Minacce

“Non fui fiancheggiatore BR” e chiede danni. No della Cassazione

Fu arrestato nel 2001 per associazione sovversiva e “La Stampa” lo definì terrorista. Sette anni fa chiese 260mila euro. Prosciolti ex direttore ed editore

La Corte di Cassazione ha respinto una richiesta di risarcimento di 260mila euro avanzata nei confronti dell’allora direttore responsabile de La Stampa, il giornalista Marcello Sorgi, e del legale rappresentante della società editrice, Alessandro Bianco. La denuncia era stata presentata nel 2010 da Norberto Natali, il quale lamentava di essere stato impropriamente descritto come “un terrorista, fiancheggiatore delle Brigate Rosse” in alcuni articoli relativi all’omicidio di Massimo D’Antona, dopo il suo arresto nel 2001 per associazione sovversiva. La Cassazione ha stabilito che “La Stampa” aveva rispettato i criteri del diritto di cronaca e pertanto il ricorso risultava “inaccoglibile”. Di conseguenza ha condannato Norberto Natali a pagare 16mila euro di spese legali.

SEDICI ANNI DOPO I FATTI – Dopo le pronunce analoghe di primo grado e d’appello, la Cassazione ha chiuso definitivamente il caso sette anni dopo l’inizio della causa e sedici anni dopo i fatti contestati. La sentenza della Cassazione è datata 9 marzo 2017. La citazione di Natali fu presentata al Tribunale di Torino, il 20 settembre 2010. Fra gli articoli contestati, una decina quelli pubblicati tra il 4 e il 26 maggio 2001, oltre a tre rispettivamente del 16 giugno, del 2 e del 12 ottobre dello stesso anno.

LA CONTESA – Dopo la condanna in primo grado, Natali aveva fatto appello invocando un difetto di motivazione e un difetto di prova. Secondo lui, negli articoli contestati non era stata messa in evidenza la differenza tra il reato 270 del codice penale (associazione sovversiva), per il quale era stato arrestato nel 2001, e il 270bis che contesta invece l’associazione sovversiva finalizzata al terrorismo, un reato che compariva comunque nell’ordinanza di proroga delle indagini preliminari, emessa qualche giorno prima dell’arresto di Natali.

IL GIUDIZIO – Il giudice ha sottolineato che questa “distinzione sfugge al linguaggio comune e alla comune comprensione, ben potendo – in una lettura dei fatti non professionalmente qualificata – essere definito e ritenuto terrorista colui che si riprometta di abbattere con atti violenti il governo dello Stato”. Inoltre, relativamente alla verità dei fatti, la Cassazione sottolinea che sono stati “gli stessi organi investigativi a prospettare un collegamento con esponenti delle Brigate Rosse”.

RDM

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