Libertà d'informazione

La rassegna stampa di Ossigeno – 4-10 novembre 2017

Articoli della settimana sulla libertà di espressione, il diritto all’informazione, fake news, diffamazione e intimidazioni ai giornalisti

Carta stampata 

L’Espresso
Marco Damilano, Il nostro racconto del Paese di domani, 5 novembre 2017, pp. 8-9 (leggi)

Avvenire
Pino Ciociola, Ostia, Spada in manette: “Violenza di tipo mafioso”, 10 novembre 2017, pp. 1, 19

Avvenire
Alessia Guerrieri, Ostia violenta, giornalisti picchiati da uno degli Spada, 9 novembre 2017, pp. 1, 8 (leggi)

Il Sole 24 Ore
Patrizia Maciocchi, Il boss non può essere diffamato. Prevale la dignità della persona, 4 novembre 2017, p. 19 (leggi)

Il Piccolo
CI.VI., Un premio dedicato alla giornalista Caruana Galizia, 10 novembre 2017, p. 34 (leggi)

Il Piccolo
Lu.Pe., Un premio ai giornalisti coraggiosi nel nome di Daphne Caruana Galizia, 9 novembre 2017, pp. 34-35 (leggi)

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Web

Leggi un’ampia Rassegna sul caso dell’aggressione agli inviati di Nemo a Ostia

Giornalisti minacciati
InTerris
Una campagna per fermare il massacro dei giornalisti (leggi)

HuffingtonPost
Diamo voce a chi non ne ha. Non possono ucciderci tutti (leggi)

Affaritaliani
Media/ Negli ultimi 10 anni più di 1300 giornalisti italiani intimiditi (leggi)

Globalist
Se non tutelate la stampa libera, questo Paese morirà imbavagliato (leggi)

Italian Network
Lavoro – giornata internazionale giornalisti – Desir (Osce): “Proteggere giornalisti significa proteggere la libertà (leggi)

Ristretti Orizzonti
Ogni 4 giorni viene ucciso un giornalista: e le vittime non ottengono mai giustizia (leggi)

Agorà24
Giornalisti di periferia, Luciana Esposito minacciata dalla camorra: “Denunciate, solo così cambieremo la nostra terra” (leggi)

Dire
#abbracciaungiornalista, l’agenzia Dire lancia la campagna contro gli attacchi a giornalisti (leggi)

Memoria
Liberainformazione
Giovanni Spampinato, ucciso anche quest’anno (leggi)

Radio Radicale
Processo per l’omicidio della giornalista del Corriere della Sera Maria Grazia Cutuli (Udienza 9 novembre 2017) (leggi)

Segnalazioni e altri contenuti
Fnsi
Ostia, troupe di Sky Tg24 derubata dell’attrezzatura (leggi)

Il Mattino
Diffamazione: 7 giornalisti rinviati a giudizio (leggi)

Molisedoc
Un duplice omicidio e le intimidazioni ad un giornalista. La denuncia ddell’Associazione Antiracket Capitano Ultimo (leggi)

Stylo24
Zagaria chiede 100mila euro a Rai per diffamazione (leggi)

Masterlex
Diffamazione e diritto di critica: non basta citare i fatti senza nomi (leggi)

La Repubblica
Tulliani arrestato dopo aver fatto arrestare un giornalista (leggi)

Cronache maceratesi
Maccio attacca: “Fake news di Bommarito”. Ma i numeri parlano chiaro il radiofarmaco aveva un costo alto (leggi)

Il Giornale
Gli abitanti di Corleone ora attaccano Saviano: “Diffama il nostro paese” (leggi)

VareseNews
Accanimento giudiziario, isolamento e vittoria (leggi)

Caccia Passione
I cacciatori migratoristi propongono una querela per diffamazione contro il Tg2 (leggi)

Il Secolo XIX
Morte David Rossi, i pm di Genova sequestrano i video delle Iene (leggi)

Fnsi
Telefonata del presidente Emiliano contro i giornalisti Rai, Cdr Tgr e Assostampa Puglia: «Inaccettabile» (leggi)

