Minacce

Calabria. Querelò cronista. Pm chiede suo giudizio per calunnia

Adriana Musella presidente dell’associazione antimafia Riferimenti aveva accusato falsamente Alessia Candito (Corriere della Calabria) di avere rubato dati dal suo computer

Rinvio a giudizio per calunnia nei confronti della giornalista del Corriere della Calabria Alessia Candito: il Pubblico ministero del Tribunale di Reggio Calabria, Massimo Baraldo, ha chiesto questo provvedimento per Adriana Musella, presidente dell’associazione antimafia “Riferimenti”. La richiesta è datata 30 settembre 2017. Giunge diciotto mesi dopo la querela per diffamazione aggravata e accesso abusivo al sistema informatico o telematico che Musella aveva presentato, il 17 marzo 2016, contro la Candito, in relazione a un articolo pubblicato il 25 febbraio precedente (leggi).

In quell’articolo, si faceva osservare che una parte dei finanziamenti pubblici ricevuti dall’associazione venivano spesi per beni e servizi non legati all’attività sociale.

Adriana Musella, con la sua querela, aveva accusato Alessia Candito di aver copiato fraudolentemente, dal suo personal computer, i dati contabili dell’associazione, approfittando – durante un incontro tra le due – di un suo momentaneo allontanamento. La querela è stata archiviata a luglio 2017 dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Reggio Calabria, al quale la giornalista aveva fornito una registrazione integrale di quel colloquio con la Musella, dimostrando così che quest’ultima le aveva dato volontariamente i file con i documenti contabili. Musella si era opposta alla richiesta di archiviazione, ma il giudice aveva ribadito – come si legge nell’ordinanza di archiviazione – che “Candito non ha fatto altro che fare il suo mestiere di giornalista, esponendo e commentando i dati legittimamente acquisiti, esercitando il diritto di cronaca e di critica tutelato dalla Carta Costituzionale”.

Ossigeno si era già occupato di Alessia Candito per la quale, nel dicembre del 2015, la Questura di Reggio Calabria aveva disposto un servizio di vigilanza notturna perché minacciata via email da un ex pentito, risentito per la pubblicazione di alcuni articoli (leggi).

RDM

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