Minacce

Reggio Emilia. “Vai via”. Cronista minacciata due volte in pochi giorni

Per lavoro sul luogo di un omicidio le hanno detto: “Vattene o farai la stessa fine!”. Dopo un incendio doloso: Vai via o ti spacchiamo la testa a bastonate!”

A fine novembre 2017, nel giro di pochi giorni, la giornalista Francesca Chilloni, collaboratrice dei quotidiani Reggiosera (online) e La Voce di Reggio, ha ricevuto gravi minacce a voce. La prima volta il 24, mentre si trovava per lavoro sul luogo di un omicidio. La seconda il 28, mentre documentava un incendio doloso. Su entrambi gli episodi sta indagando la Direzione distrettuale antimafia. A rivelare gli episodi è stata la stessa giornalista. Lo ha fatto il 28 novembre 2017 sul suo profilo Facebook, ricevendo molti attestati di stima e solidarietà, tra i quali quello dell’Associazione stampa regionale.

Anche Ossigeno esprime solidarietà a Francesca Chilloni augurandole “di trovare il sostegno necessario per sostenere le sue ragioni, per difendersi a viso aperto dalle minacce, per trovare la forza di denunciare chi pretende di censurare con la violenza le notizie sgradite”, ha dichiarato il direttore di Ossigeno, Alberto Spampinato.

Francesca Chilloni si occupa di cronaca giudiziaria e di ‘ndrangheta dal 1996. Riguardo ai due episodi, ha sottolineato che in entrambe le circostanze era da sola. Ha spiegato che non se la sente di presentare una denuncia formale, essendo una lavoratrice precaria che, fra l’altro, dovrebbe affrontare da sola eventuali battaglie giudiziarie. “Replico alle minacce – ha dichiarato a Ossigeno – continuando a scrivere come prima. Pensavo che questi episodi facessero parte degli incerti del mestiere, dei quali parlare tutt’al più tra colleghi. Mi sono resa conto di avere sottovalutato il fenomeno. Non credevo di potere essere io la notizia. Grazie anche alle numerose espressioni di solidarietà, ho capito che noi giornalisti siamo sotto tiro, che in atto un’involuzione e un imbarbarimento”.

Il 24 novembre si trovava a Reggiolo (Reggio Emilia), accorsa nel luogo in cui giaceva ucciso un uomo di origini calabresi, Francesco Citro, al quale tre ore prima dell’omicidio era stata bruciata l’automobile. Nel secondo caso, il 28 novembre, era andata a Cadelbosco di Sopra (sempre in provincia di Reggio Emilia) per ricostruire l’incendio doloso della vettura di Rosetta Muto, moglie di Salvatore Mercadante, condannato in via definitiva a 5 anni e 8 mesi per usura e tentata estorsione. Il fratello di Mercadante, Luigi, ha subito la stessa condanna ed era anche fra gli imputati nel processo “Aemilia”, in cui è stato assolto. Stava raccogliendo informazioni e testimonianze.

In ambedue le circostanze era l’unica giornalista presente ed è stata raggiunta da alcune persone che l’hanno minacciata. La prima volta le hanno detto che se non se ne fosse andata subito avrebbe fatto la stessa fine dell’uomo ucciso. La seconda volta le hanno detto che le avrebbero spaccato la testa a bastonate.

COA

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Questo episodio rientra nelle statistiche delle intimidazioni agli operatori dell'informazione di Ossigeno per l'Informazione

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