Corriere del Mezzogiorno
Emiliano: «Svimez e studi del ca..». Ma nell’associazione c’è Stefanazzi (leggi)

Il Messaggero
Sicilia al voto/Grillo e Di Maio impauriti si sfogano col ristoratore: «Niente giornalisti nella nostra sala, o loro o noi» (leggi)

ilfattoquotidiano.it
David Rossi, le minacce al pm che indagò sono vili. Ma nessuno accusi la stampa (leggi)

TvBlog
Le Iene, Di Maio attacca Monteleone: “Una volta facevi il giornalista, come ti sei ridotto” (leggi)

Lettera42
Belpietro ai giudici: «Bastardi islamici era riferito ai terroristi» (leggi)

Corriere della Sera
La stampa resta libera ma Trump ha reso la verità irrilevante (leggi)

RaiNews
A Malta i funerali di Daphne Caruana Galizia: assenti premier e presidente, “non sono graditi” (leggi)

Caso Giacalone
Tp24
Giacalone e l’offesa al boss Agate, la Cassazione: “Informare senza ledere la persona” (leggi)

Ristretti Orizzonti
Il boss non può essere diffamato, prevale la dignità della persona (leggi)

Articolo3
Rino Giacalone non sa quanto debba ritenersi fortunato (leggi)

ilfattoquotidiano.it
Mafia, scrisse: “Boss pezzo di m.”. Sentenza sconcertante della Cassazione: annullata assoluzione di Rino Giacalone (leggi)

Legge intercettazioni
La Repubblica
Walter Verini: “Non escludo modifiche ma il bavaglio non c’è (leggi)

La Repubblica
Nello Rossi: “Sì, con questo decreto i cronisti rischiano di più” (leggi)

Blitzquotidiano
Intercettazioni, Paolo Borrometi: “A rischio il diritto di cronaca” (leggi)

Articolo21
Intercettazioni. Nel decreto mancano “pubblico interesse” e “rilevanza sociale” (leggi)

ilfattoquotidiano.it
Intercettazioni, la trappola per i cronisti: carcere fino a 3 anni per chi pubblica conversazioni che finiscono nell’archivio (leggi)

Fnsi
Intercettazioni, Lorusso a ‘Tg3 Fuori Tg’: «Le nuove norme sono un limite al giornalismo d’inchiesta» (leggi)

Studio Castaldi
Intercettazioni: rischio carcere per i cronisti che pubblicano le conversazioni irrilevanti finite nell’archivio (leggi)

AltaLex
Intercettazioni e reati a querela: via libera dal Consiglio dei Ministri (leggi)

Articolo3
Il CdM approva la legge bavaglio: fino a 4 anni di carcere per i giornalisti (leggi)

La Repubblica
Giulia Bongiorno: “Rischi di falsità e distorsioni, la riforma delle intercettazioni è la fine del processo penale” (leggi)

Fnsi
Intercettazioni, Fnsi e Odg: «Il governo riveda il provvedimento. Non garantisce nessuno e neanche il diritto di cronaca» (leggi)

Diritto all’oblio, diffamazione, hate speech, libertà d’informazione
Filodiretto
Diritto all’oblio – CEDU: conta di più il pubblico interesse e il dibattito del diritto all’oblio (leggi)

Articolo21
Diritto all’oblio. Attenzione a non colpire il diritto della pubblica opinione ad essere informata (leggi)

Marina Castellaneta
La Corte Ue chiarisce i criteri per individuare il giudice competente nei casi di diffamazione via web (leggi)

Diritto.it
La diffamazione tra convenzione europea dei diritti umani, diritto interno vigente e disegni di riforma (leggi)

Articolo21
Carta di Roma, l’hate speech cresce ma linguaggio media mainstream meno allarmistico. Eccezioni a parte (leggi)

Fnsi
Libertà di informazione, Boldrini: «Non puoi pretendere indipendenza da chi è pagato 10 euro a pezzo» (leggi)

