La dissolvenza dei fatti | Intervento Giovanni Taranto

Giovanni Taranto,
direttore Metropolis

Vi voglio raccontare qualcosa partendo da questo ultimo episodio di cui forse avete sentito parlare ma poi il presidente dell’Ordine potrà spiegarvi che questa è la quotidianità di tutti quei cronisti che stanno per strada.

Già nell’agosto scorso e poi con ulteriori approfondimenti più recenti la notizia del pentimento di questo importante esponente di un clan stabbiese che con le sue dichiarazioni potrebbe sconvolgere l’intero assetto della camorra in quelle zone. Una delle volte in cui ne abbiamo parlato è quella citata del matrimonio. Ci siamo trovati alle 6.30 del mattino rappresentanti della sua famiglia fuori dai nostri cancelli che pretendevano che il giornale non fosse distribuito, anzi volevano conoscere l’indirizzo della tipografia per impedire che fosse stampato. Avevano saputo della notizia perché la sera precedente in tv avevamo fatto la rassegna stampa e probabilmente ci avevano visto. Pensavano ingenuamente di poter bloccare il giornale impedendo alla tipografia di stamparlo. Quando hanno realizzato che il giornale era stato stampato ed era già nelle edicole hanno prima preteso che la notizia non fosse data in tv e che ritirassimo il giornale dalle edicole. Ovviamente non lo abbiamo fatto, così ci hanno pensato loro. Hanno fatto il giro delle edicole imponendo con grande signorilità e savoir faire agli edicolanti di non vendere quel giornale perché non era cosa loro gradita non battendo i pugni sul tavolo o impugnando una pistola ma semplicemente con la loro presenza che era del tutto sufficiente. Specie nelle città di provincia e soprattutto in alcune zone portare un determinato nome o essere componente di una determinata famiglia da una certa patente di notorietà che rende superflue sia le proteste plateali che impugnare una pistola o battere i pugni sul tavolo. Noi ovviamente abbiamo denunciato la cosa, c’è un’inchiesta in corso, vedremo come andrà a finire. Il giornale è rimasto in edicola, boicottato per alcuni giorni con persone che andavano in giro a chiedere agli edicolanti di non venderlo e alla gente di non comprarlo, la tv e il giornale continuano a fare il loro lavoro.

Sono anche tornati in redazione a giustificarsi, a dire che erano stati loro e che avevano il diritto di dire che a loro questa notizia non risultava e comunque si dissociavano da un’eventuale decisione del loro congiunto.

In questi giorni la notizia viene ripresa da altri organi di stampa, tutti la danno per certa e ovviamente gli altri non subiranno le stesse minacce perché la notizia è ormai di pubblico dominio. C’è anche il processo in corso in cui questo boss dovrebbe partecipare, il processo per l’omicidio di un consigliere comunale di Castellammare di Stabia, Gino Tommasino. Processo che noi come Metropolis Tv siamo l’unico organo di stampa che sta seguendo integralmente. Abbiamo chiesto e ottenuto il permesso della Corte di Assise di Napoli di poter riprendere integralmente il processo e lo stiamo mandando in onda.

Se pensavano di poterci zittire su quella che sarebbe stata la condotta processuale di questa persona si sono sbagliati. Noi stiamo mandando tutto regolarmente in onda, il giornale regolarmente in edicola e così sarà.

Questo è soltanto uno degli ultimi episodi che vi dice come oggi in Italia possa essere difficile raccontare un certo tipo di notizie. E non è una cosa che è capitata solo in questo caso, ma ci sono state anche altre occasioni, anche con altri clan, che abbiamo sempre denunciato. È capitato con lobby affaristiche non in questi termini ma come pressioni diplomatico-economico-politiche, è capitato con esponenti di partito che negli anni scorsi abbiamo denunciato sul giornale come collusi con parti della criminalità organizzata e che tentano poi di tagliarti le gambe in maniera politica. Fortunatamente noi siamo una cooperativa, non abbiamo finanziatori, non abbiamo editori su cui fare pressione per dirci di stare zitti e quindi scriviamo quello che vogliamo, mandiamo in onda quello che vogliamo assumendocene la responsabilità perché c’è poi un altro tipo di pressione che è quello della querela e della richiesta di risarcimento civile tanto per farla e per fare pressione economica anche quando si sa di avere torto. Però per una piccola cooperativa questo significa davvero a volte porsi il problema se pubblicare o meno una notizia perché potrebbe voler dire poi tacere per sempre perché economicamente ti tolgono la possibilità di continuare a lavorare. E poi ci sono anche le pressioni politiche che si sono manifestate come forse potrà spiegare meglio il presidente Lucarelli anche in relazione ad ultimi eventi proprio nella zona stabbiese dove noi subiamo anche attualmente una sorta di censura da parte del comune di Castellammare di Stabia che ci ha tolto dall’invio dei comunicati ufficiali, che impedisce quasi regolarmente l’accesso al palazzo municipale. Il presidente Lucarelli provocatoriamente per un giorno ha voluto essere un nostro cronista e ha potuto vedere cosa vuol dire fare il giornalista di Metropolis in quella zona. Vi devo dire purtroppo che però questa è la normalità, non soltanto per noi ma per molti che lavorano nelle stese nostre condizioni in altre parti d’Italia e soprattutto nel meridione. Non vi racconto tutta la mia storia personale perché non ha importanza il nome a cui tutta questa storia va attribuita ma fate conto che è la storia di tanti miei colleghi che lavorano in questo tipo di ambienti. In passato per una serie di inchieste che abbiamo fatto e che io ho firmato sono stato sotto tutela due volte. La mia casa il mio luogo di lavoro, quello di mia moglie, le scuole dei miei figli sono state messe nell’elenco degli obiettivi sensibili. In un periodo la mia famiglia per precauzione ha dovuto lasciare la zona in cui abitavamo.

Voglio sia chiaro che ci sono tantissimi giornalisti che non sono figure astratte che lavorano distanti delle cose di cui si occupano e sono soltanto un nome e un cognome con una firma e senza un volto, ci sono centinaia di giornalisti che vivono dove lavorano, che si occupano dei fatti  delle città che li circondano o dove abitano e devono fare i conti giornalmente con il fatto di dover scendere in strada accompagnare i loro figli a scuola e di dover trovare fuori dalle scuole dei propri figli genitori che vanno a prendere i loro figli e che sono le persone, i camorristi o i politici collusi, gli affaristi che hanno affari loschi con i clan e trovarseli faccia a faccia.

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