggi tutto).
Quattro giorni prima Borrometi è stato nuovamente vittima di un attacco: due persone lo hanno insultato pesantemente su Facebook. Sebastiano Casto – condannato in passato per truffa, estorsione e minacce – ha inserito sul profilo della testata online LaSpia.it, che il giornalista dirige, un commento offensivo ad un articolo in cui il giornalista parlava delle elezioni comunali ad Avola. Dopo un nuovo articolo dedicato a Casto, altri insulti sono arrivati da parte di un altra persona, non citata nell’articolo (leggi tutto).
A causa dell’intrusione subita in casa sua ad agosto, con il furto di un hard-disk e di altri materiali d’archivio, il nome del giornalista è stato inserito sulla “Piattaforma per promuovere la protezione del giornalismo e della sicurezza dei giornalisti” ospitata dal Consiglio d’Europa (leggi).

Calabria. Tentata aggressione a giornalista mentre riprende una fogna
Il 19 agosto scorso a Melito di Porto Salvo (Reggio Calabria) il giornalista Domenico Vinci, direttore ed editore dell’emittente televisiva locale Capo Sud Television Channel, mentre stava facendo delle riprese video per documentare una fogna a cielo aperto, è stato minacciato verbalmente da un uomo che ha tentato di aggredirlo e gli ha intimato di allontanarsi.

Social network. Insulti sessisti sul web a due giornaliste
Il 1 settembre la giornalista Tea Sisto è stata pesantemente insultata su Facebook per aver pubblicato due commenti favorevoli alle politiche di integrazione dei migranti. Stessa sorte, ma su Twitter, è toccata alla collega Antonella Napoli, che il 4 settembre è stata presa di mira per aver criticato il successo del manifesto anti-migranti realizzato da Forza Nuova dopo un caso di stupro a Rimini.

Migranti. Attacco hacker a quotidiano Libero e insulti a giornalista
Il sito del quotidiano Libero e il giornalista Alessio Gonzato sono stati presi di mira – il primo con un attacco informatico, il secondo con insulti su Facebook – dopo che il 6 settembre la testata ha pubblicato in prima pagina il seguente titolo: “Dopo la miseria portano le malattie”, in cui il soggetto sottointeso sono i migranti in Italia e riferito alla vicenda di una bambina morta di malaria, malattia che potrebbe esserle stata trasmessa da due bambini stranieri. Della vicenda Gonzato si era occupato in vari articoli.

Vico Equense (Napoli). Giornalista e operatore identificati da carabinieri
Il 29 agosto il giornalista Emilio D’Averio, direttore del sito onlinemagazine.it, ed un suo operatore sono stati identificati dai carabinieri mentre facevano delle riprese video durante una manifestazione in corso sulla statale sorrentina di Vico Equense (Napoli). Alcuni volontari e cittadini protestavano, bloccando il traffico veicolare, per chiedere interventi seri per domare gli incendi sul monte Faito. I carabinieri hanno chiesto ai due, che si sono qualificati come operatori dell’informazione, di interrompere la diretta Facebook. “All’inizio abbiamo continuato – ha detto D’Averio a Ossigeno – ma ci hanno nuovamente intimato di sospendere le riprese e ci hanno identificati” (guarda). Il giornalista ha ricevuto solidarietà dal Sindacato Unitario Giornalisti della Campania (leggi).

Catania. Giornalista rinviato a giudizio per aver riportato un comunicato stampa
Inizierà il 13 dicembre prossimo a Catania il processo in cui sono imputati il giornalista Marco Benanti (direttore ed editore de Le Iene Sicule) e l’avvocato Giuseppe Arnone, accusati di diffamazione aggravata in concorso a mezzo internet (artt. 110 e 595 codice penale). A querelarli era stato Alfonso Cicero, ex presidente dell’Istituto regionale per lo sviluppo delle attività produttive, a causa di un articolo dell’11 luglio 2015: il giornalista aveva ripreso un comunicato stampa di Arnone in cui questi criticava Cicero, definendolo “responsabile di reati ed imbrogli”.
“Benanti si è limitato a riportare le dichiarazioni di una figura autorevole, facendo il proprio dovere. Su questo anche la giurisprudenza della CEDU dice che se un giornalista riporta, senza aggiungere nulla, quel che dice un personaggio pubblico, il giornalista dà conoscenza al pubblico di un fatto di interesse pubblico, e non dovrebbe andare a processo”, spiega ad Ossigeno l’avvocato di Benanti, Fabio Cantarella. “Sono 30 anni che mi querelano: finora non ho mai perso un processo ma non mi hanno mai dato un euro di risarcimento. Io penso che in un Paese civile, quando si viene querelati pretestuosamente bisognerebbe essere risarciti in caso di proscioglimento”, aggiunge il giornalista.