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Agenzie Stampa

AdnKronos
Ostia: ‘Ossigeno’, denunce inascoltate da mesi, cos’altro deve accadere? Nel Lazio il maggior numero di attacchi ai giornalisti
Roma, 9 nov. – “Cos’altro deve ancora accadere prima che tutti aprano gli occhi? Noi di ‘OSSIGENO’ l’abbiamo chiesto il 30 ottobre scorso, davanti a un centinaio di giornalisti illustrando dei dati che ci preoccupano molto. Lo ripetiamo oggi, dopo la brutale aggressione di Ostia al giornalista Daniele Piervincenzi e all’operatore Edoardo Anselmi, ai quali esprimiamo solidarietà. Lo ripeteremo finché avremo voce, perché ciò che è già accaduto e allarmante”. Lo scrive Alberto Spampinato, presidente di ‘OSSIGENO per l’informazione’. “‘OSSIGENO per l’Informazione’ -ricorda- ha segnalato già nel 2014 all’Antimafia che, a Roma e dintorni, i giornalisti correvano rischi gravi e intollerabili. C’era già stato lo speronamento, nel centro di Roma, dell’auto con la quale Lirio Abbate viaggiava con la sua scorta. Da dieci mesi diciamo che nel Lazio gli attacchi ai giornalisti sono più numerosi che nel resto d’Italia e che le autorità non fanno abbastanza per prevenirlo ed impedirlo e per punire i responsabili”. “Il nostro Osservatorio -prosegue- ha chiesto, in tutte le sedi istituzionali, che le autorità intervengano, facciano un’indagine specifica, adottino con urgenza le misure necessarie per rendere più sicuro il lavoro dei giornalisti e per salvaguardare, allo stesso tempo, il diritto dei cittadini di essere informati. Nel 2017 la situazione è fortemente peggiorata. L’incendio continua a divampare, tutti fanno commenti, ma nessuno accorre con gli strumenti adatti per spegnere le fiamme”.
“Speriamo perciò -prosegue il presidente di ‘OSSIGENO’- che la brutale aggressione al giornalista sia percepita per quello che è: un atto della massima gravità per la sfida plateale che esprime; un’aggressione a tutti i giornalisti e, allo stesso tempo ai lettori dei giornali e agli spettatori dei programmi radiotelevisivi di cronaca. Si colpiscono infatti alcuni giornalisti intimidirli tutti e per impedire ai lettori di ricevere informazioni utili. Spero perciò che stavolta il ministro dell’Interno e le prefetture si decidano a intervenire e che anche i giornali facciano meglio la loro parte”. “I giornali (intendo tutti, non solo alcuni, come ‘Avvenire’, che già lo fa), comincino a contestualizzare i fatti, dicano che questa aggressione di Ostia non è un fatto isolato, non è episodico, dicano che quest’anno, a Roma, altri 112 cronisti sono stati minacciati e intimiditi prima di Daniele Piervincenzi ed Edoardo Anselmi. Noi abbiamo pubblicato i loro nomi. Lo dicano anche i giornali. Così renderanno un grande servizio”.

