Minacce

Arrestato l’uomo che minacciava Borrometi dicendo: “Ti massacro”

Pochi giorni dopo le minacce su Facebook. Applicata l’aggravante del metodo mafioso, come per Ostia

Il 25 novembre 2017, agenti della squadra mobile di Siracusa e di Ragusa, su delega della Dda, hanno arrestato Francesco De Carolis, 44 anni, siracusano, per tentata violenza privata aggravata dal metodo mafioso nei confronti del giornalista Paolo Borrometi.

L’arresto è avvenuto pochi giorni dopo la denuncia per minacce presentata dal giornalista, in seguito al fatto che, il 19 novembre, Francesco De Carolis gli aveva intimato di non pubblicare nessuna notizia sui fatti criminosi in cui sono coinvolti lui e i suoi familiari, minacciando di massacrarlo se non gli avesse obbedito.

Le minacce erano state recapitate a Borrometi con un messaggio vocale (ascolta) inviato come posta privata sull’account Facebook. De Carolis ha così reagito all’articolo del giornalista pubblicato il 15 novembre sul notiziario online La Spia. In quell’articolo (leggi) Borrometi ha descritto come i clan mafiosi si sono spartiti le zone d’influenza a Siracusa e provincia e ha chiesto ai cittadini vessati di denunciare le angherie che subiscono. Fra gli  “esponenti di spicco” del clan mafioso Bottaro-Attanasio, ha indicato il fratello di Francesco De Carolis, Luciano, titolare di una macelleria e in passato condannato per omicidio e per associazione di stampo mafioso, attualmente in libertà. Inoltre ha pubblicato la foto di Luciano De Carolis, insieme a numerose altre. Francesco De Carolis si è risentito proprio per la pubblicazione della foto. “Appena vedo di nuovo la faccia di mio fratello in un tuo articolo, ti vengo a cercare fino a casa e ti massacro”, dice infatti nel messaggio vocale, accompagnando questa frase con altri insulti e minacce.

Paolo Borrometi (leggi) è un collaboratore dell’agenzia di stampa Agi. Nel 2013 ha fondato il notiziario online La Spia, di cui è il direttore, e ha pubblicato in esclusiva numerose inchieste sull’attività delle cosche mafiose che gravitano nel territorio delle province di Ragusa e Siracusa. Le sue inchieste hanno contribuito a fare conoscere le infiltrazioni mafiose nel comune di Scicli (Ragusa) prima che il Governo  sciogliesse il consiglio comunale della città per indire nuove elezioni. Ha subito numerose aggressioni e minacce, anche dopo che, ad agosto 2014, gli è stata assegnata una scorta dei Carabinieri. L’ultimo episodio, registrato da Ossigeno, risale ad agosto 2017, quando ignoti si sono introdotti nella sua casa romana, rubando l’hard-disk di un computer e alcuni documenti cartacei (leggi).

A proposito delle ultime minacce subite, Borrometi ha detto a Ossigeno: “Spero che servano ad illuminare quella realtà. Mi piacerebbe che si parlasse della mia inchiesta giornalistica e di ciò che accade a Siracusa”. Dopo l’arresto della persona che lo aveva minacciato, ha scritto su Facebook: “Spero che la gente comprenda che denunciare conviene e che chi sbaglia paga. Nel nostro Paese non ci possono essere ‘zone franche’. Minacciare un giornalista, chiunque egli sia, vuol dire minacciare la libertà di informazione e, insieme a lui, danneggiare tutti coloro che, tramite quel giornalista, vengono informati”.

La Federazione nazionale della stampa e l’Ordine dei giornalisti hanno ringraziato le autorità che sono intervenute “con tempestività e determinazione” e hanno invitato tutti i giornalisti a riprendere e fare conoscere le inchieste dei cronisti che subiscono minacce.

Il vice presidente del Csm, Giovanni Legnini, ha rivolto “un plauso alla magistratura per aver saputo condurre indagine su minacce cosi inaccettabili” e ha aggiunto che vicende come quella di Borrometi  “simboleggiano il valore della libertà di stampa e dell’impegno dei giornalisti che dobbiamo preservare ad ogni costo”. Nella lotta alla mafia, ha concluso, ci sono “due principi irrinunciabili: l’indipendenza della magistratura e quella dei giornalisti”.

Il direttore di Ossigeno ha apprezzato la decisione di contestare l’aggravante del metodo mafioso sia in questo caso che per l’aggressore di Ostia e ha sottolineato che ciò dimostra che esistono strumenti giuridici efficaci per contrastare attacchi così gravi che hanno un effetto intimidatorio diffuso (leggi il suo commento).

RDM-ASP

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Questo episodio rientra nelle statistiche delle intimidazioni agli operatori dell'informazione di Ossigeno per l'Informazione

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