Diffamazione. Assolto Rino Giacalone, querelato da ex direttore sanitario di Trapani
Il 30 giugno la Corte d’Appello di Catania, confermando la sentenza di primo grado del 12 gennaio 2010, ha assolto “perché il fatto non sussiste” il giornalista Rino Giacalone, querelato per diffamazione dal direttore generale dell’Asl 9 di Trapani, Fulvio Manno, che si era offeso per un articolo pubblicato sul quotidiano La Sicilia il 14 gennaio 2006. L’articolo riferiva di raccomandazioni da parte di un politico e di un boss per le assunzioni al distretto sanitario durante la gestione Manno. La Corte d’Appello di Catania ha respinto il ricorso del manager e lo ha condannato al pagamento delle spese processuali. Per i giudici dal testo appare evidente quale sia la fonte del giornalista, che ne ha verificato l’attendibilità. Giacalone riporta infatti le dichiarazioni dell’onorevole Sinisi, membro della Commissione nazionale Antimafia, e gli atti della Commissione stessa. Per la Corte è inoltre palese – seppur non esplicito negli atti – il riferimento a Matteo Messina Denaro, capo indiscusso della mafia trapanese.

Troupe Mediaset aggredita a Parma
Il 31 agosto la giornalista Elena Redaelli, un operatore video e il suo assistente sono stati aggrediti da un extracomunitario alla stazione degli autobus di Parma. La troupe stava realizzando un servizio per la trasmissione di Rete4 Dalla Vostra Parte, dopo che il 30 agosto un autista era stato picchiato da un giovane di colore (leggi). Nel video (guarda) si vede l’uomo inveire contro la giornalista, insultarla e avvicinarsi alla troupe con fare minaccioso, tanto che è stato necessario spegnere le telecamere e avvertire le forze dell’ordine, che hanno portato via l’uomo.

“Sciacalli, farabutti e disfattisti”: imam insulta Filippo Facci e Magdi Allam
Il giornalista Filippo Facci, l’ex vicedirettore del Corriere della Sera e politico Magdi Allam e il leader della Lega Matteo Salvini sono stati definiti “sciacalli, farabutti e disfattisti” da Sharif Lorenzini, imam della comunità islamica italiana. Lo ha fatto – a causa di alcune opinioni espresse da questi in merito alla religione islamica – durante un’intervista a Silvia Dipinto, giornalista di Repubblica, il 1 settembre scorso. “Non querelo perché credo nella massima libertà di espressione, ma i capi islamici dovrebbero imparare che indicare come nemici dei singoli cittadini con nome e cognome può essere recepito come una minaccia bella e buona”, dice Facci a Ossigeno, riprendendo la trama del suo articolo del 5 settembre su Libero nel quale, oltre a criticare la collega Dipinto per aver permesso a Lorenzini di pronunciare tranquillamente le sue minacce, si dice meravigliato per la mancata solidarietà della Fnsi nei suoi confronti.

Rai. Giornalista insultata durante la diretta radiofonica
Durante la puntata Radio Anch’io (Rai Radio Uno) del 30 agosto scorso la giornalista Francesca Musacchio de Il Tempo è stata insultata dal Andrea Alzetta, leader di Action, movimento per il diritto alla casa impegnato nell’emergenza abitativa della capitale (leggi). Gli insulti sono stati pronunciati dopo che la giornalista aveva espresso la sua opinione sul presunto racket delle occupazioni dei palazzi da parte dei rifugiati, su cui indaga la procura di Roma. Musacchio chiederà i danni per gli insulti.

Ostia. Pubblicista minacciato su Facebook
Antonino Di Giovanni, giornalista pubblicista di Ostia, il 22 agosto scorso ha ricevuto un commento sulla sua pagina Facebook “Antonio Di Giovanni “Pensiero Libero”” in cui una donna ha scritto: “Ti aspettiamo nel Municipio X così te gonfiano per benino”. La minaccia è stata inserita sotto un post (intitolato “IL PARADOSSO POLITICO DEL X MUNICIPIO”) del 7 luglio precedente, in cui Di Giovanni parlava della situazione politico-amministrativa e sociale di Ostia, dove lui stesso vive. “Non conosco la signora, non so chi sia e se parli a titolo personale o per conto di qualcuno”, ha detto il giornalista ad Ossigeno, che ha denunciato alle forze dell’ordine la donna per minacce (art. 612 c.p.). “Fare il giornalista in un clima di questo tipo diventa difficile. Io scrivo sulla mia pagina Facebook, una piattaforma fatta per discutere, e preferirei un confronto, anche duro, ma che permette una crescita reciproca, non le minacce, che sono solo violenza sterile”. Solidarietà a Di Giovanni è stata espressa dall’Associazione Stampa Romana.