LaPresse
Ostia, allarme Ossigeno informazione: In 2017 altre 112 aggressioni
Roma, 9 nov. – “A Roma e dintorni attaccati quest’anno altri 112 giornalisti e finora le autorità non hanno preso alcun provvedimento. Cos’altro deve ancora accadere prima che tutti aprano gli occhi?” Così in una nota Ossigeno per l’informazione che sottolinea: “L’abbiamo chiesto il 30 ottobre scorso, davanti a un centinaio di giornalisti  illustrando dei dati che ci preoccupano molto. Lo ripetiamo oggi, dopo la brutale aggressione di Ostia al giornalista Daniele Piervincenzi e all’operatore Edoardo Anselmi, ai quali esprimiamo solidarietà. Lo ripeteremo finché avremo voce, perché ciò che è già accaduto è allarmante”.
Ossigeno per l’Informazione ha segnalato già nel 2014 all’Antimafia che, a Roma e dintorni, i giornalisti correvano “rischi gravi e intollerabili”. “C’era già stato lo speronamento, nel centro di Roma, dell’auto con la quale Lirio Abbate viaggiava con la sua scorta – si legge nel comunicato -Da dieci mesi diciamo che nel Lazio gli attacchi ai giornalisti sono più numerosi che nel resto d’Italia e che le autorità non fanno abbastanza per prevenirlo ed impedirlo e per punire i responsabili. Il nostro Osservatorio ha chiesto, in tutte le sedi istituzionali, che le autorità intervengano, facciano un’indagine specifica, adottino con urgenza le misure necessarie  per rendere più sicuro il lavoro dei giornalisti e per salvaguardare, allo stesso tempo, il diritto dei cittadini di essere informati”.
“Nel 2017 la situazione è fortemente peggiorata – prosegue – L’incendio continua a divampare, tutti fanno commenti, ma nessuno accorre con gli strumenti adatti per spegnere le fiamme. Speriamo perciò che la brutale aggressione al giornalista sia percepita per quello che è: un atto della massima gravità per la sfida plateale che esprime; un’aggressione a tutti i giornalisti e, allo stesso tempo ai lettori dei giornali e agli spettatori dei programmi radiotelevisivi di cronaca. Si colpiscono infatti alcuni giornalisti intimidirli tutti e per impedire ai lettori di ricevere informazioni utili. Spero perciò che stavolta il ministro dell’Interno e le prefetture si decidano a intervenire e che anche i giornali facciano meglio la loro parte”. “I giornali (intendo tutti, non solo alcuni, come Avvenire, che già lo fa) – si legge ancora nella nota – comincino a contestualizzare i fatti, dicano che questa aggressione di Ostia non è un fatto isolato, non è episodico, dicano che quest’anno, a Roma, altri 112 cronisti sono stati minacciati e intimiditi prima di Daniele Piervincenzi ed Edoardo Anselmi. Noi abbiamo pubblicato i loro nomi. Lo dicano anche i giornali”.

Ansa
Ostia: Ossigeno, cos’altro deve accadere per aprire occhi? A Roma e dintorni attaccati quest’anno altri 112 giornalisti
ROMA, 10 NOV – “Cos’altro deve ancora accadere prima che tutti aprano gli occhi? Noi di Ossigeno l’abbiamo chiesto il 30 ottobre scorso, davanti a un centinaio di giornalisti illustrando dei dati che ci preoccupano molto. Lo ripetiamo oggi, dopo la brutale aggressione di Ostia al giornalista Daniele Piervincenzi e all’operatore Edoardo Anselmi, ai quali esprimiamo solidarieta’. Lo ripeteremo finche’ avremo voce, perche’ cio’ che e’ gia’ accaduto e allarmante”. Cosi’ in una nota Ossigeno per l’Informazione, che ha segnalato gia’ nel 2014 all’Antimafia che, a Roma e dintorni, i giornalisti correvano rischi gravi e intollerabili. “Nel 2017 la situazione e’ fortemente peggiorata – aggiunge Ossigeno -. L’incendio continua a divampare, tutti fanno commenti, ma nessuno accorre con gli strumenti adatti per spegnere le fiamme. Speriamo percio’ che la brutale aggressione al giornalista sia percepita per quello che e’: un atto della massima gravita’ per la sfida plateale che esprime; un’aggressione a tutti i giornalisti e, allo stesso tempo ai lettori dei giornali e agli spettatori dei programmi radiotelevisivi di cronaca. Si colpiscono infatti alcuni giornalisti intimidirli tutti e per impedire ai lettori di ricevere informazioni utili”. “Spero percio’ che stavolta il ministro dell’Interno e le prefetture si decidano a intervenire e che anche i giornali facciano meglio la loro parte – sottolinea Alberto Spampinato, direttore di Ossigeno -. I giornali (intendo tutti, non solo alcuni, come Avvenire, che gia’ lo fa), comincino a contestualizzare i fatti, dicano che questa aggressione di Ostia non e’ un fatto isolato, non e’ episodico, dicano che quest’anno, a Roma, altri 112 cronisti sono stati minacciati e intimiditi prima di Daniele Piervincenzi ed Edoardo Anselmi. Noi abbiamo pubblicato i loro nomi. Lo dicano anche i giornali. Cosi’ renderanno un grande servizio”.

