Libertà d'informazione

Convegno Ossigeno. Malta e il giornalismo che non scontenta nessuno

Molti problemi evidenziati il 6 dicembre 2017 nella sede universitaria a La Valletta. Fra i relatori, Ricardo Gutierrez (EFJ) e il giornalista maltese Herman Grech

A Malta fare giornalismo pubblicando notizie sgradite ai potenti è pericoloso. Molto pericoloso. Lo dimostra l’attentato dinamitardo del 16 ottobre 2017 che ha causato la morte per dilaniamento della notissima giornalista e blogger Dahpne Caruana Galizia, 53 anni, una cronista esposta da anni a gravi minacce, una voce che da tempo diffondeva in esclusiva notizie molto critiche sui principali esponenti dell’esecutivo.

Ma quanto è pericolosa l’attività giornalistica, e per chi lo è, in questa piccola repubblica che dal 2004 fa parte dell’Unione Europea? Pochi giornalisti locali vogliono rispondere a questa domanda. Quel terribile assassinio, commesso con modalità ed effetti terroristici, ha creato un clima di paura e di smarrimento e ha gettato discredito sull’intero paese, in particolare sul Governo, sotto accusa per essersi dimostrato incapace di proteggere adeguatamente una cronista così esposta al rischio di essere uccisa.

Chi accetta di discutere pubblicamente di queste cose, dice che in quest’isola il giornalismo investigativo non è accettato né dalla politica né dall’opinione pubblica e aggiunge che i giornalisti si trovano di fronte a una missione impossibile.

È questo il quadro emerso dagli interventi al seminario organizzato da Ossigeno il 6 dicembre all’Università di Malta, dal titolo “Assalto al giornalismo. Il punto sulle pressioni esercitate sui giornalisti, all’indomani dell’uccisione di Daphne Caruana Galizia”. Di seguito gli interventi dei relatori.

Herman Grech, giornalista maltese dell‘edizione online del Times of Malta, ha spiegato che nel suo paese “pochi capiscono cosa sia il giornalismo”, che c’è un vero e proprio problema di “alfabetizzazione”, che i maltesi fanno confusione fra giornalismo e propaganda politica (Leggi l’intervento di Herman Grech)

Alberto Spampinato, direttore di Ossigeno, ha fatto notare innanzitutto una grave inadempienza istituzionale: quella di un paese dell’Unione Europea che non riesce a proteggere una giornalista così notoriamente esposta al rischio di essere uccisa, che aveva denunciato pubblicamente e alle stesse autorità i rischi che stava correndo, una cronista perseguita per via giudiziaria con misure sproporzionate in seguito alla denuncia di esponenti pubblici, come era stato segnalato pochi mesi prima anche sulla Piattaforma del Consiglio d’Europa per la protezione del giornalismo e la sicurezza dei giornalisti. È una inadempienza perché i paesi democratici hanno l’obbligo di proteggere i giornalisti e di creare le condizioni più sicure e favorevoli affinché possano svolgere il loro lavoro in piena autonomia e in condizioni di sicurezza.

Ma ciò che è accaduto a Malta, ha aggiunto Spampinato, rivela anche la debolezza del giornalismo maltese, che non ha organismi di rappresentanza collettiva in grado di creare solidarietà verso chi è minacciato, di esigere la protezione di chi diffonde informazioni critiche di rilevante interesse pubblico. In Italia, ha concluso Spampinato, per fortuna il giornalismo possiede questi strumenti di rappresentanza, ha un Osservatorio attento come Ossigeno, e anche per questo le autorità proteggono con scorte armate decine di giornalisti (attualmente sono 20, alcuni sotto scorta da oltre dieci anni).

“In Italia i giornalisti hanno grandi problemi, molti di loro subiscono minacce e abusi, querele intimidatorie e altri trattamenti ingiusti e le autorità non fanno tutto ciò che sarebbe necessario. Ma – ha concluso Spampinato – in Italia Daphne Caruana Galizia avrebbe avuto una forte protezione da parte dello Stato e non sarebbe stata uccisa”.

Ricardo Gutierréz, segretario generale della Federazione Europea dei Giornalisti (EFJ), ha ricordato quali sono i principi cardine della libertà di stampa, le leggi, i Trattati e le istituzioni che difendono l’esercizio del diritto di raccogliere, diffondere e ricevere informazioni attuali e di interesse pubblico. Ha sottolineato quanto sia importante che i giornalisti agiscano insieme per difendere la loro indipendenza, la loro autonomia, la loro sicurezza, perché la solidarietà è un fattore importante.

“Ma la solidarietà – ha aggiunto – non è un fatto spontaneo: occorre costruirla, bisogna organizzarsi, creare associazioni e gruppi”. Occorre anche avere istituzioni indipendenti in grado di dirimere in modo rapido, giusto e poco costoso le inevitabili controversie che possono nascere fra giornali e giornalisti, da una parte, e i lettori e gli utenti dei notiziari radio televisivi, dall’altra, per rettificare informazioni scorrette, sbagliate, faziose, per migliorare la qualità dell’informazione senza danneggiare la libertà di espressione. Le soluzioni, ha proseguito Gutierréz, “sono già a portata di mano: occorre istituire in ogni paese un Press Council (cioè un organo di autoregolamentazione della stampa: leggi) e ogni Stato deve investire dei fondi pubblici per sostenere il giornalismo investigativo”.

Gli altri interventi – I lavori del seminario sono stati aperti dal preside della Facoltà, professor Andrew Azzopardi. La professoressa Marilyn Clark, del Dipartimento di Psicologia, ha illustrato la recente ricerca (leggi) da lei condotta a livello europeo, su incarico del Consiglio d’Europa, per misurare l’effetto psicologico delle pressioni indebite esercitate sui giornalisti per condizionare il loro lavoro. Al suo questionario hanno risposto 940 giornalisti di vari paesi. Le risposte dicono che le interferenze indebite, le minacce e le intimidazioni sono una realtà quotidiana alla quale molti giornalisti devono far fronte. L’autocensura è una delle conseguenze più comuni di tali pressioni.

Il progetto di Ossigeno nelle Università – L’incontro è stato organizzato da Ossigeno per l’Informazione insieme con la Facoltà di Benessere Sociale dell’Università di Malta, presso la sede della Facoltà. Si è svolto nell’ambito del progetto internazionale che Ossigeno sta realizzando insieme al “Centro Europeo per la Libertà di stampa e dei media” (ECPMF) che ha sede a Lipsia. Questo progetto è sostenuto dalla Commissione Europea. Ossigeno ha il compito di promuovere incontri di studio e di riflessione sulla libertà di stampa negli atenei europei. Con queste iniziative si sollecita l’istituzione di corsi di insegnamento specifici sulla libertà di stampa e di corsi di formazione per osservatori competenti, in grado di riconoscere e analizzare le più gravi violazioni di questo diritto fondamentale: dalle intimidazioni alle minacce, alle ritorsioni, agli assassinii. L’incontro a La Valletta si è svolto analogamente a quelli analoghi organizzati, sempre nel 2017, all’Università Complutense di Madrid e all’Università di Gand in Belgio, e negli anni precedenti in altri atenei italiani ed europei.

MF-ASP

L’intervento del giornalista Herman Grech

La cartella stampa dell’evento

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