Commento

Dopo aggressione Ostia cos’altro deve accadere?

A Roma e dintorni attaccati quest’anno altri 112 giornalisti e finora le autorità non hanno preso alcun provvedimento

Cos’altro deve ancora accadere prima che tutti aprano gli occhi? Noi di Ossigeno l’abbiamo chiesto il 30 ottobre scorso, davanti a un centinaio di giornalisti (leggi) illustrando dei dati che ci preoccupano molto. Lo ripetiamo oggi, dopo la brutale aggressione di Ostia al giornalista Daniele Piervincenzi e  all’operatore Edoardo Anselmi, ai quali esprimiamo solidarietà. Lo ripeteremo finché avremo voce, perché ciò che è già accaduto e allarmante.

Ossigeno per l’Informazione ha segnalato già nel 2014 all’Antimafia che, a Roma e dintorni, i giornalisti correvano rischi gravi e intollerabili. C’era già stato lo speronamento, nel centro di Roma, dell’auto con la quale Lirio Abbate viaggiava con la sua scorta (leggi). Da dieci mesi diciamo che nel Lazio gli attacchi ai giornalisti sono  più numerosi che nel resto d’Italia e che le autorità non fanno abbastanza per prevenirlo ed impedirlo e per punire i responsabili.

Il nostro Osservatorio ha chiesto, in tutte le sedi istituzionali, che le autorità intervengano, facciano un’indagine specifica, adottino con urgenza le misure necessarie (leggi le proposte di Ossigeno) per rendere più sicuro il lavoro dei giornalisti e per salvaguardare, allo stesso tempo, il diritto dei cittadini di essere informati.

Nel 2017 la situazione è fortemente peggiorata. L’incendio continua a divampare, tutti fanno commenti, ma nessuno accorre con gli strumenti adatti per spegnere le fiamme.

Speriamo perciò che la brutale aggressione al giornalista sia percepita per quello che è: un atto della massima gravità per la sfida plateale che esprime; un’aggressione a tutti i giornalisti e, allo stesso tempo ai lettori dei giornali e agli spettatori dei programmi radiotelevisivi di cronaca. Si colpiscono infatti alcuni giornalisti intimidirli tutti e per impedire ai lettori di ricevere informazioni utili.

Spero perciò che stavolta il ministro dell’Interno e le prefetture si decidano a intervenire e che anche i giornali facciano meglio la loro parte.

I giornali (intendo tutti, non solo alcuni, come Avvenire, che già lo fa), comincino a contestualizzare i fatti, dicano che questa aggressione di Ostia non è un fatto isolato, non è episodico, dicano che quest’anno, a Roma, altri 112 cronisti sono stati minacciati e intimiditi prima di Daniele Piervincenzi ed Edoardo Anselmi (leggi). Noi abbiamo pubblicato i loro nomi. Lo dicano anche i giornali. Così renderanno un grande servizio.

ASP

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