Agi
Ostia: Asr, violenza contro Piervincenzi e’ contro cronisti Lazio
Roma, 10 nov. – “La violenza contro il collega Daniele Piervincenzi e’ stata una violenza contro tutti i cronisti del Lazio. Anzi quell’aggressione ha ferito a morte il giornalismo e la democrazia. E forse ci vorrebbe un minuto di silenzio nelle nostre prossime iniziative”. Lo scrive in una nota Graziella Di Mambro, coordinatrice della Macroarea Articolo 21 dell’Associazione Stampa Romana, che poi chiede “pene piu’ severe per chi aggredisce i giornalisti, multe salate per chi presenta querele temerarie, agevolazione e non restrizione nell’accesso agli atti giudiziari e amministrativi. Tutto questo a tutela del “bene collettivo dell’informazione” prima che dei giornalisti”. La coordinatrice della Macroarea Articolo 21 di Stampa Romana sottolinea poi le difficolta’ di chi fa il cronista nella regione Lazio. “Noi, il sindacato dei giornalisti del Lazio, da quattro anni cerchiamo di spiegare al mondo, alle istituzioni almeno del Lazio, cioe’ alla Regione, ai Prefetti, alla magistratura, alle forze di polizia che quello del cronista a Roma e nelle province e’ un “mestiere pericoloso” – scrive Di Mambro -. Lo dicono i numeri raccolti da un organismo autorevole e indipendente qual e’ Ossigeno, che a sua volta si basa su fonti ufficiali come il Ministero di Giustizia e la Commissione Parlamentare antimafia. Il Lazio da quattro anni detiene la maglia nera nella speciale e poco nobile classifica delle minacce ai giornalisti. L’ultimo aggiornamento segna quota 112 su 321 casi da gennaio a ottobre 2017. Abbiamo superato regioni considerate ad alto rischio come la Sicilia, con 40 casi, e la Campania, con 39. Siamo oltre quota 103 totalizzata lo scorso anno”. Da quasi due anni la Macroarea Articolo 21 di Stampa Romana e tutto il sindacato dei giornalisti del Lazio, prosegue, “cercano di far comprendere la gravita’ di questo dato alle istituzioni: abbiamo scritto a tutti i Prefetti del Lazio lo scorso maggio, ma ci hanno ricevuto solo a Latina e Roma; abbiamo organizzato corsi di formazione e incontri con i magistrati di Anm e li’ abbiamo illustrato il grave problema delle querele temerarie, che rappresentano la meta’ di tutte le azioni intimidatorie. Ci apprestiamo a fare la stessa cosa con gli ordini forensi del Lazio – conclude -. Abbiamo sollevato la questione dell’accesso alle fonti, abbiamo sollecitato un fondo di garanzia condiviso da Ordine e Federazione, vogliamo essere parte civile nei processi per reati contro i giornalisti e certamente Asr ci sara’ al processo contro Roberto Spada, qualunque sia l’imputazione di cui dovra’ rispondere”.