Privacy. Querelato per aver ripubblicato la foto di un atleta. Procedimento archiviato
Il 25 luglio è stato archiviato il procedimento contro il giornalista della Gazzetta del Mezzogiorno Nino Vinella, querelato il 25 agosto 2014 per violazione della legge sulla privacy da Vincenzo Mennea, fratello del noto atleta Pietro Mennea, a causa di una foto pubblicata il 21 marzo precedente sul profilo Facebook “Barletta per Pietro Mennea”. Il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Trani, Angela Schiralli, nell’ordinanza di archiviazione afferma che si trattava di immagini già pubblicate sui giornali in passato (nel 1972 e nel 1979) e quindi divenute di pubblico dominio, e che l’intento della ripubblicazione di Vinella era quello di rendere omaggio alle doti atletiche di Pietro Mennea.

Presidente regione Campania De Luca definisce “imbecilli” due cronisti
Il presidente della regione Campania Vincenzo De Luca ha definito “imbecilli” coloro che tramite video o foto “cercano di sporcare l’immagine di ospedali che sono un modello nazionale”. Lo ha affermato il 21 luglio, durante il consueto spazio di circa mezz’ora che una emittente locale, Lira TV, gli dedica ogni venerdì.
Gli insulti si riferiscono in particolare a un fatto del 17 luglio: i giornalisti Antonio Musella (Fanpage.it) e Nadia Cozzolino (agenzia DIRE), accompagnati dal deputato Arturo Scotto, erano all’ospedale Cardarelli di Napoli per filmare e denunciare il fenomeno dei ricoveri in barella nei corridoi dell’ospedale, un problema che continua da anni. I due cronisti hanno pubblicato i filmati e le foto scattate lungo i corridoi sulle rispettive testate (guarda i video: Fanpage.it e agenzia Dire). Musella ha commentato così l’accaduto ad Ossigeno: “Al di là del singolo episodio”, De Luca “ha continuato una politica di offese periodiche ai giornalisti, in particolare verso quelli che si occupano di sanità e gestione dei rifiuti, da sempre questioni calde rispetto alle problematiche della Regione. È normale che un politico si difenda da inchieste giornalistiche, ma non è normale ed è inaccettabile usare un insulto come modalità di comunicazione”.

Aggiornamento di precedenti attacchi

Abruzzo. Ammesse prove e testimoni nel processo a Mandara
Il giudice del tribunale civile di Pescara ha ammesso prove documentali e testimoniali nel procedimento che vede contrapposti il presidente della Regione Abruzzo Luciano D’Alfonso e la giornalista Lilli Mandara, che cura il blog Maperò. Il giudice ha fissato la prossima udienza al 20 dicembre.

Benevento. Denunciò pasti scadenti. Archiviata denuncia contro giornalista
Il 12 settembre il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Benevento ha archiviato un procedimento per diffamazione a mezzo stampa a carico del giornalista Antonio Crispino, collaboratore del Corriere.it, autore di una inchiesta sui pasti scadenti forniti da una nota ditta di ristorazione ad alcune mense di Benevento e provincia.

Altre notizie di rilievo

Le minacce a Tizian furono un “attentato alla Costituzione” dicono i giudici
Giovanni Tizian “ha dovuto blindare la propria esistenza, compromettere la propria libertà di movimento”, subendo un “danno estremo”: lo dicono le motivazioni della sentenza del processo Black Monkey, che ha condannato 23 persone quali appartenenti ad un’associazione ‘ndranghetista capeggiata da Nicola Rocco Femia. Per aver scritto due articoli in cui citava quest’ultimo e i suoi affari illeciti, nel 2011 Tizian venne minacciato di morte ed iniziò a vivere sotto scorta.

Ossigeno a Madrid. Senza trasparenza non c’è informazione

OSCE. Harlem Désir: “La sicurezza dei giornalisti è la mia priorità”

Hanno collaborato a questo report mensile: Carmela Adinolfi, Beatrice Basaldella, Loredana Colace, Raffaella Della Morte, Matteo Finco,  Gianni Montesano.

MF

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Questo episodio rientra nelle statistiche delle intimidazioni agli operatori dell'informazione di Ossigeno per l'Informazione

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