Ansa
Mps: pm genovesi sequestrano video Iene su morte Rossi Nei frame nomi di testimoni da sentire. Figlia, indagini viziate
GENOVA, 6 NOV – L’inchiesta genovese sulle indagini fatte dai magistrati di Siena sulla morte di David Rossi, il capo comunicazione del Monte dei Paschi, potrebbe essere a una svolta. I pm di Genova, il procuratore aggiunto Vittorio Ranieri Miniati e il sostituto Cristina Camaiori, hanno disposto il sequestro di una copia di tutti i filmati originali, i fuorionda e le interviste realizzate per i quattro servizi de Le Iene, sulla morte di Rossi. In quei frame, infatti, ci sono i nomi di quanti potrebbero essere a conoscenza dei presunti festini a cui avrebbero partecipato nomi importanti della magistratura e della politica. La procura genovese aveva aperto un’inchiesta, al momento per atti relativi e cioe’ senza ipotesi di reato, sulle frasi dell’ex sindaco di Siena Pierluigi Piccini rilasciate durante la puntata della trasmissione nel corso della quale aveva detto di aver saputo di party ai quali avrebbero partecipato magistrati senesi. Piccini, non sapendo di essere intervistato, aveva riferito alle Iene: “Un avvocato romano mi ha detto ‘devi indagare su alcune ville fra l’aretino e il mare e i festini che facevano li’. Perche’ la magistratura potrebbe anche avere abbuiato tutto perche’ scoppia una bomba morale'”. L’ex primo cittadino di Siena era stato sentito dai pm genovesi ai quali aveva ribadito i suoi dubbi circa la morte di Rossi, aveva fornito il nome dell’avvocato romano e di un’altra persona che potrebbe sapere, ma aveva fatto una sostanziale retromarcia sostenendo di non essere stato lui a fare i collegamenti tra i festini e le indagini dei magistrati senesi. I pm genovesi dalla settimana prossima inizieranno a sentire una decina di persone informate sulla vicenda “party”: si tratta dei nomi fatti da Piccini, ma anche quelli di testimoni i cui nomi vengono fatti nelle registrazioni della trasmissione televisiva. Un altro fascicolo e’ aperto per diffamazione, contro ignoti, dopo la querela sporta dai magistrati toscani. Gli autori de Le Iene sottolineano in una nota che ai magistrati genovesi “sara’ consegnato tutto il materiale, cosi’ come richiesto per legge, ad eccezione di alcune interviste rilasciate da persone che hanno chiesto di garantire il proprio anonimato e per cui vige il segreto professionale”. Nella puntata andata in onda ieri sera, inoltre, e’ stata intervistata la figlia di Rossi, Carolina Orlandi che ha detto: “Quello che e’ stato fatto fino ad oggi lo definirei viziato. Siamo partiti da un assunto che era quello del suicidio e sono state fatte delle perizie dopo tre anni e mezzo dalla morte. O si parla di suicidio per mancanza di prove, oppure scrivano nero su bianco ‘non si puo’ sapere perche’ noi non abbiamo fatto le indagini'”.

Agi
Intercettazioni: Fnsi, battaglia contro duro colpo alla liberta’
Roma, 6 nov. – La Federazione nazionale della stampa italiana e’ pronta a dare battaglia contro il provvedimento varato dal governo sulle intercettazioni. Lo hanno annunciato il presidente e il segretario Fnsi, Giuseppe Giulietti e Raffaele Lorusso, durante l’incontro avuto oggi a Montecitorio con la presidente Laura Boldrini. L’associazione di categoria e’ pero’ sul piede di guerra anche sul fronte del precariato nel mondo dell’informazione e sul tema delle cosiddette ‘querele temerarie’, che di fatto limitano la liberta’ di informazione e rappresentano una “vera minaccia per i giornalisti”. Per Lorusso il decreto legislativo sulle intercettazioni rappresenta “un colpo fortissimo alla liberta’ di informazione e al diritto dei cittadini ad essere informati”. Due i punti maggiormente criticati: “non solo non e’ stato cancellato il carcere per i giornalisti, ma anzi e’ stato aggravato fino a 3 anni, ma non e’ stato fatto nulla per tutelare i giornalisti dalle querele ‘temerarie’ con la richiesta di risarcimenti milionari” che inevitabilmente “minacciano i giornalisti e li privano della liberta’ di informazione”. In particolare, Lorusso ha evidenziato il rischio di “incostituzionalita’ delle norme contenute nel decreto, perche’ la Corte dei diritti dell’Ue dice che non e’ compito del giornalista mantenere il segreto se la notizia ha una rilevanza generale e sociale Per contrastare questo, “saremo costretti ad un’azione conflittuale per la difesa della natura professionale del giornalismo e contro ogni forma di interferenza sulla professione – ha aggiunto Giulietti – perche’ il carcere e’ un fatto gravissimo che risponde all’idea malvagia di scaricare sempre la responsabilita’ sul giornalista”. Giulietti ha quindi annunciato “che per la prima volta stiamo organizzando un’iniziativa congiunta tra Fnsi e Ordine dei giornalisticontro ogni forma di interferenza e per decidere le prossime iniziative sul fronte della lotta alla violenza e alle fake news”.

Ansa
Intercettazioni: N.Rossi, i cronistir ischiano di piu’ ‘Chi pubblica i nastri custoditi in archivio viola il segreto’
ROMA, 6 NOV – “Con il nuovo decreto i giornalisti correranno piu’ rischi”. Cosi’ Nello Rossi, avvocato generale in Cassazione ed ex procuratore aggiunto a Roma, intervistato da Repubblica in merito al rischio carcere per i cronisti che pubblicano intercettazioni irrilevanti finite nell’archivio riservato. “E’ un fatto che l’area del segreto sulle intercettazioni si amplia e diventa permanente. Le intercettazioni irrilevanti o inutilizzabili saranno sempre ‘coperte dal segreto'”, spiega Rossi, “In una prima fase varra’ quello delle indagini preliminari. Poi scattera’ il regime di segreto disposto dalla nuova normativa per le intercettazioni inviate nell’archivio riservato”. “Con l’ampliamento dell’area del segreto non rischiera’ piu’ solo il cronista che pubblicava intercettazioni a indagini ancora in corso, ma anche chi rivela e pubblica le conversazioni custodite in archivio”, prosegue Rossi. “Il concorso del giornalista nel reato di rivelazione del segreto d’ufficio con il pubblico ufficiale diviene dunque un’ipotesi concreta”. Per l’ex procuratore “non si tratta di una censura alla cronaca giudiziaria, perche’ stiamo parlando di informazioni ritenute estranee al processo. Certo il faticoso equilibrio raggiunto nel decreto mette in conto la perdita di dati politicamente significativi e la accetta. A loro volta anche i cronisti saranno chiamati a fare delle scelte”.

Ansa
Belpietro a giudice, ‘bastardi islamici’ sono i terroristi Direttore imputato a Milano per titolo, ‘polemiche strumentali’
MILANO, 06 NOV – “Quando abbiamo fatto quel titolo ‘Bastardi islamici’ per noi era scontato che ci si riferisse ai terroristi, perche’ ‘islamici’ era aggettivo relazionale del sostantivo ‘bastardi’ e serviva a definire la matrice islamica degli attentati e non ho scritto, infatti, ‘bastardi musulmani'”. Cosi’ il direttore, ora a La Verita’, Maurizio Belpietro ha spiegato il titolo che comparve su Libero, quotidiano all’epoca da lui diretto, il 13 novembre 2015 dopo la strage di Parigi, che lo ha portato a processo a Milano con l’accusa di “offese a una confessione religiosa mediante vilipendio di persone”, aggravate dalla finalita’ di odio razziale. “La lingua italiana e’ chiara – ha spiegato Belpietro rispondendo al pm Piero Basilone davanti al giudice Anna Calabi – basta andare su google e digitare ‘islamico’ e si puo’ leggere ‘aggettivo'”. Il titolo scateno’ polemiche “strumentali – ha aggiunto – perche’ si cerca di far sparire il fatto che c’e’ qualcuno che ammazza in nome dell’Islam”.
Il processo e’ scaturito dalle querele depositate in Procura da una decina di musulmani e nel dibattimento e’ stato ammesso come parte civile il Caim, Coordinamento delle associazioni islamiche di Milano e Monza. L’allora direttore di Libero, stando all’imputazione, e’ accusato di aver offeso “pubblicamente la religione islamica” con quel titolo e al giornalista viene contestato anche un articolo della legge Mancino, ossia l’aggravante di aver agito con finalita’ di odio razziale. Belpietro, interrogato in aula, ha raccontato che dopo gli attentati di Parigi “un collega ebbe l’idea” di usare il titolo ‘Bastards’ messo in pagina da un giornale di San Francisco dopo l’attacco alle Torri Gemelle del 2001, ma se “in quest’ultimo caso non era chiara ancora all’epoca la matrice di quell’attentato, per noi invece dopo gli attacchi a Parigi e non solo era gia’ drammaticamente nota la matrice islamica”. Da li’, dunque, l’utilizzo “dell’aggettivo ‘islamici'” dopo il sostantivo “bastardi”, usato per coloro “che ammazzano a sangue freddo”. Belpietro ha chiarito, inoltre, che se il quotidiano avesse voluto riferirsi a tutti i musulmani e non solo ai terroristi “avremmo dovuto dire ‘gli islamici sono bastardi’, perche’ la lingua italiana e’ chiara e quando si dice ‘assassini islamici’ o ‘kamikaze islamici’ non significa certo che tutti gli islamici sono assassini o kamikaze”. Per Belpietro l’obiettivo della polemica che si creo’ dopo quel titolo era quello di “sterilizzare il fatto che c’e’ qualcuno che ammazza in nome dell’Islam e non sono certamente questi titoli ad aumentare l’islamofobia, ma e’ invece normale che dopo questi attentati si crei diffidenza”. In aula e’ stato sentito come teste dell’accusa anche il presidente dell’associazione ‘Movimento degli africani’, che presento’ denuncia contro Libero, e che ha spiegato che con quelle parole si e’ offesa “la reputazione” dei musulmani. Si torna in aula il 4 dicembre per i testimoni della difesa e per le conclusioni delle parti.

AskaNews
“Per stendere Renzi bisogna sparargli”, bufera su titolo di Libero Dura condanna da Grasso, Boldrini e Pd. Il giornale di Feltri si difende
Roma, 8 nov. – Titolo: “Per stendere Renzi bisogna sparargli”. Occhiello: “Nel Pd goffi tentativi di liberarsene”. Libero apre la prima pagina con questo titolo e un articolo del direttore Vittorio Feltri. Ed è subito bufera con le reazioni indignate di esponenti dem e ministri. Ma anche dei due presidenti delle Camere, Laura Boldrini e Pietro Grasso e della Fnsi, il sindacato dei giornalisti. A metà mattinata dal suo sito Internet il giornale replica alle accuse bollando “la levata di scudi” come la “solita ipocrisia piddina”. Il primo a reagire è il capogruppo alla Camera Ettore Rosato secondo il quale “ormai si è perso il senso delle parole. Il titolo di oggi di @Libero_official è incitazione alla violenza che non ha precedenti #vergogna”. Esprime solidarietà a Renzi la ministra Anna Finocchiaro che giudica “inaccettabile” il fatto che parole del genere vengano da un organo di stampa mentre per il capogruppo dem a Palazzo Madama Luigi Zanda “dovrebbero intervenire immediatamente non solo gli organi di controllo della stampa per ristabilire la decenza del linguaggio, doverosa per in un Paese democratico. Ma, di quel titolo, dovrebbe occuparsi anche la magistratura”. Dura condanna anche dalle istituzioni. La presidente della Camera Laura Boldrini parla di “titolo agghiacciante” e conclude che “questo non è giornalismo”. Per il presidente del Senato Pietro Grasso “il titolo di #Libero non è un’analisi politica. Non è una metafora. Non è una provocazione. Non è una sintesi. Non è una battuta. È solo triste e intollerabile spazzatura”. Per la Federazione nazionale della stampa la prima pagina di Libero “è istigazione alla violenza e incitamento all’odio” e per questo il sindacato dei giornalisti offre “al segretario del Pd, così come ad ogni altra persona colpita da parole trasformate in pietre, la solidarietà della Fnsi”. Il quotidiano difende la propria scelta spiegando che “‘Per stendere Renzi bisogna sparargli’ è un titolo piddino, non certo grillino o di centrodestra, perchè gli avversari del Pd sperano tutti che Renzi resti lì dov’è, a finire, appunto, la frittata che da tempo sta cucinando. Cioè, è un titolo che riflette quanto molti nel Pd stanno pensando in queste ore”.

Agi
Pd: Verna (Odg), da Libero linguaggio irresponsabile su Renzi
Roma, 08 nov. – “Libero su Renzi usa linguaggio irresponsabile. Parte lesa non solo il segretario Pd, ma anche i giornalisti consapevoli della loro funzione sociale”. Cosi’ Carlo Verna, presidente dell’Ordine nazionale dei giornalisti ha twittato commentando il titolo di Libero, che in apertura scrive “L’unico modo per fermare Renzi e’ sparargli”. “A prescindere da iniziative del diretto interessato – aggiunge Verna in un secondo tweet – presentero’ una segnalazione al Consiglio di Disciplina territoriale a tutela dei colleghi consapevoli della funzione sociale dell’informazione”.

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